Forte di una struttura impressionante e disponibilità economiche illimitate, il China Open non si accontenta dello status di ATP 500. Secondo il condirettore Thomas Ross, il calendario potrebbe sopportare due Masters 1000 consecutivi (Pechino e Shanghai), come peraltro accade in altri periodi. “Speriamo che prima o poi l'ATP riconosca quello di cui siamo capaci”.

Soldi e strutture non mancano. Il China Open di Pechino è di gran lunga il più ricco tra i tornei ATP 500, con un montepremi di oltre 4 milioni e mezzo di dollari. Per intenderci, più del doppio rispetto a Tokyo. E chi perde al primo turno incassa ben 25.000 dollari. Quanto agli impianti, ci sono tre stadi di ottimo livello tra cui l'immenso Diamond Court (in grado di ospitare 15.000 spettatori). Tenendo conto che in campo femminile ospita già un Premier Mandatory, ci sono tutte le premesse per una crescita. E gli organizzatori lo sanno: Thomas Ross, condirettore dell'evento, ha rivelato che l'obiettivo è ottenere l'upgrade a Masters 1000. “Nel calendario maschile vogliamo crescere di livello, abbandonare la categoria degli ATP 500 e diventare un “1000” – ha detto – vogliamo farcela perché abbiamo tutto il necessario: le risorse economiche , le strutture e il sostegno del governo. Inoltre, la città di Pechino ha le infrastrutture necessarie. Speriamo che, prima o poi, l'ATP possa riconoscere quello che siamo e di cui siamo capaci. Ci siamo quasi arrivati e la Cina lo merita”. Frasi scontate, che raccontano l'evidenza. Basta vedere le immagini che filtrano dalla TV in questi giorni per rendersi conto della magnificenza pechinese. I problemi sono due: la Cina ospita già un Masters 1000, a Shanghai, peraltro molto apprezzato dai giocatori. E poi c'è un pubblico non sempre entusiasta. Capita spesso che non ci siano troppi spettatori, soprattutto nei match meno importanti. Anche Shanghai, nonostante abbia vinto più volte l'Award come miglior Masters 1000, è quello con meno pubblico. Al di là di questo, la differenza tra Pechino e alcuni ATP 500 è impressionante, per non dire imbarazzante.

UN TORNEO CHE MERITA DI PIÙ
Tornei come Rio de Janeiro, Washington e altri non possono reggere il paragone. Eppure, nonostante i maxi-investimenti, non hanno mai avuto Roger Federer e quest'anno hanno incassato le assenze di Nadal, Djokovic e Murray. Un tabellone con tre soli top-10 è quasi un insulto per la capitale della Cina. “Se Djokovic non avesse vinto lo Us Open e non ci fosse stata la Laver Cup, probabilmente sarebbe stato qui – ha detto Ross, che pure gli aveva offerto una wild card e ha sperato fino all'ultimo – avendo lavorato per Octagon e rappresentato degli sportivi, non mi aspettavo che sarebbe venuto dopo i risultati ottenuti e le scelte di programmazione. Onestamente preferisco così che avere un giocatore non in grado di rendere al massimo”. Tuttavia, Ross ritiene che il pubblico cinese sia abbastanza maturo da apprezzare un'offerta che comprende Del Potro, Zverev e Dimitrov (anche se quest'ultimo è uscito al secondo turno). Il torneo ha compiuto 15 anni. “Ormai siamo nel 2018, non più nel 2008: la gente conosce i giocatori. In passato ci poteva stare che i fan non fossero interessati a un evento senza Federer, Nadal, Djokovic o Serena Williams. Adesso non è così: per intenderci, lunedì notte c'erano 8.000 persone sul Lotus Court a seguire il doppio di Del Potro contro Zverev-Rublev”. Nel frattempo, Pechino non si è mai fermata: lo staff lavora costantemente per migliorare l'esperienza per i giocatori e gli spettatori. Chissà se l'ATP sarà davvero intenzionata a creare un decimo Masters 1000, visto che Pechino non può certo prendere il posto di Shanghai e gli altri – tutto sommato – godono di buona salute. Secondo Ross, il calendario è in grado di sopportare due tornei così grandi, uno dopo l'altro. “Accade già negli Stati Uniti e in Europa – ha detto Ross – con una crescita, il nostro evento potrà crescere ed evolversi”. Il calendario già propone Indian Wells-Miami, Madrid-Roma e Canada-Cincinnati: avremo mai il quarto tandem di Masters 1000?