Di Lorenzo CazzanigaLa schedaLunghezza: 68,5 cmProfilo: 23,5 – 25 – 24,5 mmOvale: 100 polliciPeso: 320 grBilanciamento: 33,9 cmInerzia: 329Rigidità: 73Schema incordatura: 16×19  Ogni volta che gli ingegneri Wilson si rivolgevano alle sorelle Williams per chiedere se dovevano apportare qualche modifica al loro telaio, la risposta era sempre quella: “Voi pensate a tirar fuori la racchetta più potente possibile. A tenere la palla in campo, ci pensiamo noi”. La nuova Burn 100 non finirà nelle loro mani, ma riprende il concetto, che anche gli uomini del marketing hanno fatto loro, simulando fuoco e fiamme, per un telaio che esprime soprattutto potenza. Le caratteristiche sono quelle moderne, 300 grammi (303, per la precisione), peso in testa, profilo allargato fino a 25 centimetri, 100 pollici di ovale e una viva rigidità, superiore ai 70 punti, dato l’utilizzo di grafite ad alta resistenza. Si spinge da matti dunque, soprattutto con la botta piatta perché il telaio è molto stabile: magari non prende tutto questo top spin, ma dove la indirizzi va, almeno come traiettoria. L’unico rischio, quando si ha tanta potenza a disposizione, è capire se il controllo è quello delle Williams.  A chi la consigliamo Ideale per chi difetta di spinta, di profondità e non vuole esasperare il top spin. Fondamentale trovare un giusto set up con le corde per non estremizzare la spinta: dovrete essere certosini nel calibrare la corda, il calibro, la tensione. Il giocatore agonista che difettava di potenza, improvvisamente giocherà un metro più lungo e quel pizzico di top spin aiuta ad avere controllo. Bisogna giocare decisi, senza paura, perché la botta piatta impaurita rischia di finire sul telone. Per questo va provata con attenzione e in partita: fin quando si palleggia, coi piedi ben piazzati, nessuna tensione e l’avversario che ci offre la palla comoda, va via come un razzo; in partita si capisce se il telaio infonde fiducia e si riesce a picchiare anche sul 4 pari al terzo.  Il telaio non è però pensato solo per il pestaggio puro: rispetto alle classiche tubolari, si “sente” meglio la palla, il back esce che è una meraviglia e si tocca bene sotto rete. Manca forse un po’ di cattiveria, di pesantezza di palla: insomma una racchetta che ama la velocità, non la forza bruta. Per questo la usa Nishikori ma non un Nadal.  In definitiva, la apprezzerete se amate la botta piatta, difendervi (o attaccare) in back, non esasperare il top spin e siete a caccia di maggior spinta. Arrotini puri o desiderosi di controllo, meglio che si rivolgano altrove.  La corda ideale L’agonista puro difficilmente rinuncerà al monofilamento (anche se il telaio è già bello rigido, ma serve per controllare la potenza del telaio), anche se un buon ibrido consentirebbe di ottenere un miglior compromesso. Però se volete estremizzare la potenza, provate uno dei nuovi mono-multi (piace la nuova Head Lynx) oppure un multifilamento se volete avere ancora più spinta (e in questo caso, provate il Tecnifibre HDX Tour, probabile che non torniate più indietro). Necessaria una viva attenzione alla perdita di tensione: si può tirare molto forte e conseguentemente perdere controllo se la tensione scende troppo: ergo, e la palla comincia a scappare troppo, bisogna tagliare. Per la tensione iniziale, va calibrata in base alle vostre capacità di spinta ma 25 kg è ormai (quasi) un limite anche tra i pro.  Giudizio finale Bella, perché noi siamo per la potenza. La massa è composta da giocatori di club che hanno bisogno di spinta, di giocare oltre la tre quarti campo e pazienza se qualche volta la palla scappa lunga. E poi, con questo genere di telaio si giocano i vincenti e non si vive solo dell’errore altrui. Bisogna solo trovare la corda giusta, perché su un telaio potente, sbagliare l’armeggio può compromettere il risultato finale. Investite una trentina di euro e fate un paio di test: ne vale la pena.  Test in laboratorio Telaio moderno con caratteristiche ormai tipiche come l’ovale da 100 pollici quadrati, il peso che arriva a 320 grammi incordato e un bilanciamento che non si direbbe così accentuato verso la testa, fin quasi a toccare i 34 centimetri (sempre incordato). La rigidità è elevata (73 punti) per via della grafite ad alta resistenza che viene utilizzata in fase costruttiva, con lo schema di incordatura da 16×19, che ormai è diventato un classico. L’impugnatura X2 Shaft è più lunga e permette una presa migliore ai bimani, mentre la foratura parallela dei passacorde dovrebbe aumentare lo sweet spot e il perdono nei colpi decentrati.  Test in campo Paolo, 32 anni, classifica 3.2 Pare davvero fatta su misura per Nishikori, perché quella  la tipologia di giocatore ideale (pur immaginando che la sua pesi di più!). La botta piatta esce con una facilità estrema, impatto secco e precisione assoluta. Non male anche il comfort all’impatto, fattore importate perché permette di spingere dall’inizio alla fine del match.   Lorenzo, 43 anni, classifica 3.5 Bella ma l’aspettavo più cattiva nella rotazioni in top. Invece va meglio la botta piatta, con il telaio che resta bello compatto e stabile, favorendo la precisione. Un filo di top spin consente di avere maggior controllo, ma la rotazione top è il back, che fila via che è una meraviglia, con un impatto di grande sensibilità. Il telaio è bilanciato in testa ma quando devi estremizzare il top (come anche nella seconda in kick), senti che la palla non esce pesante, che non fai male. Meglio giocare piatto e d’incontro.  Luca, 48 anni, classifica 4.1 Ho un dirittaccio che non esce mai, non faccio male a nessuno, non trovo profondità: con questa Burn invece sì, fin da subito. Una bomba. La palla esce facile col rischio di andare fuori giri se la corda ha perso un po’ di tensione o spinge troppo. Però, a livello di terza/quarta categoria, il problema è non giocare troppo corto, ma il contrario, quindi ben vengano racchette potenti.  Antonio 51 anni, classifica 4.3 Gioco di difesa e non mi sembra troppo il caso. Certo, col back riesci a tenere la palla bassa e lunga ma se non spingi è uno spreco. E comunque lo swing deve essere veloce, mentre io preferisco i padelloni perché basta una piccola escursione del braccio per trovare lunghezza.  Paola, 18 anni, classifica 2.6. Bello perché l’impatto è secco, si sente bene. Non è vuoto e quindi hai più la sensazione di riuscire a dirigere la palla come vuoi. Si manovra bene e la botta piatta esce che è una meraviglia. E noi ragazze giochiamo solo piatto…   Corrado, 45 anni, classifica, 4.2 Niente male. Di solito le profilate con tendenza alla costruzione tubolare non mi fanno impazzire, visto che gioco in pieno stile Anni 80. Ho sempre adorato la Pro Staff Original, mai adeguato alle Pure Drive e similiari. Con questa Burn però è diverso perché non esalta i tippatori ma permette a chi gioca piatto di avere maggior potenza, pur mantenendo una buona rigidità e stabilità all’impatto e, di conseguenza, una viva precisione nella traiettoria. Sì sì, bella racchetta.  Filippo, 30 anni, classifica 3.1 In palleggio va alla grande, in partita ho la sensazione di non far male col top. Quando spingi va via bene, ma quando vuoi caricare il toppone per spingere l’avversario lontano dal campo, sento che non faccio male. E questo nun me piace. 
Di Lorenzo Cazzaniga

La scheda
Lunghezza: 68,5 cm
Profilo: 23,5 – 25 – 24,5 mm
Ovale: 100 pollici
Peso: 320 gr
Bilanciamento: 33,9 cm
Inerzia: 329
Rigidità: 73
Schema incordatura: 16×19
 

Ogni volta che gli ingegneri Wilson si rivolgevano alle sorelle Williams per chiedere se dovevano apportare qualche modifica al loro telaio, la risposta era sempre quella: “Voi pensate a tirar fuori la racchetta più potente possibile. A tenere la palla in campo, ci pensiamo noi”. La nuova Burn 100 non finirà nelle loro mani, ma riprende il concetto, che anche gli uomini del marketing hanno fatto loro, simulando fuoco e fiamme, per un telaio che esprime soprattutto potenza. Le caratteristiche sono quelle moderne, 300 grammi (303, per la precisione), peso in testa, profilo allargato fino a 25 centimetri, 100 pollici di ovale e una viva rigidità, superiore ai 70 punti, dato l’utilizzo di grafite ad alta resistenza. Si spinge da matti dunque, soprattutto con la botta piatta perché il telaio è molto stabile: magari non prende tutto questo top spin, ma dove la indirizzi va, almeno come traiettoria. L’unico rischio, quando si ha tanta potenza a disposizione, è capire se il controllo è quello delle Williams.
 


Ideale per chi difetta di spinta, di profondità e non vuole esasperare il top spin. Fondamentale trovare un giusto set up con le corde per non estremizzare la spinta: dovrete essere certosini nel calibrare la corda, il calibro, la tensione. Il giocatore agonista che difettava di potenza, improvvisamente giocherà un metro più lungo e quel pizzico di top spin aiuta ad avere controllo. Bisogna giocare decisi, senza paura, perché la botta piatta impaurita rischia di finire sul telone. Per questo va provata con attenzione e in partita: fin quando si palleggia, coi piedi ben piazzati, nessuna tensione e l’avversario che ci offre la palla comoda, va via come un razzo; in partita si capisce se il telaio infonde fiducia e si riesce a picchiare anche sul 4 pari al terzo.
 

Il telaio non è però pensato solo per il pestaggio puro: rispetto alle classiche tubolari, si “sente” meglio la palla, il back esce che è una meraviglia e si tocca bene sotto rete. Manca forse un po’ di cattiveria, di pesantezza di palla: insomma una racchetta che ama la velocità, non la forza bruta. Per questo la usa Nishikori ma non un Nadal.
 

In definitiva, la apprezzerete se amate la botta piatta, difendervi (o attaccare) in back, non esasperare il top spin e siete a caccia di maggior spinta. Arrotini puri o desiderosi di controllo, meglio che si rivolgano altrove.
 

La corda ideale
L’agonista puro difficilmente rinuncerà al monofilamento (anche se il telaio è già bello rigido, ma serve per controllare la potenza del telaio), anche se un buon ibrido consentirebbe di ottenere un miglior compromesso. Però se volete estremizzare la potenza, provate uno dei nuovi mono-multi (piace la nuova Head Lynx) oppure un multifilamento se volete avere ancora più spinta (e in questo caso, provate il Tecnifibre HDX Tour, probabile che non torniate più indietro). Necessaria una viva attenzione alla perdita di tensione: si può tirare molto forte e conseguentemente perdere controllo se la tensione scende troppo: ergo, e la palla comincia a scappare troppo, bisogna tagliare. Per la tensione iniziale, va calibrata in base alle vostre capacità di spinta ma 25 kg è ormai (quasi) un limite anche tra i pro.
 


Bella, perché noi siamo per la potenza. La massa è composta da giocatori di club che hanno bisogno di spinta, di giocare oltre la tre quarti campo e pazienza se qualche volta la palla scappa lunga. E poi, con questo genere di telaio si giocano i vincenti e non si vive solo dell’errore altrui. Bisogna solo trovare la corda giusta, perché su un telaio potente, sbagliare l’armeggio può compromettere il risultato finale. Investite una trentina di euro e fate un paio di test: ne vale la pena.
 

Test in laboratorio
Telaio moderno con caratteristiche ormai tipiche come l’ovale da 100 pollici quadrati, il peso che arriva a 320 grammi incordato e un bilanciamento che non si direbbe così accentuato verso la testa, fin quasi a toccare i 34 centimetri (sempre incordato). La rigidità è elevata (73 punti) per via della grafite ad alta resistenza che viene utilizzata in fase costruttiva, con lo schema di incordatura da 16×19, che ormai è diventato un classico. L’impugnatura X2 Shaft è più lunga e permette una presa migliore ai bimani, mentre la foratura parallela dei passacorde dovrebbe aumentare lo sweet spot e il perdono nei colpi decentrati.
 


Paolo, 32 anni, classifica 3.2
Pare davvero fatta su misura per Nishikori, perché quella  la tipologia di giocatore ideale (pur immaginando che la sua pesi di più!). La botta piatta esce con una facilità estrema, impatto secco e precisione assoluta. Non male anche il comfort all’impatto, fattore importate perché permette di spingere dall’inizio alla fine del match. 
 


Bella ma l’aspettavo più cattiva nella rotazioni in top. Invece va meglio la botta piatta, con il telaio che resta bello compatto e stabile, favorendo la precisione. Un filo di top spin consente di avere maggior controllo, ma la rotazione top è il back, che fila via che è una meraviglia, con un impatto di grande sensibilità. Il telaio è bilanciato in testa ma quando devi estremizzare il top (come anche nella seconda in kick), senti che la palla non esce pesante, che non fai male. Meglio giocare piatto e d’incontro.
 


Ho un dirittaccio che non esce mai, non faccio male a nessuno, non trovo profondità: con questa Burn invece sì, fin da subito. Una bomba. La palla esce facile col rischio di andare fuori giri se la corda ha perso un po’ di tensione o spinge troppo. Però, a livello di terza/quarta categoria, il problema è non giocare troppo corto, ma il contrario, quindi ben vengano racchette potenti.
 


Gioco di difesa e non mi sembra troppo il caso. Certo, col back riesci a tenere la palla bassa e lunga ma se non spingi è uno spreco. E comunque lo swing deve essere veloce, mentre io preferisco i padelloni perché basta una piccola escursione del braccio per trovare lunghezza.
 


Bello perché l’impatto è secco, si sente bene. Non è vuoto e quindi hai più la sensazione di riuscire a dirigere la palla come vuoi. Si manovra bene e la botta piatta esce che è una meraviglia. E noi ragazze giochiamo solo piatto… 
 


Niente male. Di solito le profilate con tendenza alla costruzione tubolare non mi fanno impazzire, visto che gioco in pieno stile Anni 80. Ho sempre adorato la Pro Staff Original, mai adeguato alle Pure Drive e similiari. Con questa Burn però è diverso perché non esalta i tippatori ma permette a chi gioca piatto di avere maggior potenza, pur mantenendo una buona rigidità e stabilità all’impatto e, di conseguenza, una viva precisione nella traiettoria. Sì sì, bella racchetta.
 


In palleggio va alla grande, in partita ho la sensazione di non far male col top. Quando spingi va via bene, ma quando vuoi caricare il toppone per spingere l’avversario lontano dal campo, sento che non faccio male. E questo nun me piace.