Prima vera intervista di Potito Starace da quando si è sollevato il polverone-scommesse. Alla Gazzetta dello Sport proclama la sua innocenza e svela una parte delle future strategie: “Intercettazioni in cui emergono i miei stupore e rabbia per essere finito in una storia di cui non sapevo nulla”. 

Alla fine anche Potito Starace ha scelto di parlare. Da quando, il fatidico 15 ottobre 2014, i giornali hanno pubblicato le prime intercettazioni sul presunto scandalo scommesse, il campano aveva tenuto un profilo molto basso, salvo qualche dichiarazione rilasciata al Mattino: normale, essendo il giornale di Napoli, emblema di una città e di una regione a cui è particolarmente legato (anche se adesso risiede a Roma). Si era sempre proclamato innocente, ma non era mai uscito un vero botta e risposta con il presunto “autore materiale” della combine. Già, perché secondo l'impianto accusatorio l'organizzatore era stato Daniele Bracciali, ma a Barcellona, il 19 aprile 2011, in campo c'è andato lui, Potito da Cervinara, ex numero 27 ATP e ottimo giocatore di Coppa Davis, dove vanta un bilancio di 21 vittorie e 6 sconfitte, che diventa 15-1 se lo limitiamo al singolare. Ha sempre giocato, sempre risposto alle convocazioni anche in anni di difficili relazioni tra i giocatori e la Davis. E' giusto ricordarlo, anche se tutto questo non ha alcun valore quando l'oggetto della discussione è una presunta combine. Le parole di “Poto”, dicevamo. Per dire la sua ha scelto la Gazzetta dello Sport e un'intervista a firma di Federica Cocchi. Il campano esprime concetti già noti, proclama con vigore la sua innocenza, ma fornisce anche un paio di spunti interessanti, forse non troppo evidenziati. In primis, sottolinea che il 19 aprile 2011, a Barcellona, non stava bene.

 

“Del match a Barcellona per cui mi accusano io stavo davvero male, e l'ho ripetuto più volte. Non ho mai cambiato versione dei fatti perché non devo nascondere niente”.

 

In sede dibattimentale è stata proposta un'analisi del dottor Riccardo Agricola (sì, proprio l'ex medico della Juventus, noto per altre vicende) in cui si dice che Potito soffre di spondilite sin da piccolo e quindi, per alleviare i dolori alla schiena, deve prendere medicinali che provocano mal di stomaco. La sentenza afferma che tale aspetto non ha alcun rilievo, perché si sarebbe ritirato per un mal di stomaco causa da un virus (dunque non collegato all'assunzione di medicinali). Non è possibile entrare nel dettaglio clinico della vicenda, anche perché il tabellone ATP scrisse semplicemente “stomach” come ragione del suo ritiro. Se è vero – come dice la sentenza – che le due cose non sono collegate, nulla avrebbe però impedito un altro tipo di malanno. In assenza di documentazioni mediche sul quel ritiro (magari sono state prodotte, ma nella sentenza non ce n'è traccia) siamo nel campo delle ipotesi. In due parole: Potito dice che stava male, il Tribunale non gli ha creduto. Tutto qui.

 

Ancora più significative alcune battute sulla strategia difensiva in sede d'appello.

 

“Dimostreremo che non c'entro niente con tutta questa storia. Useremo gli argomenti già portati in primo grado e informazioni del processo di Cremona che al momento della decisione non erano ancora disponibili. Tra questi, in particolare, alcune mie intercettazioni del periodo in cui vennero pubblicate le prime notizie di questa storia sui giornali (…) Si capisce chiaramente il mio stupore e la mia rabbia per essere stato catapultato in una situazione di cui non sapevo assolutamente niente”.

 

Questo è un punto molto importante. Per la prima volta entrano in scena intercettazioni di Starace. In tutta la vicenda, infatti, colpisce come il campano non sia mai (mai!) coinvolto direttamente nelle intercettazioni. Su questo punto, la sentenza è molto debole. L'assenza di conversazioni con Potito presente viene giustificata da un verbale di Manlio Bruni, in sostiene che Bracciali lo avrebbe contattato e che “pur dichiarando la sua disponibilità ad aderire al progetto illecito, non voleva assolutamente essere contattato direttamente, delegando quindi in questo modo allo stesso Bracciali ogni iniziativa” (pag. 23). Il suo coinvolgimento viene nuovamente ipotizzato a pagina 40, quando viene citata la sua presenza “ad alcune cene conviviali tenute ad Arezzo”. Tale informazione arriva dalle deposizioni di Manlio Bruni e Roberto Goretti. Insomma, nel caso di Starace non esiste effettivamente alcun appiglio concreto (se non qualche indizio sparso) per dimostrare che fosse a conoscenza dei progetti “illeciti”. La sentenza di radiazione – di fatto – nasce da una serie di intercettazioni in cui l'unico tennista coinvolto sarebbe Daniele Bracciali: il quale, come sapete se avete seguito la vicenda su TennisBest, nega categoricamente di essere il famigerato “Braccio 2”. Resta da capire cosa avrà detto Starace nelle intercettazioni che saranno proposte in fase d'appello. Chi lo conosce conferma che ha un carattere piuttosto fumantino, come peraltro aveva già mostrato anni fa quando il Capri Sports Academy (squadra per cui giocava in Serie A1) rischiava l'esclusione dal Campionato. Fonti molto attendibili sostengono che prese molto male la vicenda (che peraltro, almeno quell'anno, si risolse con un nulla di fatto e il club giocò ugualmente). Lui stesso, parlando con la Gazzetta, dice “si capisce chiaramente il mio stupore e la mia rabbia”. L'impressione – ma è solo un'impressione – è che tali intercettazioni abbiano un valore indiziario e non probatorio. Tuttavia, visto che la sentenza è basata esclusivamente su intercettazioni e indizi, può darsi che la sua difesa abbia pensato: “Beh, se per voi le intercettazioni sono così importanti…noi ve ne mostriamo altre in cui emerge l'estraneità del nostro assistito!”.

 

Dal resto dell'intervista non emerge granché: di certo non si entra nel tecnico, forse perché lo stesso giocatore è stato consigliato di non parlarne. Anche lui – come aveva fatto a suo tempo Bracciali, e noi gliel'avevamo fatto presente – ha ricordato di aver sempre “dato tutto durante la mia carriera e soprattutto per la maglia azzurra”. Affermazione legittima, ma che non può avere valore sull'oggetto della discussione. Infine, oltre a ricordare chi gli è stato vicino in questa storia (a giudicare da quanto si legge sui social network sono in molti), si è tolto un mezzo sassolino dalla scarpa. “In compenso mi hanno voltato le spalle soltanto persone poco importanti nella mia vita”. Magari, a cose fatte, potrà dire a chi si riferiva, specie se si tratta di qualcuno che opera – a vario titolo – nel mondo del tennis.

 

L'argomento sta finalmente avendo una certa eco nei media, che forse si sono accorti (in ritardo) che qui è in ballo molto di più che il destino (cosa peraltro importante) di due giocatori e di due persone, ma soprattutto la credibilità del mondo che amiamo. Noi ne siamo convinti sin dal fatidico 15 ottobre 2014 e continueremo su questa linea, con l'obiettivo di informare nel modo più corretto e preciso possibile e con il privilegio di poterlo fare senza alcun condizionamento, se non quello della nostra coscienza umana, civile e giornalistica.