Raonic non fallisce la prova del nove e vince una dura semifinale contro Berdych, legittimando la qualificazione al Masters. Si giocherà il titolo contro Djokovic, ce ha passeggiato su Nishikori.

Di Cosimo Mongelli – 2 novembre 2014

 

“E’ una bella sensazione, ho giocato ancora molto bene. Ho avuto qualche difficoltà, è vero, ma ho anche trovato le soluzioni per risolverle. So che il mio gioco dipende molto dal mio servizio: nel terzo set ho cercato di semplificare le cose e concentrarmi su quello. Qualificarmi per le ATP World Tour Finals è qualcosa di speciale, significa molto per me”. Sono le parole di Milos Raonic al termine della semifinale con Tomas Berdych. Semifinale vinta al terzo set, al termine di una battaglia. Semifinale vinta, alla fine, con merito. Ci si aspetta una partita dominata dal servizio, ma non è così. L'equilibrio si spezza presto, al quarto gioco, quando è Raonic a ottenere il break. Il canadese non è di certo quello in versione monstre visto contro Roger Federer: se le percentuali sulla prima palla sono sempre mostruose, sulla seconda dà sempre la possibilità a Tomas di rendersi propositivo. Ma la tanto agognata palla del controbreak, per il ceco, non arriva e il canadese riesce a portarsi a casa il set per 6 giochi a 3. Nel secondo set il ceco alza finalmente il suo livello di gioco e comincia a farla da padrone da fondo campo. Nel secondo gioco è proprio l'arma migliore del canadese ad incepparsi e regalare a Tomas l'opportunità di riaprire l'incontro. Doppio fallo ed ecco due palle break per il ceco. Buona la seconda e il set è nelle sue mani. Sul 4 a 1 arrivano altre due opportunità per Tomas, per fare il vuoto. Milos si salva, a fatica, ma è tutto vano. Tre game più tardi Tomas serve per il set e restituisce il 6-3 al suo avversario.

NOLE PASSEGGIA SUL SAMURAI
Si decide, quindi, al terzo. Come il sole all'improvviso, entrambi cominciano a non concedere più nulla al servizio. Ci si avvia, anche sin troppo velocemente, a decidere tutto al tie-break. Ma è Berdych a mandare tutto all'aria. Siamo al dodicesimo gioco. Ci si aspetta un veloce e noiosissimo game e invece ecco il disastro: Tomas viene la brillante idea di commettere due doppi falli, seguiti da un errore grossolano. Due matchpoint spuntati dal nulla serviti a Milos. Al quale basta il primo, per chiudere il set e il match e conquistarsi la seconda finale in carriera in un Masters 1000. Finale che disputerà contro Nole Djokovic, passeggiante sui resti del malcapitato Nishikori. Il giapponese era troppo stanco dopo la nottata di passione per venire a capo di David Ferrer. 6-2 6-3 il punteggio di un incontro durato un'ora e un minuto. Incontro caratterizzato sia dai vincenti del serbo che dagli errori del giapponese, troppo leggero al servizio e mai apparso in grado di impensierire Novak. Un incontro a senso unico che ha comunque regalato vari momenti di divertimento. Nole, forse distratto da cotanta facilità nell'avere la meglio del suo avversario (che l'aveva battuto allo Us Open) sul 3 a 1 del secondo set si perde e restituisce il break appena conquistato. Prova a restituirne un secondo anche due game più tardi. Ma, forse colto dal dubbio che rimettere in vita un giapponese non è un'idea geniale, ricomincia a prenderlo a pallate. Concedendosi anche un litigio con il giudice di sedia, dopo un warning invero poco sensato. La finale numero 30 in un Masters 1000, terza a Bercy, arriva pochi istanti dopo. “Era ovvio che Kei fosse stanco e forse aveva un problema fisico che gli impediva di servire al meglio. Io invece l'ho fatto in maniera eccellente nei momenti chiave della partita, mettendogli pressione per i suoi turni di battuta” ha detto il serbo. E sulla finale ha aggiunto: “La chiave è rispondere il più possibile e allungare gli scambi. Di certo non è un'esperienza piacevole giocare contro chi serve a 200 km/h”.

 

MASTERS 1000 PARIGI BERCY

Semifinali

Novak Djokovic (SRB) b. Kei Nishikori (GIA) 6-2 6-3

Milos Raonic (CAN) b. Tomas Berdych (CZE) 6-3 3-6 7-5