Lorenzo Cazzaniga - 04 aprile 2019

QUANDO IL TENNIS VA K.O.

Campionati siciliani under 13 (già, under 13), una palla dubbia, un padre che si scaglia contro il maestro Gianmarco Calvo. E quel pugno che lo manda in ospedale in codice rosso. Un episodio grave che deve far riflettere e che merita una sanzione altrettanto dura

La voce arriva ancora debole, affaticata. Sono passati pochi giorni dallo scorso 10 febbraio quando Gianmarco Calvo, 31 anni, maestro nazionale al Tennis Club Umberto di Catania, è stato aggredito da G.I., papà di una ragazzina che stava affrontando una sua giocatrice nei campionati siciliani under 13 allo Sporting Club Palermo. Insieme a Gianmarco, abbiamo ricostruito i fatti: «Stavo seguendo la partita di questa ragazzina che accompagnavo come maestro quando sul 5-4 40 pari è cominciata una lunga discussione su una palla dubbia. Passato qualche minuto, visto che il gioco non ricominciava, ho deciso di chiamare il giudice arbitro. A un certo punto, sento il padre dell’altra bambina che continua a parlare e gli suggerisco gentilmente che sarebbe meglio lasciar risolvere la questione alle due ragazzine con l’aiuto del giudice arbitro. Immediatamente si è scaglia contro di me, urlandomi “Ma tu cu' minchia si'?”; poi è partita una spinta, quindi uno schiaffo e in un attimo me lo sono ritrovato davanti in posizione da boxeur. Da quel momento, ricordo solo il pugno sulla mandibola che mi ha investito. Altri genitori presenti mi hanno detto che era pronto a infierire nuovamente ma mi sono accasciato per terra, in stato confusionale». Gianmarco è ancora scosso dalla vicenda («Solo a parlarne mi prende l’ansia. L’altro giorno sono uscito per andare dal medico con mia madre quando nel parcheggio ho notato due tizi che stavano litigando: ho cominciato a tremare») e fatica a masticare dal lato della bocca dove è arrivato il gancio. Ironia della sorte, a prestargli i primi soccorsi è stata la moglie dell’aggressore, che è medico: «Era provata, spaventata, ovviamente dispiaciuta. Mi ha messo del ghiaccio sulla bocca, poi è arrivata l’ambulanza» ricorda Gianmarco. In ospedale ci è entrato col codice rosso e sono partiti gli esami, compreso una tac total body. Nel frattempo, l’aggressore è stato condotto anche lui in ospedale, in attesa che il medico sciogliesse la prognosi che alla fine è stata determinata in 20 giorni, con applicazione di un collare. Ma, oltre al danno, la beffa: «Non essendoci una frattura è stata considerata lesione lieve e il mio aggressore è stato rilasciato. Ho scoperto che se la prognosi fosse stata di almeno 21 giorni, sarebbe finito subito dentro. E non solo, l’assicurazione di noi maestri, non prevede nemmeno un risarcimento per episodi di questo genere. Insomma, doveva rompermela, la mandibola,. E intanto io, che sono un libero professionista, sono a casa senza guadagnare un euro».

Dell’accaduto, Gianmarco ha prontamente avvisato anche il maestro Michelangelo Dell’Edera, responsabile della scuola nazionale maestri della federazione: «Mi ha assicurato che farà il possibile perché la situazione venga valutata come merita ma fino adesso non ho avuto nessun feedback. Pare che sia necessaria una gessatura per ricevere un risarcimento, il collare non basta. Anche il presidente del nostro comitato regionale, Gabriele Palpacelli, è venuto a trovarmi». Una vicenda dolorosa con conseguenze paradossali che dovrebbero convincere la Fit a intervenire anche economicamente a tutela di un suo maestro così gravemente colpito, qualora l’assicurazione non lo facesse.

Pare che l’aggressore non fosse nuovo ad atteggiamenti intimidatori, come ricorda lo stesso Calvo: «Ho sentito un amico col quale ho fatto il corso di maestro e che ha allenato la figlia per un certo periodo: mi ha detto che una volta anche lui ha rischiato di fare la stessa fine. Comunque, appena mi sarò ripreso, prenderò contatti con i miei avvocati perché sono intenzionato a querelarlo. Spero riceva una Daspo che gli impedisca di entrare in un qualsiasi circolo di tennis, mentre la figlia non ha alcuna colpa e confido non riceva nessuna squalifica. Il tennis può rappresentare uno strumento di crescita meraviglioso, non vorrei che le fosse impedito di proseguire la sua attività», anche se sarà difficile per lei tornare a giocare un match senza rivedere nella mente quanto accaduto. «Il problema del rapporto con i genitori esiste da sempre – sottolinea Calvo – ma il loro supporto è necessario e quindi bisogna trovare un equilibrio corretto. Un genitore che pensa che suo figlio sarà il nuovo Federer, creerà sempre dei problemi, anche se sono pochi quelli che superano i limiti». Uno lo ha incontrato proprio lui che propone una soluzione calcistica al problema: «I giudici arbitri dovrebbero estrarre dei cartellini a seconda del comportamento di un genitore durante un torneo: se prendessero un giallo, poi si calmerebbero come succede con i calciatori, perché alla fine non vogliono essere cacciati fuori da questo mondo».
Nel frattempo, la procura federale (quindi quella sportiva) ha ottenuto che fosse applicato un provvedimento cautelare per l’aggressore.

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