Già ieri avevo osservato brevemente il giovanissimo CAG (acronimo necessario per Carlos Alcaraz Garfia) superare al primo turno il triestino Dambrosi (classe 2001), un giovanotto assai ben piazzato con un pregevole rovescio monomano che mi fa piacere citare in quanto protagonista di un incontro molto positivo, tra l’altro neppure nel suo habitat preferito, almeno osservando le sue caratteristiche fisiche e tecniche. All’angolo dello spagnolo sedeva nientemeno che Juan Carlos Ferrero, un nome e una garanzia, come recitava quella pubblicità: il ragionamento che ne consegue è che se un personaggio di tale prestigio e capacità (ha già allenato Zverev e certamente non gli sarebbero mancate altre proposte) decide di impegnarsi in un progetto di così lungo termine, evidentemente intravede delle potenzialità immense. Emilio Nava, aldilà della nazionalità ufficiale, vive e pratica in Spagna, nella medesima accademia del suo rivale, la Equelite Sport Academy, nella piccola cittadina di Villena, poco distante da Alicante (a questo proposito vi anticipo che il Direttore ha intervistato sia CAG sia Juan Carlo Ferrero per un servizio che verrà pubblicato nel prossimo numero di Tennis Italiano). In ogni caso, non si direbbe trattarsi di una sorta di derby: i ragazzi non appaiono per nulla condizionati dalla conoscenza stretta, forse anche amicizia, tanto che Ferrero a fine match non mancherà di far notare al suo giovane collega che segue specificatamente Nava, una situazione in cui avrebbe dovuto comportarsi diversamente. E, tutto sommato, aveva ragione.
Il match è stato magnifico e combattuto, come basterebbe lo score a far capire: ha vinto Nava con il punteggio di 64 57 76 (5), in oltre tre ore di gioco e in una della più belle ed emozionanti partite che il torneo abbia offerto nelle ultime edizioni. Emilio ha approfittato di un calo fisico di Alcaraz Garfia, colpito dai crampi, per recuperare un terzo set che pareva compromesso, ma nel complesso ha meritato il successo, considerato che già nel secondo set aveva mancato diverse opportunità per chiudere il match. Il finalista dell’ultimo Australian Open (ricordo che Musetti lo superò al termine un tie-break infinito, 14-12) ha compiuto un ottimo salto di qualità nell’ultimo anno: per dire, solo la scorsa stagione perdeva da Davide Tortora al primo turno del torneo di Santa Croce. Sebbene la terra non rappresenti la sua superficie preferita, frenando la potenza di servizio e dritto, ha giocato una partita di grande intensità, carattere e freddezza, abile anche nel gioco di rimbalzo nei pressi della rete, qualità molto rara in chi preferisce usare la clava. Di contro, l’osservato speciale ha lasciato l’impressione di un giocatore già formato in tanti aspetti, con tutte le cose già al loro posto, anche se bisognose di cura: un tennis efficacissimo, con pochi fronzoli e costruito in funzione dell’efficienza e dell’incisività, più che del piacere meramente estetico. Ricorda incredibilmente, pur nella diversità, quello del tennista al quale si ispira (indovinate un po’?). Da segnalare come, al momento del tie-break decisivo, ho contato almeno 500 persone assiepate intorno al campo 8, pur con la visione limitata ad un solo lato, come costringe il campo 8.

Nel torneo femminile, Federica Rossi ha battuto la russa Pepelyaeva: il prossimo match sarà lo spartiacque del suo torneo: affronterà infatti l’attesa statunitense Hurricane Black, testa di serie 2. Pensate che i genitori hanno chiamato la sorella, anche lei tennista, Tornado: una delle storie curiose di cui parleremo nei prossimi giorni.