WIMBLEDON – Il tifo dei londinesi, un tennis d'attacco e un serbatoio ancora pieno esaltano Roger Federer, alla 35esima semifinale Slam. Wawrinka KO in quattro set, adesso c’è Mr. Ace Raonic.

Di Riccardo Bisti – 3 luglio 2015

 
Spesso il pubblico è definito il “dodicesimo uomo in campo” quando si parla di calcio, con variabili di “sesto” per il basket e “settimo” per la pallavolo. Nel tennis è difficile che la gente possa essere un fattore, tranne che in Coppa Davis, dove il baccano del pubblico è un elemento portante. C’è un solo giocatore che può contare sull’appoggio incondizionato, quasi mistico, della gente. Ovunque gioca, Roger Federer è trattato come una divinità. Londra lo ama, la gente di Wimbledon pure. Nel 2012, hanno digerito la sconfitta di Andy Murray solo perché l’avversario in finale era lui. E poi, alle ATP World Tour Finals, dove il pubblico è ancora più cosmopolita, la venerazione per il Re di Basilea raggiunge livelli mostruosi. Anche per questo, i due successi consecutivi di Novak Djokovic alla O2 Arena hanno un grande valore. Ma non divaghiamo: con la sconfitta di Andy Murray, il pubblico del Centre Court può sfogare tutta la sua passione pro-Federer. Quando Stan Wawrinka, dopo essere partito come un treno, si è aggiudicato il primo set, la gente lo ha applaudito con fredda cortesia. Eppure il numero 3 ATP ha mostrato un ottimo tennis, più che mai adatto all’erba del 2014. E un rovescio a una mano che è un’arma impropria, oltre che di una bellezza travolgente. Ma gli inglesi erano tutti per Mr. Roger, e si sono via via scaldati quando hanno capito che oggi si poteva fare, che la 35esima semifinale Slam era lì, a portata di mano. Ogni punto era un’ovazione, ogni discesa a rete era accompagnata da un sospiro. A inizio torneo, Federer aveva detto che gli sarebbe piaciuto scendere più spesso a rete, ma avrebbe valutato di volta in volta. Una frecciata all’erba ricca di loglio e privata della festuca, ma questa è un’altra storia, già ampiamente trattata. Oggi aveva il feeling giusto con i colpi di approccio, ritrovati dal secondo set in poi, dopo che nel primo aveva accettato di giocare alle condizioni dell’amico e connazionale. Quando le ha dettate lui, ha sigillato il 3-6 7-6 6-4 6-4 finale.
 
UN RITMO TRAVOLGENTE
Alla fine scenderà a rete 45 volte, di cui 32 vincenti. Non male, peraltro con qualche serve and volley. Negli ultimi anni, ancor più che il rovescio, il termometro del gioco di Roger Federer è l’incisività nei colpi di approcco. La capacità di scendere a rete alle proprie condizioni, senza esporsi ai passanti resi ancor più facili dalle tecno-racchette di oggi, che permettono al braccio più allenato di centrare una monetina da 25 metri. Oggi le cose hanno funzionato, a partire da un tie-break giocato piuttosto bene e due set finali che hanno ricordato il vecchio Federer, quello capace di imporre il suo ritmo. Un ritmo che nessuno è in grado di sostenere, nemmeno oggi che ha quasi 33 anni. Un ritmo che rispecchia il suo desiderio di andare veloce, di non perdere tempo tra un punto e l’altro. La partita è durata 2 ore e 33 minuti, pochissime per un match scandito da 243 punti. Con altri protagonisti, probabilmente, sarebbe durato 45-60 minuti in più. Wawrinka – a parte qualche guaio fisico di cui non ha voluto parlare – è troppo “rispettoso” verso Federer e non prova a spezzargli il ritmo. Si adatta e perde. A Monte Carlo poteva sorprenderlo, nel giardino di casa Federer no. Nadal, per esempio, non avrebbe mai accettato questo rituale. Nella storica finale del 2008, mandò su tutte le furie Federer ancor prima del palleggio di riscaldamento, quando lo fece aspettare un minuto buono prima di alzarsi per effettuare il sorteggio. “C’era molto in palio in questa partita – ha detto Federer, riflettendo sul successo su Wawrinka – a metà secondo set ho pensato che stavo giocando contro un amico e connazionale. Volevo vincere la partita, ma non necessariamente vincere contro di lui. E’ partito forte, poi credo che avesse qualche problema fisico. Sono stato capace di approfittarne. Ero tranquillo, ma temevo che lui potesse tornare in partita”.
 
SUCCURSALE DI BASILEA
Federer ha concesso pochissimo nei turni di battuta, ma quando ha servito sul 5-4 nel quarto, ha dovuto vivere il brivido di una palla break e di quattro matchpoint annullati. Uno smash vincente ha avuto il sapore di una liberazione. Questa semifinale ha un grosso valore perché arriva dopo la delusione dell’anno scorso, quando Sergiy Stakhovsky fece gridare al possibile declino. “Adesso mi trovo in un’ottima posizione – prosegue Roger, numero 3 ATP in caso di piazzamento in finale – ovviamente c’è pressione, ma anche fiducia. Sai che c’è una chance perché hai fiducia nel tuo gioco. Sono davvero entusiasta”. Per raggiungere la nona finale a Wimbledon, dovrà affrontare il bombardiere Milos Raonic, puntuale nello spegnere gli ardori di Nick Kyrgios. Perso il primo tie-break, Raonic ha aggiustato il mirino e ha scatenato l’inferno sotto forma di 39 ace. “Ovviamente, la prima cosa che salta all’occhio di Milos è il suo gran servizio. Mantiene il livello per tutto il match e non si preoccupa dei turni di risposta. Con lui ho giocato delle partite in cui non abbiamo avuto scambi. Starò molto attento nei miei turni di servizio vedrò cosa potrò fare in risposta”. Per sua fortuna, Federer arriva abbastanza fresco a questo match. Sarà importante anche in vista dell’eventuale finale, dove sia Djokovic che Dimitrov gli chiederebbero un notevole dispendio energetico. Ma per quello, si sa, c’è il pubblico di Londra che sarà pronto ad aiutarlo con un tifo calcistico, colorando di rossocrociato le tribune a la muraglia umana della Murray Mound, che per un weekend diventerà una succursale di Basilea. Statene certi. 

WIMBLEDON 2014 – UOMINI
Quarti di finale
Novak Djokovic (SRB) b. Marin Cilic (CRO) 6-1 3-6 6-7 6-2 6-2
Grigor Dimitrov (BUL) b. Andy Murray (GBR) 6-1 7-6 6-2
Roger Federer (SUI) b. Stanislas Wawrinka (SUI) 3–6 7-6 6-4 6-4
Milos Raonic (CAN) b. Nick Kyrgios (AUS) 6-7 6-2 6-4 7-6