La russa pone fine alla favola dell Pironkova. Da lunedì tornerà tra le top-10. Serena regola 7-6 6-2 un’ottima Kvitova…

di Giorgio Spalluto – foto Getty Images

 

 

La coppia di semifinaliste “unseeded” più improbabile che la storia recente di Wimbledon ricordi, ce l’ha messa tutta per ribellarsi a quello che sembrava l’epilogo più logico, più scontato e, forse, più auspicato dagli organizzatori. Petra Kvitova e Tsvetana Pironkova lasciano strada a Serena Williams e Vera Zvonareva, ma lo fanno provandoci fino alla fine senza lasciare nulla di intentato. A destare la migliore impressione è stata la ceca che nei quarti aveva annullato ben cinque match point all’estone Kaia Kanepi e che ha realmente messo in gravi ambasce la numero 1 del mondo nel primo set decisosi al tiebreak, dopo che la Kvitova era stata avanti per 4-2. Nel “Jeu decisif” Serena sale di prepotenza 4-0, chiudendo con il punteggio di 7-5 al terzo setpoint. Le infinitesimali chance di vittoria della ventenne mancina di Bilovec passavano inevitabilmente per un successo nel tiebreak.

Il secondo set, difatti, è tutto in discesa per la Williams che opera il primo dei due break nel quinto gioco, lanciandosi di prepotenza verso la sua sesta finale a Wimbledon, cui giunge senza aver perso alcun set per strada. La statunitense ha vinto i Championship nel 2002, 2003 e 2009 ma è stata anche finalista nel 2004, battuta dalla Sharapova, e nel 2008, fermata da Venus.

 

E’ durato un set e mezzo, invece, il sogno di Tsvetana Pironkova di diventare la giocatrice dalla classifica più bassa a raggiungere la finale di Wimbledon, dall’introduzione del ranking. La favola si è infranta nel sesto game del secondo set, dopo che la numero 82 del mondo, si era aggiudicata il primo parziale per 6-3 e sembrava aver imbrigliato il gioco della sua avversaria. “Sono rimasta sempre positiva, anche dopo aver preso il primo set. Ho solo pensato ad essere più aggressiva ed a rimanere concentrata”. La russa guadagna sempre più campo, ottenendo il break del 4-2 con un rovescio lungolinea vincente. Il net, che l’aveva penalizzata nel primo set in occasione del break della bulgara, aiuta la Zvonareva nel secondo parziale rendendo inafferrabile la risposta che le regala il secondo set, per quello che è il primo parziale perso dalla Pironkova in tutto il torneo.

 

Il brusco risveglio, procurato dal tennis molto più concreto della russa Vera non lascia scampo alla bulgara che vede la sua avversaria involarsi subito in apertura di secondo set.  Le due palle break per il 3-0 pesante non sfruttate dalla Zvonareva, non scalfiscono le certezze della moscovita che quest’oggi ha dimostrato quella forza mentale di cui spesso ha difettato in carriera.  In campo non più da underdog come con la Clijsters, e sotto di un set in quella che si profilava come la più ghiotta occasione di raggiungere la sua prima finale in uno slam, Vera è sembrata lontana parente di quella ragazzina dalla lacrima facile, incapace di gestire le sue emozioni e di contenere la sua frustrazione. I primi vagiti di una Zvonareva diversa, meno incline all’autodistruzione, si erano riscontrati in occasione del Master del 2008, quando raggiunse, non senza sorpresa, la finale. Di lì a poco raggiunse il suo best ranking di numero 5. Incapace di tenersi a debita distanza dagli infortuni che ne hanno condizionata l’intera carriera, Vera è scesa in classifica fuori dalle prime 20 posizioni a causa di un cronico problema alla caviglia. Con questo successo torna tra le prime 10 giocatrici del mondo, precisamente al numero 9, con la possibilità di issarsi fino al numero 7, in caso di vittoria finale.

 

A Tsvetana resta la soddisfazione di essere diventata la prima bulgara nell’era Open a raggiungere le semifinali a Wimbledon e di aver eliminato la finalista uscente, Venus Williams. La prossima settimana farà il suo ingresso tra le prime 35 del mondo, migliorando così il suo best ranking di n.40.

 

Cinque dei sei precedenti confronti diretti tra Serena e Vera sono stati vinti dall’americana, ma nessuno si è mai disputato sull’erba. La consapevolezza per la russa di non aver nulla da perdere (ammesso che in una finale di slam si possa non avere nulla da perdere), sarà sufficiente per contrastare la rutilante potenza di Serena?

 


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