Ma non è la Williams, che pochi giorni fa si è imposta ad Auckland. E' il neozelandese Michael Venus, che ha ridato un successo ai suoi nel torneo di casa dopo 13 anni. E adesso sfida Robredo.

Di Riccardo Bisti – 14 gennaio 2015

 

Il 13 gennaio 2015 è stato un giorno indimenticabile per il tennis neozelandese. Michael Venus ha messo fine a un digiuno più che decennale nel torneo di casa, l'Heineken Open di Auckland. Svaniti i tempi di Chris Lewis, finalista a Wimbledon nel 1983, e dell'ultimo giocatore davvero dignitoso, Brett Steven, i kiwi hanno potuto gioire grazie al 27enne nato proprio ad Auckland, numero 426 ATP. Al termine di un gran match, di quelli che puoi giocare soltanto in casa, ha superato Alejandro Gonzalez, numero 109 ATP, col punteggio di 5-7 6-3 7-6. Una vittoria ancora più bella perchè ha cancellato tre matchpoint nel tie-break decisivo prima di sfruttare la sua prima occasione, con un gran rovescio lungolinea. Si, è stata la più bella vittoria della sua carriera. “Mi sono limitato a giocare un punto alla volta – ha detto dopo la vittoria – quando sbagliavo un dritto, provavo a concentrarmi di nuovo senza disunirmi. Quando ho avuto il mio matchpoint mi sono detto: 'Ehi Michael, devi essere aggressivo. E' stato incredibile. Spettacolare”. Queste le parole a caldo, a uso e consumo della TV neozelandese. Due ore dopo, in conferenza stampa, l'adrenalina gli scorreva ancora nelle vene. “Non so neanche trovare le parole per esprimere la mia gioia. E' stato un successo speciale, soprattutto perchè maturato a casa mia, in sessione serale e con un pubblico del genere. Allenatori e preparatori atletici mi hanno aiutato molto negli ultimi due mesi. E la mia famiglia era in tribuna a fare il tifo. E' stato esaltante”. La vittoria di Venus, la settima in carriera nel circuito maggiore, segna un pizzico di storia nel tennis neozelandese. Se escludiamo il 2011, quando ci fu un derby al primo turno tra Statham e King Turner, era dal 2002 che un padrone di casa non vinceva una partita contro uno straniero. L'ultimo fu Mark Nielsen, vincitore su Andreas Vinciguerra quando si giocava ancora sul Rebound Ace e i campi erano verdi. Oggi si gioca sul Plexicushion blu.


ROBREDO NON SI RICORDA DI LUI

Venus ha giocato con grande coraggio. Ha tirato una caterva di ace (alla fine saranno 18) ed è stato devastante con il dritto, giocando con un apprezzabile spirito garibaldino. Si presentava spesso a rete, anche a costo di commettere qualche errore, o esporsi ai passanti del colombiano. Ma la sua esperienza di doppista (attualmente è numero 61 del ranking di specialità) gli ha dato una mano. E la scelta ha pagato. Sul centrale di Auckland non c'è mai tensione. L'ultima volta che si era creato un clima del genere è stato per motivi extratennistici, quando un gruppo di attivisti anti-israeliani se la prese con la povera Shahar Peer, intonando cori dall'esterno dell'impianto. Per ritrovare un clima così elettrico per un giocatore di casa bisogna risalire al 2008, quando per poco King Turner non batteva Juan Ignacio Chela, all'epoca numero 20 ATP. Ogni vincente di Venus era accolto da un'ovazione, ogni errore incontrava un gemito disperato. Per la maggior parte del tie-break c'era un silenzio irreale. La gente aveva il fiato sospeso, le dita incrociate, le mascelle contratte. Qualcuno aveva addirittura paura di guardare. L'avventura dovrebbe terminare già al secondo turno, contro Tommy Robredo. Si erano già trovati nel 2011, quando lo spagnolo si impose in tre set. I due si sono rivisti in questi giorni nel club neozelandese, ma Robredo non aveva riconosciuto il collega. Venus, ragazzo simpatico, ci ha scherzato su. “L'altro giorno abbiamo pallaggiato un po' e ho avuto la sensazione che non mi conoscesse, che non si ricordasse di me. Va bene così. Torneremo a sfidarci e sarà un bello spettacolo”. Dovesse andargli male, ci sarà sempre il doppio a consolarlo. Scenderà in campo con il connazionale Artem Sitak, reduce da Doha, dove ha giocato addirittura contro Rafael Nadal e Juan Monaco. Per poco non vinceva (faceva coppia con Benjamin Becker). Un'esperienza che ha esaltato il neozelandese e gli ha dato grande fiducia per il futuro, a partire dal torneo di casa. In fondo, prima di tornare su buoni livelli, la Gran Bretagna è ripartita da tanti doppisti. Sarà così anche per la Nuova Zelanda?