Mentre sussurra che potrebbe essere il suo ultimo Wimbledon, Andy Roddick è ben felice di poter giocare sull’erba. “Il mio corpo non regge per 35 settimane, ma per due si. E quanto dura Wimbledon?”
Andy Roddick giocherà il doppio al Queen's insieme a Lleyton Hewitt

Di Riccardo Bisti – 12 giugno 2012

 
La storia del tennis non si costruisce con i “se” e con i “ma”. Non c’è dubbio, tuttavia, che la carriera di Andy Roddick sia stata fortemente limitata dalla presenza di Roger Federer. Lo svizzero gli ha scippato quattro finali Slam (tre a Wimbledon e una allo Us Open) relegandolo nella lista degli “One Slam Winner”, di cui fanno parte giocatori decisamente meno forti di lui. Dopo la breve e infelice campagna terricola, Roddick torna a respirare l’aria dell’erba, la sua superficie preferita. Quella dove il suo servizio-bomba si esalta. Gioca il torneo del Queen’s, poi cercherà di fare del suo meglio a Wimbledon e alle Olimpiadi. L’obiettivo è salvare una stagione fallimentare, in cui una vittoria su Roger Federer (subito ridimensionata da una sconfitta con Juan Monaco) non può e non deve bastare per essere soddisfatto. Tuttavia Roddick ha una visione corretta delle cose: “I miei giorni peggiori, tutto sommato, sono ancora piuttosto buoni”. Non potrebbe essere altrimenti per un ex numero 1 dal conto in banca pieno di milioni e una moglie-copertina come Brooklyn Decker. Ma la sua carriera di tennista sta per esaurirsi. E’ normale che sia così, dopo 13 anni nel circuito vissuti con sorprendente regolarità. “Non posso fare quello che fa Nadal e nemmeno quello che fa Federer. Credo a Larry Stefanki, il mio coach, quando dice che non posso più correre attraverso i muri”. Ed ecco la dichiarazione ripresa da siti, giornali ed agenzie: “Sono qui per cercare di vincere qualche partita. Se penso che il prossimo potrebbe essere il mio ultimo Wimbledon? Forse…ma chi lo sa”.
 
Lo ha intervistato il Daily Mail, giornale super-britannico, e non poteva mancare l’accenno a Andy Murray. Non solo hanno lo stesso nome, ma hanno condiviso (sia pure in tempi e modi diversi) le aspettative di una nazione tennistica. Roddick è stato l’unico americano di livello dopo il ritiro di Sampras e Agassi, mentre Murray deve portarsi appresso la croce delle attese britanniche, che attendono da 76 anni l’erede di Fred Perry. “Credo che Andy sappia gestire bene la pressione. E’ il più forte a non aver mai vinto uno Slam. Credo che sia abbastanza forte per farcela. Io ho dovuto fare i conti con Roger, mentre lui ne deve affrontare addirittura tre: Federer, Nadal e Djokovic. E’ dura, ma credo che alla fine vincerà uno Slam. Non so quando, ma lo farà. E’ troppo bravo per non farcela, e poi li ha già battuti tutti”. E’ stato proprio Roddick a cancellare una delle più grandi chance di Murray: nel 2009 lo ha battuto in semifinale e per poco non batteva Federer in una finale terminata 16-14 al quinto. Quel Murray avrebbe potuto farcela. Dal canto suo, Roddick si sente abbastanza in forma. Lo strappo al tendine del ginocchio si è messo a posto in tempo per la stagione sull’erba. “Questo periodo mi offre buone chance – continua – non so se il mio corpo possa reggere per 35 settimane l’anno, ma per due certamente si. E mi pare che uno Slam duri proprio due settimane”. Vincitore dello Us Open 2003, la volta in cui è andato più vicino a rivincere uno Slam è stato proprio a Wimbledon 2009. Contro Federer ha perso il servizio solo al 77esimo game.
 
Come Nadal due anni prima, ha evitato di piangere in pubblico ma lo ha fatto negli spogliatoi. “Sono contento di essermi trattenuto in pubblico, perché sarebbe stato imbarazzante. E’ uno dei miei ricordi più brutti, ma allo stesso tempo il migliore. In tanti anni la gente si è fatta una certa idea di me. Gli scoppi d’ira, gli attacchi agli arbitri, il gran servizio, tante cose…quel pomeriggio ha fatto capire alla gente che lavoro sodo, che sono uno di loro. Che forse non sono sufficientemente bravo per battere Federer, ma che ho dato tutto”. Al torneo del Queen’s usufruisce di un bye, poi farà il suo esordio con il vincente di Roger Vasselin-Korolev. Nel frattempo si scalderà giocando il doppio insieme a Lleyton Hewitt, altro vecchio leone che lo può capire meglio di chiunque altro: ex numero 1 ATP, campione di grinta e costanza, devastato dalla superiorità di Federer. Ma almeno lui ha fatto in tempo a vincere Wimbledon.