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Vagnozzi: «Jannik è uno squalo, ma la sua sicurezza viene dal duro lavoro»

Simone Vagnozzi ci ha parlato degli ultimi mesi al fianco di Jannik, dell'esperienza di Malaga e dei progetti per il 2024

Foto Ray Giubilo

Simone Vagnozzi è il tecnico che ha raccolto due anni fa il ‘progetto’ Sinner dalle mani di Riccardo Piatti e con l’aiuto del ‘super coach’ Darren Cahill lo ha portato ai vertici del ranking e al successo in Coppa Davis.

Come è nata quest’ultima impresa?

«Jannik era arrivato a Malaga con le batterie un po’ scariche, ma con il pieno di fiducia dopo la finale di Torino. Dagli Us Open in poi il finale di stagione è stato molto intenso ma ottimo, e anche la decisione di saltare la fase di gironi di Bologna si è dimostrata giusta. Vincere la Coppa Davis è sempre stato un obiettivo di Jannik».

Negli ultimi mesi si è visto un salto tecnico, ma anche di consapevolezza nei propri mezzi.

«Sì, in questi due anni, è diventato più uomo, e credo lo trasmetta anche attraverso il modo in cui sta in campo. Poi Jannik è anche meno serio di quello che può sembrare. E’ un ragazzo solare, con lui scherziamo di continuo, e si è inserito benissimo in un gruppo, come quello della Davis, fatto di persone semplici».

Filippo Volandri dice: ‘ci divertiamo con poco’. Le famose partite a burraco e alla PlayStation. Jannik le prende molto seriamente…

«Il migliore è Sonego, e quando insieme di solito vincono loro, almeno contro di me… C’è grande complicità con tutti, ma con Lorenzo sono molto in sintonia. Ma se perde, anche a PlayStation, Jannik si arrabbia».

Era prevista anche una crescita come ‘doppista’?

«Ora va più a rete anche in singolo, e questo si riflette sul doppio. Poi se gioca con Sonego si diverte particolarmente. Qualche doppio nel 2024 lo giocheranno, ma non sempre è facile incrociare le programmazioni»

Mentalmente ormai tiene testa anche a Djokovic: ve lo aspettavate?

«Sì, ha sempre avuto questa qualità. Jannik è uno squalo, un cacciatore, quando sente l’odore del sangue non si lascia sfuggire la preda. Ma è una sicurezza che viene anche dalla consapevolezza di quanto ha lavorato per arrivare qui. Se sai che non hai fatto bene qualcosa, ti innervosisci. Jannik ha la coscienza a posto, per questo è sereno».

Contro Djokovic quale era il piano?

«Non posso dirlo…».

Be’, Nole non avrà bisogno di leggere i giornali per sapere come affrontare Jannik..

«Quello che posso dire è che fra loro due la spunta chi è più aggressivo. Lo si era già visto a Torino, e poi anche a Malaga».

Nel 2024 tutti si aspettano che Jannik vinca Slam e diventi numero 1.

«Può e deve ancora migliorare in tanti aspetti, soprattutto dal punto di vista fisico. E poi in alcune situazioni tattiche. Il servizio va ‘stabilizzato’, ultimamente ha funzionato bene in molte occasioni ma deve diventare ancora più efficiente»

Jannik è alto ma non certo un muscolare. Come è possibile che tiri così forte?

«Questione di timing, di velocità di braccio, e di fluidità. Se uno vuole fare il body-builder, e usa solo la forza bruta, la palla va più lenta».

Vinta la prima Davis, Jannik vuole vincerne altre?

«Sicuramente questo è un gruppo giovane, e speriamo anche nel recupero di Matteo Berrettini, che in questi giorni non ha giocato ma è stato importantissimo. Capiterà altre volte a lui o a Jannik di saltare qualche appuntamento, ma con l’obiettivo di arrivare al massimo della forma alla fase finale».

Che potrebbe sbarcare in Italia dal 2025: merito dell’effetto Sinner?

«Sì, ma io non dimenticherei che i successi del nostro tennis sono dovuti anche ai tanti maestri bravi che ci sono in Italia».

Simone Vagnozzi che cartolina si porta via da Malaga?

«Il punto del match point. Perché è stato bello battere l’Olanda e la Serbia di Djokovic, ma se poi fallivi l’ultimo passo sarebbe stata una beffa».

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