Laura Robson caccia anche Miles Maclagan: è il secondo licenziamento in pochi mesi. La britannica ha quasi 20 anni, ma un atteggiamento ancora troppo capriccioso. 
Ancora 19enne, Laura Robson è già molto popolare in Gran Bretagna

Di Riccardo Bisti – 16 ottobre 2013

 
Il 2013 doveva essere l’anno della consacrazione per Laura Robson. Non è andata proprio così: delusa per i risultati, la giovane britannica ha silurato il secondo coach in pochi mesi. Prima del Roland Garros c’era stata la dura separazione con Zeljko Krajan, mentre l’umiliante sconfitta a Osaka contro Kimiko Date (24 anni più anziana di lei) ha sancito la fine della collaborazione con Miles Maclagan, ex discreto giocatore britannico noto soprattutto per aver allenato Andy Murray. In realtà, era un sodalizio nato senza futuro. Maclagan è stato scelto (a giugno) perchè in quel momento non c’era niente di meglio su piazza. Lo staff della Robson aveva cercato qualcuno di più esperto nel circuito WTA, ma senza risultati. Pare che ci fosse stato un contatto con Michael Joyce, ex allenatore di Maria Sharapova, ma quest’ultimo era impegnato con la giovane Jessica Pegula. Maclagan ha un discreto background nel circuito maschile (oltre a Murray, aveva lavorato con Marcos Baghdatis e Philipp Kohlschreiber), ma non aveva alcuna esperienza nel settore femminile. Ha esordito con umiltà: “Devo imparare molto sul tennis femminile, poi non ho mai studiato a fondo il gioco di Laura. Ho bisogno di conoscerla a fondo”. L’inizio è stato discreto, con il buon ottavo di finale a Wimbledon (perso con qualche rimpianto contro Kaia Kanepi), poi i risultati sono via via peggiorati. In sintesi, la Robson ha giocato benino negli Slam (terzo turno anche a Melbourne e New York), mentre non ha raccolto granchè nel circuito WTA. E la classifica rispecchia queste difficoltà: a inizio stagione era numero 53 del mondo, mentre oggi è numero 46. Tenendo conto che non giocherà più da qui a fine stagione (“Adesso mi prenderò un paio di settimane per ricaricarmi e fisicamente e mentalmente”), potrebbe solo peggiorare. Insomma, è stato un 2013 di transizione. Non fosse che Laura deve ancora compiere 20 anni si parlerebbe di stagione deludente. Ma il tempo è ancora dalla sua parte.
 
La Robson non viene criticata per le sconfitte, ma per una professionalità così così. Ha meno di 20 anni ed è normale che abbia voglia di divertirsi (anche se in un’intervista shock di qualche tempo fa etichettò in modo poco gentile diverse colleghe perchè si concedevano troppo facilmente agli spasimanti), ma coach Zeljko Krajan, silurato in primavera, ne ha criticato gli atteggiamenti. “Avevamo una mentalità differente. Mi aspettavo molto da lei, ma non era abbastanza matura per fare un certo tipo di lavoro. Deve essere più seria e severa con se stessa, non solo nei grandi tornei”. A giudicare dai risultati, sembra che Krajan avesse ragione. D’altra parte, all’angolo di Dinara Safina, l’aveva condotta al numero 1 WTA. Tuttavia pare che il coach croato chieda molto ai propri giocatori: evidentemente la Robson non era pronta a sottoporsi a chissà quale carico di lavoro, così come non la era Dominika Cibulkova, che diede il benservito a Krajan dopo una breve collaborazione. A quasi 20 anni, la Robson ha assolutamente bisogno di trovare stabilità nel suo set-up professionale. Con Maclagan ha lavorato appena quattro mesi, con un bilancio di 10 vittorie e 8 sconfitte. Un lasso di tempo troppo breve per valutare la qualità di un coach, ma probabilmente mancava la fiducia sin dall’inizio.
 
Da parte sua, il coach scozzese ha preferito non commentare. In effetti, non è mai stato presentato come coach “ufficiale” della Robson, e non ha mai nascosto una certa preferenza per il circuito ATP. “Lo rispetto molto come coach e come persona, sicuramente andrà avanti la nostra amicizia” ha scritto la Robson nei suoi account sui social network. Fonti piuttosto attendibili dicono che farà un salto presso l’Accademia di Nick Bollettieri in attesa di trovare un nuovo coach. Il problema della Robson sta in una personalità ancora troppo esuberante. Maclagan è già il quarto coach della sua giovane carriera: prima di Krajan e Maclagan, infatti, aveva lavorato con Patrick Mouratoglu (prima che arrivasse il ciclone Serena Williams) e con l’olandese Martijn Bok. Troppi cambi, troppa instabilità per una ragazza dalle immense potenzialità e dal passaporto “pesante”. I genitori continuano a trattarla ancora da bambina (non le hanno ancora fatto avere una carta di credito), ma gli sponsor se la contendono e l’abbiamo già vista (troppo?) spesso sulle passerelle. Ad oggi, la Robson non ha ancora combinato nulla. L’allarme non è ancora rosso, ma dovrà sbrigarsi a trovare una guida che sia in grado di accompagnarla per i prossimi 4-5 anni, quando dovrà diventare una delle giocatrici più importanti del decennio. Nel frattempo, è già partito il toto-coach: sono già circolati i nomi di Michael Joyce (di nuovo), Thomas Hogstedt (ma dovrebbe accasarsi con la Wozniacki), Robert Van't Hof e Nigel Sears, britannico, reduce dalla separazione con Ana Ivanovic.