Roger Federer non è l’unico grande campione a essere rimasto per mesi lontano dai campi. Da McEnroe a Djokovic, da Seles a Clijsters, la storia del tennis è piena di ritorni celebri, molti con risultati soddisfacenti. Un dato incoraggiante per Federer, anche se ogni situazione è diversa e nessuno aveva la sua età

Roger Federer non l’ha certo fatto apposta, ma anche stavolta la sua grandezza ha oscurato Novak Djokovic. Doveva essere la settimana del nuovo record di “Nole” di 311 lunedì da numero uno del ranking mondiale, invece è diventata la settimana dell’attesissimo ritorno di Federer, a Doha. Da giorni non si parla d’altro, fra desideri di ritrovarlo competitivo e un grande interrogativo su cosa il mondo della racchetta debba davvero aspettarsi dal ritorno in pista del campione di Basilea. Difficile dirlo, perché si tratta di una situazione inedita per lui e anche per il tennis in generale. Era già successo che dei campioni stessero lontano dai campi per così tanto tempo o anche di più, ma mai perché al motivo scatenante dello stop si è aggiunta una pandemia globale, e soprattutto mai nessuno era rientrato nell’anno dei 40. Per questo, è impossibile fare paragoni con i grandi ritorni del passato: si parla di giocatori diversi, problemi diversi, situazioni diverse, età diverse. Ma uno sguardo a certi casi illustri è comunque interessante.

JOHN MCENROE

Nel 1986, stufo delle eccessive pressioni che si portava appresso in ogni torneo, John McEnroe decise di prendersi una pausa di sei mesi dal circuito. Saltò tre Slam e ne approfittò per sposarsi con l’attrice Tatum O’Neal. Al suo ritorno vinse tre tornei, ma col senno di poi si può dire che la pausa non fu una grande idea. L’anno seguente “Mac” non vinse alcun torneo per la prima volta in carriera, decidendo di fermarsi per altri sette mesi dopo lo Us Open, dove ne combinò di tutti i colori nel match vinto al terzo turno contro lo jugoslavo Zivojinovic. Si beccò 17.500 dollari di multa e due mesi di sospensione, che decise di allungare fino all’aprile dell’anno seguente. Tornò a Tokyo e vinse subito, poi conquistò qualche altro titolo qua e là, ma nessuno Slam. Il vero McEnroe non si è più visto dal 1985, dalla finale persa con Lendl a New York.

MONICA SELES

La vicenda è tristemente nota: era il 30 aprile del ’93, quando durante un match di quarti di finale ad Amburgo fra Monica Seles e Magdalena Maleeva, un pazzo tifoso della sua rivale Steffi Graf la colpì con un coltello durante un cambio di campo. La ferita fisica (profonda circa 1,5 cm) si rimarginò in fretta, quella psicologica non si è mai chiusa del tutto, e l’allora numero uno del mondo rimase lontana dai campi per oltre due anni. Tornò nell’agosto del 1995 e vinse subito il Canadian Open, così come un’altra ventina di titoli, ma la sua carriera si divide fra prima e dopo quell’episodio. Quando successe Monica aveva vinto 7 degli 8 Slam precedenti, mentre dal suo ritorno in poi ne vinse appena uno negli otto anni successivi. Ma riuscì comunque a tornare numero 1 del mondo, appaiata a Steffi Graf.


ANDRE AGASSI

Nel 1997 sembrava certo che Andre Agassi fosse un ex giocatore. Si sarebbe scoperto più tardi (grazie all’autobiografia Open) che in quel periodo iniziò a fare addirittura uso di metanfetamine, con la complicità dell’ATP che decise di coprirlo dopo un test antidoping fallito. Ma anche senza droghe la sua carriera pareva ormai a pezzi: il matrimonio con Brooke Shields è stato un disastro, e il tennis era uscito dalle sue priorità. Nel ’97 Agassi gioco poco, saltò tre Slam su quattro e la classifica scesa al numero 141 ne fu la conseguenza. Ma al bivio fra rovina e rinascita il Kid di Las Vegas scelse di redimersi. Si ricostruì dal basso, giocando addirittura un paio di Challenger, e ritrovò la forza per tornare il più grande di tutti, collezionando un’altra settantina di settimane da numero uno. Superata la crisi vinse anche 26 titoli ATP, fra i quali cinque Slam, compreso quel Roland Garros che pareva destinato a rimanere il più grande rimpianto della sua carriera.


JUSTINE HENIN E KIM CLIJSTERS

Dopo aver annunciato un sorprendente ritiro nel maggio del 2008, quando era numero 1 al mondo e la favorita per il quarto successo di fila al Roland Garros, la tennista belga decise di tornare nel 2010. Arrivò subito in finale a Melbourne, vinse un paio di titoli, ma dopo l’Australian Open del 2011 disse basta di nuovo cedendo a un problema al gomito che non le dava tregua. Decisamente più felice il ritorno della sua connazionale Kim Clijsters: a due anni dal ritiro del 2007 ripartì dalla stagione sul cemento americano, vincendo immediatamente lo Us Open. Fece lo stesso l’anno seguente, imponendosi anche a Miami, Cincinnati e alle WTA Finals, e nel 2011 trionfò a Melbourne, riuscendo grazie a quel successo a tornare numero 1 al mondo, anche se solo per una settimana. Di lì a poco si sarebbe ritirata di nuovo, prima di un clamoroso ritorno nel 2020. Ma da allora ha giocato poco e non ha ancora vinto una partita.


RAFAEL NADAL

Lo stop dopo la famosa sconfitta del 2012 a Wimbledon contro Lukas Rosol è stato il più lungo della carriera di Rafael Nadal, ma anche quello che ha restituito la miglior versione dello spagnolo. Sistemate le noie al ginocchio il maiorchino tornò nel febbraio del 2013, e non solo fugò immediatamente i dubbi sulle sue condizioni, ma finì addirittura per costruire la sua miglior stagione in carriera. Perse in finale al primo torneo, poi ne vinse dieci dei dodici successivi, compresi Roland Garros, Us Open e cinque Masters 1000. Una resurrezione tennistica senza precedenti, che gli permise di riprendersi la vetta della classifica mondiale già nell’ottobre di quella stagione. Da allora di anni ne sono passati altri otto, ma Nadal è sempre lì, con 20 Slam in bacheca e tanta voglia (e altrettante possibilità) di conquistarne di nuovi.

VICTORIA AZARENKA

Nei due anni passati fra le edizioni 2016 e 2018 del Roland Garros la bielorussa ha giocato solamente sei tornei, prima per la nascita del figlioletto Leo e poi per la battaglia legale relativa alla sua custodia, con l’ex compagno Billy McKeague. Una vicenda molto impegnativa sotto tutti i punti di vista, che la tenne lontana dai campi per mesi e mesi: a lungo il mondo della racchetta non ha avuto sue notizie, tanto che si iniziò a pensare che quell’episodio potesse rappresentare la fine della sua carriera. Invece, risolte le questioni personali mamma Vika è tornata a fare la tennista a tempo pieno. Non è più la giocatrice che ha vinto due Australian Open ed è salita al numero uno al mondo nell’epoca di Serena Williams, ma è arrivata comunque in finale all’ultimo Us Open e rimane una delle più competitive del Tour.

SERENA WILLIAMS

Ha vinto il suo Slam numero 23 incinta della figlia Olimpia, e per la maternità si è fermata per un totale di 13 mesi, saltando quattro Major. È tornata nel marzo del 2018, e anche se tennisticamente ha impiegato poco per recuperare i ritmi di prima, negli undici Slam giocati da allora non è ancora riuscita a conquistare il tanto agognato titolo numero 24, che le permetterebbe di agguantare Margaret Court. Ha perso 4 volte in finale, il che fa pensare che la questione non sia fisica, ma se mai legata a un blocco mentale che con l’età c’entra ben poco. Ma la questione non cambia: dopo la maternità la campionessa statunitense è riuscita a vincere solamente un torneo, il piccolo WTA di Auckland del 2020. È vero che gioca col contagocce per puntare tutto sui Major, ma i numeri dicono che la vera Serena non si vede dal 2017.

NOVAK DJOKOVIC

Il dominio assoluto delle ultime stagioni ci ha fatto dimenticare il suo periodo più grigio, fra 2017 e 2018. “Nole” iniziò ad accusare un problema al gomito sempre più insistente, ma decise di continuare a giocare sopra il dolore, fino al punto di non ritorno. Fu costretto a fermarsi dopo il torneo di Wimbledon, andò sotto i ferri per una piccola operazione e saltò la restante parte di stagione, tornando all’Australian Open. Ma non fu il vero Djokovic ancora per un bel po’: per mesi perse partite non da lui (Cecchinato ringrazia per il quarto di finale al Roland Garros), poi, di colpo, tornò a essere il campione di sempre. La scintilla è scattata sull’erba, il titolo a Wimbledon l’ha rilanciato e il resto è storia recente, con altri cinque Slam che hanno portato la collezione a quota 18 e il sorpasso a Federer nel record di settimane da numero uno.

ANDY MURRAY

Quello dello scozzese è un caso strano, perché non si può parlare né di un vero e proprio stop né di un vero e proprio ritorno. È vero che quando dopo l’Australian Open 2019 aveva addirittura ipotizzato l’addio al tennis per il problema all’anca è rimasto lontano dai campi fino all’estate, ma di stop e ripartenze nella sua storia recente ce ne sono già state tantissime. Tuttavia, ciò che importa di più è che l’ex numero uno del mondo sia ancora in campo, con un’enorme voglia di provarci anche se i risultati non sembrano i più incoraggianti e le sue condizioni fisiche lasciano qualche perplessità. Ma Murray ha le spalle larghe, è convinto di poter ancora dire la sua in mezzo ai grandi e fa bene a provarci.

ROGER FEDERER

Sì, proprio lui. Impossibile dimenticare lo stop di Federer nel 2016, quando dopo Wimbledon decise di prendersi la prima vera pausa della sua carriera, per curare corpo e mente. Sembrò un pericoloso allarme sul suo futuro, invece è stata una delle scelte più sagge della carriera dello svizzero. Tornò 177 giorni dopo in Australia, e trionfò subito a Melbourne, in finale contro Rafael Nadal, in quello che resta il suo Slam più emozionante. Una botta di vita che l’ha rilanciato alla grandissima: dopo l’Australian Open vinse Indian Wells e Miami, poi Wimbledon e Shanghai, e nel febbraio dell’anno successivo (dopo un nuovo successo down under) tornò numero uno al mondo. Qualcosa di impensabile solo pochi mesi prima.

Curiosità: anche in quel caso il primo match di Roger dopo il rientro era stato con Daniel Evans, alla Hopman Cup di Perth. Fu la prima vittoria di una lunga serie. I suoi tifosi si augurano che possa essere così anche stavolta. Alcuni dei casi elencati dicono che si può essere immediatamente competitivi anche dopo un lungo stop, anche se nel caso di Federer c’è l’incognita dell’età e degli acciacchi che ne conseguono, diventati sempre più spesso un fattore anche per lui. È vero che Roger non ha il fisico di un quarantenne, ha quasi sempre tenuto gli infortuni alla larga (non è solo fortuna) e ha avuto tutto il tempo di mettere a punto la condizione. Ma in un tennis estremamente fisico come quello di oggi, anche se la classe è quella di Federer, è ancora possibile essere competitivi a 40 anni? Presto lo scopriremo.