Una volta centrato l'obiettivo, Andy Murray non sembra più affascinato dalla leadership ATP: “Dovessi scendere al numero 2 ATP, non sarebbe la morte di nessuno. La mia vita è ok”. Lo scozzese torna a Dubai dopo un mese di stop, in cui si è fermato perché ha avuto…il Fuoco di Sant'Antonio.

La sconfitta negli ottavi dell'Australian Open contro Mischa Zverev risale a più di un mese fa. Da allora, Andy Murray si è preso un po' di riposo. Un po' forzato, un po' no, ma lo meritava. La corsa al numero 1 ATP a fine 2016 lo aveva prosciugato. Adesso che ce l'ha fatta, lo scozzese è più sereno. Talmente sereno che, dopo aver centrato il traguardo, ne ha perso il fascino. Parlando con i giornalisti a Dubai, alla vigilia dell'esordio contro Malek Jaziri (ore 16, diretta SuperTennis e Dubai Sports 3), miglior tennista arabo del tour (nonché numero 1 africano), ha quasi snobbato il ranking ATP. “Non ho bisogno di restare al numero 1 – ha detto Andy – non succederà niente di male se dovessi scendere al numero 2. La mia vita è ok, non muore nessuno. Va tutto bene. Ovviamente voglio provare a restarci, sono motivato a farlo. Sul finire della scorsa stagione ho giocato tantissimo: ha funzionato, ma non penso che sia necessariamente una cosa positiva”. Ripensando al 2016, Murray ha il rimpianto di inizio stagione, dove ha giocato piuttosto male a Indian Wells e Miami. “Avessi fatto meglio, mi sarebbe servito nel resto dell'anno. Adesso vorrei giocare un buon tennis in tutti tornei e non avere momenti di flessione, come invece mi è capitato l'anno scorso. Tra l'Australian Open e Monte Carlo ho vinto appena due partite in due mesi e mezzo: voglio evitarlo di nuovo”. Proprio in virtù del “marzo nero” di dodici mesi fa, Andy è abbastanza sicuro di restare in vetta fino al Roland Garros, specie se dovesse fare bene negli Stati Uniti.

IL FUOCO DI SANT'ANTONIO
I problemi arriverebbero dopo, ma a quanto pare non gli interessa. E' come se la leadership mondiale fosse uno sfizio, più che un obiettivo. La libidine psicologica di poter dire: “Sono stato il numero 1” nel periodo in cui Djokovic, Federer e Nadal sono ancora in attività. Adesso Andy, papà felice e uomo realizzato, punta alle vittorie di tappa, magari a rimpinguare il bottino di Slam. Ma se ne parlerà tra maggio e giugno: adesso c'è da giocare l'ATP 500 di Dubai. Sarà un test importante perché, oltre al riposo, in questo mese si è dovuto dedicare alla salute. Al ritorno dall'Australia ha scoperto di avere un herpes zoster, il famoso Fuoco di Sant'Antonio. A Melbourne non si era accorto di niente, ma al ritorno a casa si è fatto visitare e gli hanno prescritto due settimane di riposo. “Ho dovuto rallentare per po', ma adesso sto bene e mi sono allenato bene nelle ultime due, due settimane e mezzo”. Dubai rappresenterà un'occasione di riscatto dopo la pesante (e inattesa) batosta di Melbourne. “Ovviamente la sconfitta mi ha deluso e sento che avrei potuto fare meglio alcune cose – ha detto – quella partita mi ha insegnato qualcosa. Adesso spero di giocare bene qui”. A Dubai potrebbe esserci una bella finale contro Roger Federer, partito ottimamente. Ma prima c'è da battere Jaziri, alla sua sesta apparizione a Dubai: “Non ci siamo mai neanche allenati insieme, ma lo conosco. Ha talento, tira molto rovesci in slice, è aggressivo con il dritto…penso che gli piacciano le condizioni di Dubai, quindi dovrò essere ben concentrato”.