
La partita è cambiata sul 4-3 per Muller nel quarto set: il lussemburghese ha bruciato una dopo l’altra quattro chance che gli avrebbero garantito la possibilità di servire per il match, Sonego l’ha punito con un meraviglioso lob di diritto sulla prima palla-break e ha recuperato parità, carica e coraggio. Ha capito che era il momento di dar fondo a tutte le energie per allungare la partita al quinto set, e ce l’ha fatta al tie-break, cambiando passo quando il rivale è arrivato a due punti dal successo, sul 5-4 e servizo. Ha risposto due volte di fila, ha trovato altrettanti punti, e non ha fatto una piega quando sul primo set-point ha steccato un diritto. Se n’è preso un secondo con un servizio vincente e l’ha convertito con l’ennesimo passante della partita, mentre sul campo accanto i tifosi cileni facevano un gran baccano per il loro beniamino Nicolas Jarry, vittorioso contro Peter Gojowczyk. Il quinto set non ha fatto altro che confermare la sensazione che ha accompagnato le fasi finali del quarto: Muller non ne aveva più, mentre Sonego saltellava ancora come un grillo, e l’ingresso in campo del fisioterapista dopo il primo game (vinto) è stato il simbolo della resa. Muller si è fatto controllare la pressione, spiegando di non sentirsi troppo bene, e poi ha perso cinque game di fila, scivolando lentamente verso un addio sigillato dal 27esimo ace dell’azzurro, alla seconda vittoria in carriera in un torneo del Grande Slam, dopo quella raccolta a Melbourne contro Robin Haase. Aveva fatto più notizia perché era la prima in assoluto, al suo primo Slam, ma la conferma ha altrettanto valore, specie per il modo in cui è maturata e la quantità di energie nervose che ha richiesto. Gli consegna un secondo aperto contro il russo Karen Khachanov, giocatore al momento superiore, ma col quale si può far partita. Se mai, i brividi vengono a guardare un turno più in là, visto che per il vincitore c’è in palio Rafael Nadal.

Se la vittoria di Sonego, visti i risultati recenti di Muller, sorprende fino a un certo punto, alzi la mano chi si sarebbe aspettato di vedere al secondo round anche Paolo Lorenzi, che pareva chiuso da Kyle Edmund, fresco di best ranking al numero 16 della classifica ATP e semifinalista all’ultimo Slam sul cemento, a gennaio a Melbourne. Invece, a far festa sul Campo 13 del Billie Jean King National Tennis Center è stato il senese, che grazie a un paio di titolo Challenger si è riconquistato un posto fra i primi 100 del mondo, e se vorrà conservarlo dovrà fare parecchia strada, visto che deve difendere i 180 punti degli ottavi dello scorso anno. Un quarto li ha già messi in cassaforte, spuntandola per 4-6 6-4 7-5 6-1 e confermando il suo ottimo feeling con i campi di New York, dove un paio d’anni fa aveva messo paura persino ad Andy Murray. Va detto che sul match di Edmund hanno influito parecchio i crampi accusati nelle fasi decisive del terzo set, che si sono protratti fino a fine partita, agevolando non poco il compito di Lorenzi. Ma Paolo, che non giocava sul cemento addirittura dall’Australian Open (era in tabellone a Winston Salem, ma la finale vinta a Cordenons l’ha obbligato a rinunciare per questioni logistiche) è stato bravissimo ad approfittarne, capendo subito la situazione. Con Edmund a un solo punto dal tie-break del terzo (sul 5-6 40/0) ha vinto cinque punti di fila, e nel quarto ha cercato di guardare il meno possibile a ciò che accadeva dall’altra parte della rete. Il campo dell’inglese nato a Johannesburg sembrava enorme, Paolo ha fatto alla grande il suo dovere e ha chiuso dopo 3 ore e 12 minuti, prima di passarne un’altra manciata con i tifosi, regalando selfie e autografi a destra e a manca. Era felice per una vittoria inattesa, che gli regala un secondo turno alla portata contro l’argentino Guido Pella. Il 2018 del mancino di Bahia Blanca è stato migliore, ma a New York il motore di Lorenzi trova sempre qualche cavallo in più.
US OPEN UOMINI – Primo turno
Lorenzo Sonego (ITA) b. Gilles Muller (LUX) 7-6 6-7 5-7 7-6 6-2
Paolo Lorenzi (ITA) b. Kyle Edmund (GBR) 4-6 6-4 7-5 6-1
