Un tema, quello dei nuovi campi, che promette di far discutere anche nelle settimane di torneo, ma che ha già generato reazioni contrastanti da parte dei giocatori che li hanno provati

La notizia è di qualche giorno fa, e fin da subito è sembrato essere un tema destinato a far discutere a lungo. Dopo quasi 25 anni, il torneo di Indian Wells ha deciso di cambiare superficie, passando dal Plexicushion al Laykold, la stessa azienda che per altro fornisce la superficie dei campi del Masters 1000 di Miami e degli US Open. Una decisione che sembrava rispondere alle tante critiche che il torneo aveva ricevuto gli scorsi anni sui campi che, a detta di molti, erano particolarmente lenti (condizione atipica, per i campi in cemento). Il cambio di superficie avrebbe dovuto consegnare ai giocatori campi più veloci – sulla falsa riga di quanto si vede a New York e a Miami – ma il condizionale pare essere d’obbligo, visto e considerato le testimonianze contrastanti che giungono da questi primi giorni di torneo.
Non sembra esserci infatti grande uniformità tra i pareri giunti fino a questo momento, che vale la pena sottolineare sono provvisori dato che i principali protagonisti non hanno ancora giocato match ufficiali e svolto appena un paio di allenamenti. Tra i pareri più attesi c’era probabilmente quello di Daniil Medvedev, che lo scorso anno aveva aspramente criticato i campi in California perchè troppo lenti, a giudizio di “uno specialista del cemento”, come si era definito. E bene il russo non sembra essere poi molto contento di questo cambiamento, trovando forse i campi ancora più lenti di prima. “Mi piace Indian Wells – racconta il russo in conferenza stampa – mi piacciono persino i campi ora, ma sembrano essere quasi più lenti di prima, molto lenti. Sono qui da due giorni e ho sofferto il jet lag, potrei quindi non vedere le cose nel modo giusto. Vediamo come saranno durante il torneo, ma al momento non ho visto differenze”.
Quasi all’opposto è invece l’opinione di Aryna Sabalenka, che vede nel cambiamento di superficie un vantaggio considerato il suo modo di giocare. “I campi? Li adoro, sono un po’ più veloci, il che è positivo per me. Fino ad ora la sensazione è buona, vedremo dopo la mia prima partita”.
C’è infine chi non ha ancora deciso che posizione assumere in merito, come Carlos Alcaraz. Lo spagnolo non ha infatti nascosto il suo stupore per la decisione da parte degli organizzatori del torneo di cambiare, soprattutto considerando che la stessa superficie era in uso da molti anni. “Il campo è più veloce? Non saprei. E onestamente è un cambiamento che non ho capito quando l’ho visto, erano 25 anni che il torneo aveva lo stesso campo e ora è cambiato. Ci devo giocare, penso di considerarmi un giocatore che adatta molto bene il suo gioco alle superfici. Credo di giocare comunque un ottimo tennis, anche se i campi sono più veloci, ma non capisco questo tipo di scelta“.
Chissà se il giudizio dei giocatori cambierà con il passare dei giorni, ma una decisione che sembrava poter risolvere definitivamente una controversia che dura da diverso tempo promette di aprire nuovi fronti su cui discutere.