
Una situazione che, col senno di poi, aveva descritto perfettamente Carlos Moya a fine 2016, in un’intervista col quotidiano ABC. L’avevano contattato dopo il suo ingresso nel team di Nadal per la stagione in corso, e l’ex numero uno del mondo aveva mostrato di avere le idee ben chiare. “Ho accettato questo incarico – raccontò – perché sono sicuro che Nadal possa tornare a vincere quanto un tempo ed essere di nuovo il migliore di tutti, conquistando i tornei del Grande Slam e tornando al numero uno del mondo. Se è in buona salute, può ancora essere il migliore”. Parole che al tempo suonavano come delle illusioni, buone per il “titolone” ma decisamente esagerate, mentre otto mesi dopo profumano di profezia. “Credo – spiegava sempre Moya – che sia solamente una questione di fiducia: nella vita del tennista ci sono degli incontri fondamentali, che possono lasciare il segno. Un match perso 7-6 al quinto set, uno che scappa da una situazione favorevole, una finale andata male. Se vinti aiutano a fare un passo avanti, ma se persi possono produrre un effetto contrario. Rafa ne ha persi alcuni e ha smarrito la fiducia necessaria. Quando tornerà a vincerli, recupererà il livello di sempre”. In fin dei conti, è andata esattamente così. Le maratone australiane di cinque set contro Zverev e Dimitrov l’hanno rinvigorito, dopo che gli ultimi tre match al quinto li aveva persi, nella mente del campione si è riaccesa la scintilla e il resto è venuto di conseguenza, esplodendo non appena sono arrivati i tornei sulla sua tanto cara terra battuta.

“Mi dispiace che Roger non possa giocare il torneo – ha detto Nadal a Cincinnati, nella conferenza stampa pre-esordio – ma ovviamente sono molto felice di tornare al numero uno del mondo. È qualcosa di speciale. Sono successe un sacco di cose dall’ultima volta che ho occupato questa posizione. Ci sono stati degli infortuni e dei momenti molto difficile, ma sono riuscito a conservare la passione e l’amore per il gioco, e questo mi ha permesso di avere la chance di tornare al numero uno. Voglio solo godermi il momento ed essere pronto per giocare un gran torneo. Adesso, per me, è questa la cosa più importante”. L’assenza di Federer gli ha consegnato il primo posto, ma i due restano comunque francobollati in classifica, ragion per cui un buon risultato nel Western & Southern Open (dove in passato ha vinto solo nel 2013) può diventare importante anche in chiave ranking. Se il problema alla schiena dello svizzero si rivelerà meno grave del previsto la leadership mondiale sarà di nuovo in palio allo Us Open, e poi ancora ripetutamente nei mesi a venire, ma iniziare a prendere un piccolo vantaggio può rivelarsi prezioso. “Io e Roger – ha detto Nadal – stiamo disputando una grande stagione, ed entrambi avremo la possibilità di chiudere l’anno da numero uno. Dipenderà dai risultati”. Punti da difendere e attitudine al cemento (specialmente indoor) sembrano dare un piccolo vantaggio a Federer, ma intanto là davanti c’è lui. E superarlo non sarà per niente semplice.
