La storia (da film) di Dominic Inglot, controfigura di Paul Bettany nel film “Wimbledon”. Aveva smesso, ha ripreso, si è fatto male, ora è un ottimo doppista. E sfida Fabio Fognini.
La locandina del film "Wimbledon", uscito nelle sale nel 2004
 
TennisBest – 17 settembre 2013


Fabio Fognini inizierà la difesa della finale al torneo di San Pietroburgo affrontando il qualificato Dominic Inglot. Per il britannico, numero 941 ATP, sarà la seconda partita in carriera nel tabellone principale di un torneo ATP. La prima risale allo scorso anno, quando si qualificò a Kuala Lumpur. Inglot è soprattutto un doppista (oggi è n. 33 nella classifica di specialità, suo best ranking) ma ha alle spalle una storia molto curiosa. Ve l'avevamo raccontata lo scorso anno. Vale la pena rileggerla oggi. Rispetto ad allora, il suo best ranking è decisamente migliorato. E Wimbledon ha celebrato un vincitore britannico. Vero. 

Di Riccardo Bisti
 
Se pensate che Pete Sampras e Roger Federer siano i tennisti ad aver passato più tempo sul Centre Court di Wimbledon, beh, vi sbagliate di grosso. Il primato appartiene a un biondino inglese di nome Dominic Inglot, 26 anni, numero 82 nel ranking ATP di doppio. Un tennista incapace di emergere in singolare, che nel 2004 ha avuto l’onore di fare la controfigura durante il film “Wimbledon”. Molti lo ricorderanno: una commediola romantica che racconta la storia di un tennista in fase discendente, impersonato da Paul Bettany, sceso al numero 119 ATP. Grazie a Lizzie, tennista come lui (interpretata da Kirsten Dunst), ritroverà la passione per il tennis, vincerà Wimbledon e conquisterà l’amore. Volendo fare un dispetto a Andy Murray, il personaggio fittizio Peter Colt è l’unico inglese ad aver vinto il singolare a Wimbledon negli ultimi 76 anni. Inglot è finito in mezzo alla storia per caso. “Mi allenavo presso il Queen’s Club con Peter Fleming – ha raccontato durante Wimbledon – un giorno è arrivato Pat Cash, consulente tecnico del film, e mi disse che stavano cercando alcune comparse. Nella simulazione bisognava dare l’idea che il centrale e i vialetti di Church Road fossero pieni. Non mi sembrava vero. Poi, mentre provavo gli abiti e tutto il resto, uno degli assistenti mi disse che assomigliavo parecchio al protagonista. ‘Ti andrebbe di fare la sua controfigura?’. Accettai subito”. Inglot pensava di essere uno degli otto prescelti a fare da controfigura, un impegno da 2-3 giorni. Finì che fece tutto lui, impegnandosi per tutta l’estate.
 
La registrazione è durata tre mesi. 90 giorni nei campi secondari, altrettanti sul centrale. “Si lavorava 12 ore al giorno. E’ stato grandioso passare così tanto tempo sul centrale. Da piccolo andavo a vedere le partite, facevo la coda di ore per strappare un biglietto…”. La registrazione della finale consisteva nei palleggi tra Inglot e la controfigura del finalista, l’ex pro britannico Jason Thorpe. C’erano un migliaio di persone che dovevano dare l’idea di un centrale stracolmo. Per questo si spostavano in continuazione alle spalle dei giocatori. “Fu una sensazione strana, anche perché Jason era molto più bravo di me e quando ci allenavamo mi batteva sempre. Ma sul centrale toccò a me vincere”. All’epoca Inglot aveva 17 anni e gli sembrava di essere entrato nel paese dei balocchi. Passò un’estate a contatto con lo Star System. “Ho fatto foto-ricordo con tutti gli attori. Ho trascorso molto tempo con Austin Nichols, l’attore che impersonava il finalista. Mi trovavo molto bene anche con Paul Bettany, anche se in quei giorni era diventato padre e subito dopo le registrazioni se ne andava. Con Kirsten Dunst ho avuto contatti occasionali perché non abbiamo girato alcuna scena in comune”. Inglot giocava il rovescio a una mano, ma ha dovuto adattarsi a quello a due mani, lo stesso che giocava Bettany. Il protagonista fece sei mesi di lezione con Pat Cash, ma un conto è migliorare, un altro è sembrare un professionista. Nei primi piani, ovviamente, si vedeva Bettany. Nelle immagini a media distanza, in cui c’era il tennis vero e proprio, il volto che non si riconosce bene è quello di Inglot. “C’è anche tanto materiale in cui si vede soltanto il gioco di gambe o il movimento delle braccia. Ero io”.
 
Per assomigliare a Bettany, gliene hanno fatte fare di tutti i colori. I due avevano grossomodo la stessa altezza, ma le gambe della controfigura erano più grosse. “Per questo ha dovuto usare dei pantaloni più stretti”. Al contrario, Bettany aveva le spalle più larghe, frutto di tante ore passate in palestra. “Io mi sono limitato alle pastiglie” se la ride Inglot, che si è anche rasato i peli nelle gambe e con il dentifricio ha simulato le lentiggini di Bettany. Per quel lavoro, Inglot venne pagato circa 15.000 dollari. Non male per un diciassettenne alle prime armi. “All’epoca era una cifra molto importante per me, ma la cosa più bella era poter dire che avevo partecipato a un film!”. Dopo il film, per Inglot è arrivato il momento più difficile: uscire dalla finzione e dimostrare di poter diventare un buon giocatore. “Tutto questo non è un film” avrebbe cantato Gerardina Trovato. Fino al 2005 ha lottato duramente nei tornei Futures, il gradino più basso del professionismo. I risultati non arrivavano, allora ha deciso di lasciar perdere e iscriversi all’Università della Virginia e studiare finanza. “Bye bye tennis, non ce la faccio”. Per quattro anni, il suo unico contatto con il tennis giocato furono i campionati NCAA. Divertente, ma il professionismo è un’altra cosa. Proprio come accaduto a Bettany nel film, ha deciso di riprovarci anche se non c’era lo stimolo di una bella bionda come Kirsten Dunst. “Ma si, prova uno o due anni – gli disse il suo coach – se non ce la fai, sai di poter riprendere il tuo lavoro”. Aveva già sostenuto alcuni colloqui, non era affatto sicuro che il suo tennis gli avrebbe consentito di arrivare a livelli dignitosi. Nel 2010 si è tolto lo sfizio di giocare Wimbledon “vero” per la prima volta. In coppia con Chris Eaton ha passato due turni prima di perdere da Llodra-Benneteau. 
  
Il momento d’oro si è bruscamente interrotto nel novembre di quell’anno. Giocava il challenger di Aachen, quando ha messo male un piede e si è spaccato due legamenti della caviglia. Un altro anno di stop, in cui ha mescolato la riabilitazione con uno stage presso la Merrill Lynch. E’ tornato nell’ottobre 2011 a Charlottesville, la stessa città doveva studiato. Incredibilmente, vinse il torneo insieme al filippino Treat Conrad Huey. “Non potevo crederci, poi è successo nello stesso club dove mi ero allenato a lungo!”. A quel periodo risale la scelta di lasciar perde il singolare, anche per preservare la caviglia operata. Ha continuato a giocare con Huey, fino a raggiungere la prima finale ATP lo scorso aprile a Houston. Le cose vanno bene: al Roland Garros hanno battuto Lindstedt-Tecau (prossimi finalisti a Wimbledon), mentre a Londra hanno perso 9-7 al quinto contro i forti Erlich-Ram. Attualmente Inglot si allena con Louis Cayer, lo stesso che ha già seguito doppisti di livello come Nestor e Mirnyi. “Mi dice che ho bisogno di continuità. Non basta battere una grande coppia per una volta: lo devi fare cinque volte. Io penso di poter entrare tra i primi 10 nel ranking di doppio, anche se ogni tanto mi leggo il Financial Times o guardo Bloomberg. Quello è il mio futuro, ma per adesso c’è solo il tennis”. Il cinema l’ha abbandonato senza rimpianti. “Se non fanno Wimbledon 2, beh, non credo di poter essere molto utile!”.