La doppia operazione al polso aveva spento i riflettori su Madison Keys: prima del cemento americano, aveva vinto appena cinque partite in stagione. Adesso sembra inarrestabile e parte bene anche a Cincinnati, dove ha superato l'amica Vandeweghe. “Finalmente riesco a stare calma durante un match”. Sarà una mina vagante allo Us Open.

Madison Keys e Coco Vandeweghe non si erano mai affrontate. Il caso ha voluto che si sfidassero due volte in poco più di una settimana. A sorpresa – almeno a guardare i risultati stagionali – si è sempre imposta la Keys, sia nella finale a Stanford che al primo turno di Cincinnati. Risultati che la rilanciano dopo una stagione molto difficile: i problemi al polso di fine 2016, sfociati in un paio di operazioni, le avevano consentito di vincere appena cinque partite in stagione prima di Stanford. Ma appena ha rimesso i piedi sul cemento americano ha cambiato marcia e adesso si propone come potenziale protagonista, sia al Western & Southern Open che allo Us Open. Paradossalmente, le poche partite vinte nella prima parte di stagione l'hanno fatta arrivare più fresca che mai alla torrida estate americana. “Non è mai divertente giocare contro Coco perché siamo molto amiche – ha detto la Keys dopo il 6-4 3-6 6-3 finale – però sono cose che possono succedere e ci siamo abituate. Almeno abbiamo la certezza di successo per un'americana”.

LA FORZA DELLA CALMA
A ben vedere, il ranking WTA vede la Keys ancora avanti (17 contro 21), ma il 2017 è stato certamente migliore per la Vandeweghe. A gennaio ha raggiunto la sua prima semifinale Slam all'Australian Open, inoltre ha giocato molto bene anche a Wimbledon. Ma nel suo tennis ci sono lacune ben precise, che la Keys è stata brava a individuare. Madison è stata fortunata sul matchpoint, poiché un suo passante è stato corretto dal nastro. Sia pure con qualche aggiustamento, la Keys (di nuovo allenata da Lindsay Davenport) adotta sempre lo stesso schema: gran servizio e ricerca del dritto per lasciare ferma l'avversaria. Proverà a farlo anche mercoledì contro Daria Kasatkina. Tuttavia, la chiave per tornare ai risultati dell'anno scorso è una certa pulizia mentale. Qualcosa che nei primi mesi dell'anno le era mancata, specie quando pensava troppo al polso. “Nel primo match a Stanford non stavo giocando bene, ma ho trovato il modo di concentrarmi e ho giocato con grande calma. Anche oggi, pur non esprimendomi al massimo, sono rimasta calma. Certo, mi sono arrabbiata per qualche punto, ma nel complesso sono rimasta solida mentalmente ed è la cosa che mi rende più felice”. Quella contro la Vandeweghe è soltanto la decima vittoria stagionale (su 17 giocate), mentre l'anno scorso ne aveva giocate 65, con un bilancio di 48 vittorie e 17 sconfitte. Fermarsi, a volte, può avere dei lati positivi.