Le emozioni che hanno pervaso durante Federer-Stakhovsky a Wimbledon. Meritavano entrambi di vincere, Il campione che ha segnato un’epoca e il rivoltoso senza soldi. 
Roger Federer e Sergiy Stakhovsky: due mondi che si sono incagliati sullo sfondo del Centre Court

Di Riccardo Bisti – 2 gennaio 2014

 
Agli sgoccioli di Federer-Stakhovsky, il guardone di tennis era combattuto. Non sapeva cosa augurarsi, per chi tifare. Sia il Re che il Rivoltoso avevano il diritto di vincere. Stakhovsky aveva certamente più bisogno. Ma Federer-Wimbledon è un’accoppiata leggendaria, che non doveva essere sporcata. E quando il vecchio leone affronta il declino, senti un fastidioso rigurgito nello stomaco. E lì, ti sfonda lo sterno, perchè ti fa capire che è finito un periodo della tua vita. Perchè i campioni dello sport sono come gli attori, o gli eroi dei fumetti. Accompagnano la tua vita, ma invecchiano anche loro. E tu insieme a loro. E allora sono tornate in mente le immagini di 10 anni fa. Armato di codino, allenato da Peter Lundgren, vinse il suo primo Slam su questo stesso campo, sotto la tribuna-giocatori. Mirka Vavrinec aveva due figli (e dieci chili) in meno e saltò come una pazza dopo il matchpoint, scoprendosi persino l’ombelico. Il tempo è passato per tutti, anche per Federer, ma sul Centre Court sembrava tutto uguale a se stesso. Federer con abiti eleganti (giacche, pantaloni lunghi, griffe personalizzate), vincente e quasi irraggiungibile. Solo Rafa Nadal lo aveva battuto in piena comfort-zone. Berdych e Tsonga lo avevano sgambettato, ma non c'era davvero la sensazione che fosse cambiato qualcosa. Sapevi che l’anno dopo ci avrebbe riprovato. E lo scorso anno ha ricacciato indietro il tempo. Stavolta era diverso. Te ne accorgevi quando le 96 discese a rete dell'ucraino sembravano coltellate, cingoli sul cuore. Per questo, quando Roger ha infilato un bel passante di dritto sul primo matchpoint, ti sei sorpreso a fare il pugnetto. La vicenda riguardava più che te che Roger. Era la ribellione allo scorrere del tempo. Se Federer ha ancora qualcosa da dire, tu sei ancora giovane. Ma 30 secondi dopo un banale rovescio finiva in corridoio, mettendo fine a un periodo della tua vita.
 
Tanti hanno scritto che è la fine di un’era. Non lo sappiamo. Di sicuro è la fine di un periodo. La differenza sembra sottile, ma non è così. Da domani, Federer sarà ancora più amato perchè tutti – anche i tifosi più accesi – hanno capito che il declino è irreversibile. E’ finito il periodo in cui poteva collezionare record e massacrare gli avversari. Ma un’era è composta anche di sconfitte. Ne arriveranno altre, e forse anche qualche vittoria. Gli ultimi anni di Federer saranno come quelli di tutti i campioni prima di lui. Sempre più difficili ma sempre più dolci. Quando stai per salutare, la gente ti apprezza ancora di più. E comprende ciò che perderà. E’ stato così persino per Ivan Lendl, che nelle ultime apparizioni ha avuto il tifo di stadi solitamente ostili. Connors ha trascinato folle quando aveva 40 anni, Agassi è arrivato in finale allo Us Open a 35 anni grazie alla spinta della gente. E lo stesso per Sampras, McEnroe…solo Borg ha avuto un addio diverso. Forse anche per questo ha scelto un patetico ritorno. Federer scenderà al numero 5 ATP e probabilmente ancora più giù. Ma nel cuore di chi lo ama, sarà sempre il numero 1. Qualcuno ha mai pensato a Sampras come numero 14 ATP (la classifica che aveva dopo aver vinto l’ultimo torneo)? Se Federer avesse vinto questa partita, avrebbe alimentato un'illusione. L’usato sicuro che non si arrende, la classe contro la forza bruta, il cavaliere senza macchia e senza paura…ma non è andata così. Lui dice di avere ancora molto tennis davanti a sè. Lo pensa davvero, altrimenti non si spiegherebbe il nervosismo, deflagrato nella pallata addosso a Stakhovsky. Ma forse sta realizzando che il suo fisico non risponde più, che le mille precauzioni (due mesi senza tornei tra marzo e maggio!) non servono granchè. Ma ha un vantaggio: sarà sempre tra i favoriti, in qualsiasi torneo. Da qui al 2016 (ma ci arriverà?) vincerà un altro Slam, e sarà il delirio per tutti. Sarà il trionfo più bello. Fino ad oggi ha messo in cantiere Slam come scudetti della Juventus, uno dopo l’altro, scintillanti ma non tutti saporiti. Il prossimo sarà come quello del Verona, del Cagliari o della Sampdoria. Uno Slam che varrà per 10, come l’ultimo Us Open di Sampras. E quel giorno gioiranno tutti, persino quelli che non l’hanno mai amato. Che magari sono gli stessi che avevano la pettinatura da Little Tony nel giorno del suo primo Slam e adesso hanno qualche ruga e capelli bianchi sparsi qua e là.
 
Ma ogni moneta ha due facce. E mercoledì 26 giugno, sul Centre Court, c’era anche quella di Sergiy Stakhovsky. Qualche riga fa, abbiamo scritto che i suoi vincenti erano cingoli sul cuore. Ma dall’altro lato della medaglia erano una giustizia divina, una rivoluzione silenziosa. Come se il Rivoltoso Sconosciuto di Piazza Tienanmen fosse entrato nel carro armato e abbia fatto “tiè” al regime. Perchè Sergiy è un attivista, il sindacalista del tennis. Un anno fa ha rilasciato un’intervista-cult, in cui ha mostrato una viva intelligenza e un lato sconosciuto ai non addetti ai lavori. “Se guardi i prize money, sembra che ad ogni partita io possa comprarmi un'auto nuova. La verità è che dopo Miami ero in passivo. Spendo 170.000 euro l’anno, di cui 85.000 per i voli. L’anno scorso ho guadagnato 428.000 dollari lordi, cui devi togliere il 30% di tasse. Cosa mi rimane?”. Erano osservazioni lucide, documentate e soprattutto senza livore. Non c’era l’invidia per il campione, ma la voglia di vedersi riconoscere la bontà del proprio lavoro. “Mi ritirerò a 32 anni. Forse avrò messo in tasca 500.000 dollari, ma con quei soldi dovrò camparci per tutta la vita. Sennò mi toccherà fare il maestro di tennis e stare in campo dalle 8 alle 20. Magari guadagni bene, ma è un lavoro d’inferno! E il mio nome non vale niente in Ucraina (magari dopo questo successo, chissà…ndr.). La gente pensa che siamo ricchi sfondati, ma non è vero. A parte i primi 10, abbiamo un tenore di vita normalissimo. Io ho vinto 4 titoli ATP, sono stato a ridosso dei top 30, ma cosa mi resta? Una casa a Bratislava e qualche soldo in banca. Nient’altro”. Memori di queste parole, tanti appassionati godevano nel vederlo battere il più ricco di sempre. Non è una questione politica, di “tennis proletario” o ideali socialisti applicati alla pallina gialla. E’ una questione di giustizia. Proprio Federer, nel Consiglio Giocatori ATP, è quello che si espone meno. “E’ troppo svizzero, se proviamo a cambiare qualcosa lui si defila perchè ha paura di avere un danno d’immagine. Da questo punto di vista, apprezzo di più Nadal. Vorrei che i giocatori non siano soltanto consultati, ma che possano davvero cambiare le cose”. E allora ogni volèe, ogni slice, ogni servizio vincente, era uno schiaffetto all’establishment.
 
Stakhovsky si è preso un pezzo di storia (come Peter Doohan, Lori McNeil, George Bastl, Lukas Rosol) ma tornerà presto nell’anonimato, magari già a partire dal terzo turno contro Jurgen Melzer. E’ un classico. Ma ha fatto capire che anche il numero 116 del mondo merita di guadagnare qualcosa con il tennis. Per un Federer, un Nadal, una Williams e una Sharapova che intascano milioni, ci sono decine di ragazzi che sono costretti a mollare perchè mancano i soldi. Oppure devono stare attenti all’incordatura. Coach, preparatori atletici, fisioterapisti? Manco a parlarne. Certe guerre sono destinate ad essere perse, non perchè sia giusto, ma perchè le cose vanno così. Ma tante piccole battaglie si possono vincere, riempiendosi il petto d’orgoglio e dare l’illusione che ogni tanto il “bene” possa vincere sul “male”, nella speranza che un giorno cambi qualcosa. Che poi basterebbe poco: se sei il 116esimo più bravo a fare il tuo mestiere, devi guadagnare di conseguenza. “Anche il 100esimo calciatore ucraino guadagna di più” dice Stakhovsky. Magari, grazie a quelli come lui, tra qualche anno la gente non si scandalizzerà se perdere al primo turno di uno Slam offrirà 75-100.000 dollari. Messa così, sembra una bestialità. Ma è quanto un tennista merita se arriva lassù, al netto delle spese. Se abbiamo capito qualcosa di questo cervello pensante, preferirebbe essere ricordato per aver cambiato qualcosa in questo, piuttosto che per la vittoria su King Roger. Non sarà così, fidatevi. Ma lui, il suo, l’ha fatto. “Nei primi sei mesi ho giocato male perchè mi sono fatto distrarre dalle attività del Consiglio ATP” ha detto prima di affrontare Federer. Quanto basta per andare a letto sereno. E poi, Sergiy, ha una grande fortuna. Ha trovato l’Amore, quello con la A maiuscola. Le inquadrature della BBC hanno fatto scoprire al mondo la bellezza di Anfisa Bulgakova, signora Stakhovsky dal 24 settembre 2011. Ma se non ci si fermava ai lineamenti e si osservava il suo sguardo, si percepiva un grande amore. Il vero amore. In tanti anni, uno sguardo così lo avevamo visto soltanto negli occhi di Delaina Mulcahy, fidanzata di Pete Sampras negli anni 90. Pete ha vinto tanto, ma ha perso quello sguardo. Sergiy ci sembra abbastanza intelligente da capire che quegli occhi valgono di più dei prize money negli Slam. E anche di un successo su Federer sul Centrale di Wimbledon. 

Articolo pubblicato il 27 giugno 2013