Srdjan Djokovic, padre di Nole, rompe un silenzio di tre anni e dice di tutto a Newsweek. In particolare, ritiene che il figlio sia un dono di Dio “e noi abbiamo fatto il possibile per esaudire un desiderio divino”. Quell'atteggiamento di Federer che non gli è andato giù… 

Sono passati i tempi in cui si presentava in tribuna con una t-shirt raffigurante il volto del figlio. Per fortuna, anche quelli in cui “ha rischiato di morire” per stessa ammissione di Novak Djokovic. Subito dopo il successo alle ATP World Tour Finals nel 2012, il serbo corse in Germania al capezzale di papà Srdjan. Problemi di salute mai specificati rischiarono di portarglielo via. Per fortuna si è ripreso e non ha perso la sua verve polemica, peraltro già espressa tre anni fa in un'intervista concessa al quotidiano serbo “Kurir”. All'epoca fece sapere che nei primi anni aveva chiesto aiuto agli usurai, perché chi di dovere non aveva creduto nel progetto Djokovic. E tirò più di una frecciata a Rafael Nadal e Roger Federer, i più grandi avversari del figlio. Il primo avrebbe smesso di essere suo amico dopo che Nole aveva preso a batterlo regolarmente, mentre Roger “gli aveva mancato di rispetto" e avrebbe cercato di "screditarlo quando ha capito che sarebbe stato il suo successore”. Fu proprio Nole a dissociarsi dalle opinioni del padre: ormai ha capito che la diplomazia è fondamentale, soprattutto a certi livelli. Fu proprio per questo, anni fa, che rinunciò alle imitazioni dei colleghi. Ma il padre continua ad essere una figura vivace: oggi ha 54 anni, non gira più per il mondo e si limita a gestire il Novak Cafè and Restaurant di Belgrado, locale sempre più trendy che non ha nulla a che vedere con il ristorante-pizzeria di Kopaonik, azienda di famiglia quando Novak era un ragazzino. Dopo tre anni di silenzio, Srdjan Djokovic è tornato a parlare e ha scelto Newsweek,, importante rivista americana che curiosamente è stata il title sponsor del torneo di Indian Wells fino a qualche anno fa. Con l'ausilio del terzogenito Djordje, papà Djokovic non le ha mandate a dire. Qui sotto, alcuni dei passaggi più significativi del Srdjan-Pensiero, l'uomo nato in Kosovo e trasferitosi a Belgrado all'età di 19 anni.

 

“A differenza dei paesi occidentali, noi vogliamo essere al 100% nella vita di un figlio fino alla fine. Tra noi esiste un amore incondizionato. Quando Novak aveva due anni e mezzo ci siamo trasferiti a Kopaonik, dove abbiamo aperto il ristorante e un business di attrezzature sportive. E' lì che i nostri figli hanno imparato a vivere”.

 

“Novak ha iniziato a giocare a tre anni. Mentre costruivano un campo davanti al nostro ristorante, lui portava civo e bevande agli operai. Ho notato l'amore nei suoi occhi quando vedeva il campo da tennis, così ho comprato una racchetta colorava con una pallina di spugna. E' diventato subito il suo giocattolo preferito. A 4 anni tirava già il rovescio già come oggi”

 

“Trascorrere otto mesi all'anno in montagna è stato importante perché, durante la guerra, non avevamo modo di vedere o sentire cosa succedeva nelle grandi città”.

 

“Racconto un aneddoto inedito: quando Novak aveva quattro anni, mio fratello (proprietario di una boutique) voleva regalargli una giacca, ma lui non l'ha voluta. Motivo? “Se la dai a me, non potrai venderla”. Inoltre gli riportava sempre il pallone da calcio dopo che aveva giocato per due ore”.

 

“Nessuno ci voleva aiutare, ho dovuto fare tutto da solo. Per 10 anni sono sempre stato insieme a lui. Ovunque andassimo, tutti gli altri avevano coach o fisioterapisti. Tutti, tranne noi. Io sono stato allo stesso tempo madre, padre, allenatore e fisioterapista di Novak! Avevo una grande pressione, ho dovuto prendere decisioni difficili. Contava solo lui, tutto il resto era in secondo piano. Purtroppo Marko e Djordje non hanno avuto nemmeno l'1% dell'entusiasmo che ho trasmesso a Novak. Peccato, perché avrebbero potuto fare grandi cose. Ma Novak ha prosciugato tutta la mia energia. Non ne avevo più”.

 

“E' stata dura lasciarlo andare via. Aveva quasi 13 anni quando si è spostato a Oberschleissheim, a 30 km da Monaco di Baviera, presso l'Accademia di Nikki Pilic. Lì si vive solo per il tennis e per lui è stata una grande esperienza. Di solito Pilic non prende i ragazzi sotto i 14 anni, ma non voleva che Djokoic gli scappasse via”.

 

 

“Una volta, presso il Tennis Club Partizan, un signore anziano gli chiese. “Perchè fai 20 minuti di stretching prima e dopo ogni allenamento?”. Lui rispose così. “Ogni volta che faccio esercizi dopo un allenamento, beh, allungo di un giorno la mia carriera”. Tenere il corpo in perfette condizioni è importante, ed è per questo che Novak non si infortuna quasi mai”.

 

“Novak ed Andy Murray hanno giocato qualsiasi torneo insieme da junior e non hanno mai avuto problemi. C'è un grande rispetto tra loro. Novak è sempre stato il migliore, ma Andy gli era subito dietro. Come adesso!”

 

“Credo che Novak sarà ricordato come il più grande di sempre. Lo dico sin da quando ha iniziato a giocare. Di sicuro sarà uno dei migliori atleti di sempre. Novak è stato mandato da Dio: noi, come famiglia, abbiamo cercato di avverare il desiderio di Dio. Credo che possa vincere altri 10 Slam”.

 

 

“Quando la Serbia ha giocato in Svizzera in Davis, nel 2006, Novak aveva appena 19 anni e un problema respiratorio che lo metteva in difficoltà negli scambi e nei match lunghi. Federer ha cercato in tutti i modo di mancargli di rispetto per quel problema. Era il miglior giocatore di tutti, ma non una bella persona. Nessuno ha mai trattato Nole in quel modo. Non capisco perché giochi ancora a tennis, a 34 anni. Murray: sono cresciuti insieme, sono ottimi amici anche se in questo momento non possono esserlo perché sono rivali in campo, ma si ritroveranno a fine carriera. E' lo stesso per tanti altri giocatori: Gasquet, Monfils, Tsonga, Del Potro, Raonic e Ferrer. Nadal è stato una leggenda, ma il suo gioco è molto diverso da quello di Novak e Roger. Ha speso troppo: con un tennis come il suo è dura mantenersi a certi livelli. Ma il tennis ha ancora bisogno di Nadal, speso che possa giocare bene altri 2-3 anni.

 

“Boris Becker era un giocatore diverso da Novak, però ha già vissuto quello che Nole sta attraversando adesso. Gli ha confidato gli errori che ha commesso, cercando di non farglieli ripetere. Per un lungo periodo, Novak non sapeva gestire bene le energie durante i match, sprecava troppo. Adesso ha imparato e possiede abbastanza energia per vincere partite e tornei”.

 

“Murray possiede un grande talento, uno dei più grandi di sempre, ma non ne utilizza una buona parte perché non è calmo, si innervosisce molto facilmente. Quando inizia a perdere va in difficoltà e sembra perso. Parla con il suo clan e si distrae. Se impara a calmarsi avrà una carriera ancora migliore. Sarei contento se Andy raggiungesse il suo potenziale. Quando Federer e Nadal erano i più forti, Nole ha cambiato tutto del suo gioco perché aveva l'obiettivo di batterli: adesso Murray dovrebbe fare lo stesso”.

 

“Nole è un simbolo per la Serbia, ma lui è l'unico punto luminoso del tunnel. Sono preoccupato per il paese e la sua gente. Nole è un idolo per quello che ha fatto, ha dimostrato che si può raggiungere l'impossibile solo con la famiglia accanto, ma in Serbia non c'è niente a parte lui”

 

“Quando ha battuto Federer allo Us Open 2011, la gente tifava tutta per lo svizzero. Ma dopo il match ha detto loro che sono il miglior pubblico del mondo: questa si chiama forza mentale. Mentre facevano il nome di Roger, lui immaginava che facessero il suo. Quando si sarà ritirato, ci sarà ancora maggiore rispetto per i suoi successi”.