Il giovane americano ha guadagnato 60 posizioni in due mesi. Il segreto? Ha iniziato a scrivere le sue sensazioni al computer e condividerle con il suo coach, il 28enne Billy Heiser. Risultato? Ottavi a Wimbledon e prima semifinale ATP… 

A volte la crescita può nascere da un PC. Avete letto bene: un notebook dal contenuto segreto è all'origine della crescita di Denis Kudla: in un paio di mesi, il giovane yankee è volato dal numero 139 al numero 79 ATP. Una salita impetuosa, culminata con gli ottavi a Wimbledon (migliore americano) e la prima semifinale ATP in carriera, ad Atlanta. La svolta è arrivata dopo il Roland Garros, quando ha iniziato a lavorare con Billy Heiser. Come prima cosa, il neo-coach gli ha detto di provare ad autovalutarsi. Kudla l'ha preso sul serio e ha iniziato a scrivere a volontà: dopo ogni partita, ogni allenamento, persino nel tempo libero, si appuntava pensieri e sensazioni sul suo gioco. Dopodichè, ha creato una cartella condivisa con Heiser. Non sappiamo se abbiano usato Dropbox, Google Drive o chissà cos'altro. Sta di fatto che Denis ha preso a vincere. “All'inizio i suoi pensieri erano un po' sparsi – ha detto Heiser – ma quando ha iniziato a scrivere con frequenza, le opinioni sono diventate più chiare e concise. Adesso ha un approccio coerente, ogni giorno, e lavora al meglio delle sue potenzialità”. Con il nuovo metodo, Kudla ha ottenuto il best ranking, tornando tra i top-100 dopo due anni. Non gli è andata benissimo a Washington, dove ha perso al primo turno contro Blaz Rola: gli è girata male nel tie-break decisivo (sotto 6-1, ha vinto quattro punti di fila ma non ha ultimato la rimonta). Poco male: avrà avuto più tempo per preparare le qualificazioni di Montreal, mentre è probabile che gli diano una wild card al Masters 1000 di Cincinnati. Ma come ha fatto, il ragazzo di origini ucraine, a rovesciare la sua carriera in due mesi?


LA MENTE LIBERA DI DENIS

Le note di autovalutazione sono importanti, ma secondo lui sono state decisive le osservazioni di Heiser. “Billy ha affrontato l'aspetto mentale molto di più di qualsiasi altro coach. Questo mi ha permesso di liberare la mente e giocare meglio. Con questa nuova mentalità riesco a controllare tutto quello che è possibile controllare. E quando riesci a farlo, le preoccupazioni sono molte meno”. Però c'è qualcosa che Kudla non può controllare, almeno non al 100%: la salute. L'anno scorso aveva raggiunto il secondo turno a Wimbledon ed era molto felice, perché finalmente la scelta di diventare professionista a 16 anni iniziava a pagare. In ritardo, ma in fondo che importava? Un paio di settimane dopo, quando si è spostato a Binghamton per giocare un torneo challenger, è finito all'ospedale. Gli faceva male la gola, ma sapeva bene che il problema era un altro. Gli hanno diagnosticato la mononucleosi, sempre più “malattia dei tennisti”. Anche un medico della natia Arlington ha confermato la diagnosi. “E' stata una mattonata – racconta oggi – la prospettiva di restare fermo per due mesi, senza toccare racchetta, mi spaventava un po'. Ma riprendermi lentamente è stato molto emozionate”. E' tornato in campo entro il 2014, ma i risultati non erano granché. E così, in avvio di 2015, ha pensato per la prima volta di lasciare la USTA, con cui lavorava da quattro anni. Voleva soltanto cambiare. Il destino gli ha dato una mano facendogli incontrare Heiser, che ha appena 28 anni e non ha mai giocato nel tour. “Lavorare con lui è un gioco da ragazzi – dice il coach – ho visto un enorme crescita nel suo gioco”. L'accordo è stato perfezionato prima del Roland Garros, ma il lavoro è iniziato solo dopo il ritorno negli States. Heiser voleva fare almeno 10 giorni di allenamento.

TRA WIMBLEDON E FERRER
Risultato? A Wimbledon è arrivato negli ottavi, migliore americano, cedendo in quattro set a Marin Cilic. “Dopo Wimbledon ho fatto qualche pensiero un po' folle, tipo che in futuro potrei vincerlo…”. Ma queste cose non c'è bisogno di scriverle. Semmai, continuare ad aggiornare il proprio diario. Dopo la sconfitta con Rola, Heiser ha ricevuto una mail con l'oggetto desiderato: “Denis Kudla ha aggiornato il suo notebook”. Vedere quello che scrive è un aiuto fondamentale per Heiser, perchè gli consente di capire cosa pensa. Obiettivi? Per ora non se ne parla, anche se in fondo gli piacerebbe imitare la carriera del giocatore che ha preso ad esempio: Sampras? Nadal? Djokovic? Macché: David Ferrer. Nella speranza, un giorno, di diventare il protagonista del BNP Paribas Showdown di marzo, la maxi-esibizione cui partecipano alcune leggende del tennis. Nel 2008 lui ci andò nelle vesti di junior, condividendo il campo con Federer e Sampras. Ma all'epoca non aveva un notebook sotto braccio.