L'annuncio arriva nel giorno del 30esimo compleanno: "Ci pensavo da mesi, durante il primo turno ho capito che era il momento". Quella contro Tomic potrebbe essere la sua ultima partita.


La conferenza stampa d'addio di Andy Roddick

TennisBest – 31 agosto 2012

. L'americano ha scelto il giorno del 30esimo compleanno per dare l'annuncio, alla vigilia del secondo turno contro Bernard Tomic, 10 anni più giovane di lui e grande speranza del tennis australiano. "Sarò breve e dolce – ha esordito – ho deciso che questo sarà il mio ultimo torneo". Incalzato dai giornalisti, ha proseguito: "Sento che è giunto il momento. Non so se sarei abbastanza in forma o focalizzato per andare avanti ancora un anno. Ho sempre voluto, in un mondo perfetto, finire in questo torneo". Significa che il match contro Tomic si caricherà di significati extra-tennistici. Potrebbe essere l'ultimo della sua carriera, 48 ore dopo l'addio di Kim Clijsters. "Volevo un'opportunità per salutare la gente. Non so come andrà domani, speriamo bene". Roddick è l'ultimo americano ad aver vinto un torneo del Grande Slam. Era il 2003 quando vinse proprio a Flushing. Per spiegare il legame con questo torneo, ha ricordato quando i suoi genitori lo portarono ad assistere al torneo quando aveva 8 anni di età. Era un regalo. "Ho pensato al ritiro per tutto l'anno, e quando ho giocato il primo turno mi sono reso conto che era il momento. Non ho mai fatto niente del genere, di sicuro sarà emozionante e di sicuro sarò nervoso".

Qualche giorno fa, con l'avvicinarsi dei suoi 30 anni, gli abbiamo dedicato un articolo che riproponiamo adesso e che – con il senno di poi – assume un valore diverso, quasi di celebrazione per un tennista che, bene o male, ha segnato un'epoca del tennis americano.

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Quella dei 30 anni è una soglia importante. Non sei più un ragazzino e devi fare i conti con la parola “uomo”. La gente inizia a darti del lei, e se fai il tennista sei in fase discendente. E’ il caso di Andy Roddick, la cui parabola ha preso a scendere già da qualche anno. Giovedì varcherà la soglia dei 30 anni e lo farà in campo, poiché al primo turno non ha avuto problemi contro il connazionale Rhyne Williams, assiduo frequentatore dei tornei challenger. Sono passati 10 anni dalle sue prime apparizioni nel circuito, quando la sua spavalderia gli faceva battere avversari più esperti e titolati. Ha vinto un torneo del Grande Slam, lo Us Open 2003, ed è stato numero 1 prima che arrivassero Roger Federer e Rafael Nadal a scombinargli i piani. Lo si può considerare il numero 3 degli anni 2000, sicuramente è stato il più “danneggiato” da Federer, che lo ha stoppato quattro volte in una finale Slam (tre a Wimbledon, una a New York). Ma i suoi sostenitori non dimenticano i 32 titoli e i nove anni di fila chiusi tra i primi 10. “Andy è stato un esempio per tutti i suoi coetanei – racconta Justin Gimelstob, ex discreto giocatore che lo conosce molto bene – ha vinto Us Open, la Davis è stato numero 1. Per ogni ragazzo americano è la triade dei sogni”. Un po’ come il trittico Roma-Parigi-Davis ottenuto da Adriano Panatta. Era quello che voleva veramente, è quello che ha conquistato. Roddick è un personaggio spigoloso ma sincero, irascibile ma simpatico. Continua Gimelstob: “Ha sempre trattato le persone nel modo giusto? No. E’ perfetto? No. Ma la verità è che sul campo da tennis tiriamo fuori il peggio di noi stessi. Chi dice che Andy non è un bravo ragazzo mente, oppure non lo conosce”.
 
A-Rod, come lo hanno soprannominato sin dagli esordi, ha preso l’eredità di due leggende come Pete Sampras e Andre Agassi. In realtà non avrebbe voluto. Semplicemente è stato l’unico americano di livello dopo il ritiro di Pete e Andre. Normale che le pressioni finissero tutte su di lui. Le ha sapute gestire, mostrando di avere gli attributi. Non crediamo che Roddick avrà molti rimpianti. L’unico, peraltro condiviso con altri giocatori, è quello di essere finito nell’epoca di Roger Federer. Nel 2003, quando Roger non era ancora esploso, ha fatto in tempo a vincere l’Open degli Stati Uniti battendo Nalbandian in semifinale e Ferrero in finale. “Non sono sicuro che la gente abbia capito quanto sia stato importante Roddick per il tennis negli Stati Uniti” ha detto Sam Querrey, attuale top player americano. Il californiano aveva 17 anni quando Roddick lo ha invitato ad Austin, in Texas, per allenarsi insieme e fargli capire quanto è dura la carriera da professionista. “Era il periodo in cui faceva match pari con Federer in finale a Wimbledon. Quando mi ha chiamato ho mollato tutto e sono corso da lui. Mi ha ospitato a casa sua, mi ha trattato come un fratello minore”. Esperienze che formano più di qualsiasi programma federale. Forse Querrey non è diventato un ottimo giocatore grazie a quelle giornate, ma di sicuro è stato aiutato. Roddick ne è consapevole, e anche se la sua stella è in fase discendente, ha messo il giovane Ryan Harrison sotto la sua ala protettrice. “Forse sente ancora la responsabilità che spetta al numero 1 del paese”. Dalle nostre parti, Andreas Seppi sta facendo qualcosa di simile con Marco Cecchinato. Il baby siciliano, intorno alla 400esima posizione, non fa altro che ringraziarlo per tutto quello che sta apprendendo.
  
Roddick è stato educato “all’americana”. Gli sport di squadra, il cameratismo, la mentalità college sono insiti in lui. “Avrebbe potuto giocare a basket o a baseball – racconta il fratello John, che lo ha allenato per un po’ prima di diventare un coach a livello college in Georgia e in Oklahoma – ma non a football, perché i nostri genitori non volevano che ci facessimo male. La sua mentalità è sempre la stessa, considerando il suo amore per la Coppa Davis”. Tra i suoi più grandi amici ci sono gli altri giocatori americani, Mardy Fish e James Blake su tutti. Ha ottimi rapporti anche con le sorelle Williams e Maria Sharapova (con quest’ultima si era anche sussurrato di una possibile liason). Patrick McEnroe lo ha capitanato in Coppa Davis e nutre grande stima nei suoi confronti. “Possiamo discutere i suoi risultati, ma non certo l’impegno. Ha sempre dato tutto sul campo da tennis. Peccato per alcune strategie sbagliate, come una posizione sul campo troppo arretrata. Però è un lottatore. E’ facile giocare quando le cose vanno bene, ma lui in Davis si è sempre preso le sue responsabilità, anche quando è sceso in campo sull’1-2, in Spagna, sulla terra e contro Nadal”. Secondo Jimmy Arias, ottimo giocatore degli anni 80 e attuale commentatore televisivo, Roddick ha alcune lacune importanti, su tutte un rovescio facilmente attaccabile. “Per questo credo che forse abbia vinto più di quel che il talento gli permetteva”. Ma è opinione diffusa che almeno un Wimbledon lo avrebbe potuto portare a casa. Brad Gilbert, che lo ha allenato per un anno e mezzo, ricorda ancora quella maledetta volèe alta di rovescio sparata out nella finale del 2009 contro Roger Federer. “Aveva vinto il primo set ed era avanti 6-2 nel tie-break. Ha commesso quell’errore sul 6-5. Se l’avesse tenuta in campo, probabilmente avrebbe vinto Wimbledon e oggi lo vedremmo da un’altra prospettiva”. Quella sconfitta lo ha messo KO più di qualsiasi infortunio. Sapeva che un’occasione del genere non gli sarebbe più capitata. Lui tiene duro, quest’anno ha vinto due tornei ATP e pensa che per due settimane il fisico può ancora girare al massimo. Nel frattempo si è preso i complimenti di Federer, che lo ha battuto 21 volte su 24. “Guardate che è un grande campione, dovete godervelo finche lo avete” ha ammonito dopo averci perso a Miami. E allora qualcuno ha riflettuto. Non è che il miglior Roddick sarà meglio di quel che arriverà nel prossimo futuro del tennis americano? In altre parole, non è che finiranno per rimpiangerlo?