Essere il numero uno e sentirsi il numero uno sono condizioni che possono giocare brutti scherzi. Anche se ti chiami Novak…

Riceviamo e pubblichiamo questo articolo scritto da Andrea Condello, istruttore PTR, che riguarda Novak Djokovic. Un interessante punto di vista sui "punti deboli" di un campione che spesso sembra imbattibile o quasi….

 

Sono molte settimane che ho in mente di scrivere questo articolo e la spinta finale mi è stata data dagli ultimi incontri disputati da Djokovic, in particolare contro Nadal e Del Potro nelle finali di Pechino e Shanghai e naturalmente al Masters, nonché dall’articolo di Ivan Ljubicic intitolato “Super Nadal” pubblicato nel numero di ottobre di “Tennis italiano”. Per inciso, trovo sempre molo interessanti gli articoli del Ljubo, anche se in quest’ultimo ci sono delle sfumature che non condivido, ma questo non è interessante,quindi torniamo a bomba sul motivo del pezzo.

 

Seguendo i match più importati disputati dal campione serbo, nell’ultimo anno circa, mi sono fatto l’idea che il suo limite sia stato quello di essersi reso conto di non avere limiti. Ho voluto sintetizzare con questo gioco di parole quella sensazione che si è insinuata in me analizzando queste partite. Stiamo parlando di finali di Slam o giù di lì, non di partitelle giocate al tennis della parrocchia, stiamo parlando di avversari che sono già leggende del tennis e non di gente comune.

Mi riferisco in particolare alle seguenti partite, ma ne potrei citare altre:

Finale 2012 Roland Garros (contro Nadal…e contro la pioggia)

Semifinale 2012 Wimbledon (contro Federer)

Finale 2012 US Open (contro Murray)

 

In ognuna si è ripetuto lo stesso copione: partenza ottima dello “sfidante” che, giocando bene, anzi benissimo, talmente bene che uno pensa “oggi contro questo non c’è niente da fare”, e si aggiudica il primo set o addirittura il primo ed il secondo, nei match 3 su 5. Ma a questo punto Djokovic comincia a macinare gioco, ad aumentare i giri del suo motore, riesce ad alzare la propria asticella. Non si sa come, perché il livello è già altissimo, ma riesce a ribaltare la situazione, a comandare gli scambi, ad entrare in campo e condurre anche nel punteggio. Proprio a questo punto, in ogni occasione, ho avuto la sensazione di cui parlavo, quasi si sentisse, dallo schermo della tv, il motore del serbo che non girava più alla perfezione, che ogni tanto perdesse qualche colpo o ci fosse un’interruzione nel flusso della benzina. Sono sensazioni, cose impercettibili, che naturalmente avvengono a livello mentale e non fisico perché in effetti Djokovic ha sempre dimostrato che a livello fisico benzina ne aveva da vendere. Ma a livello mentale la cosa è più delicata. Provate per un attimo a pensare alla situazione, provate a immedesimarvi: sono il n° 1 del mondo e sto giocando contro uno dei miei più diretti rivali. E lui sta giocando bene, molto bene, ha fatto progressi e riesce a mettermi più in difficoltà del solito, ma io riesco ad innalzare il mio livello di gioco al punto tale che comunque riesco a metterlo sotto.

 

Esiste una persona al mondo che non si sentirebbe appagata? Come è possibile riuscire a non avere un minimo contraccolpo emotivo? Ecco, quello che sto cercando di dire è che l’appagamento provato nel riuscire a dimostrare di essere numero uno nonostante tutto, sia stata la causa di sconfitte in partite che, altrimenti, Djokovic non avrebbe perso.

 

La riprova la stiamo avendo in queste settimane che, non solo lo hanno visto vittorioso, ma anche sempre concentratissimo e con una conduzione del match perfetta. Anche sotto la sassaiola sparata da un Del Potro veramente ispirato, nel secondo set della finale i Pechino, è riuscito a venire a capo della situazione. Al Master non ha avuto alcuna esitazione ed è stato messo lievemente in difficoltà, secondo me, da un Gasquet che non aveva più niente da perdere (che tirava e gli entrava tutto) ma ciò nonostante ha perso.

 

Vorrei anche sottolineare un altro aspetto, secondo me fondamentale, che differenzia Djokovic da Nadal Nadal è un campionissimo che ha saputo, con un’umiltà incredibile, una tenacia ed una passione uniche, continuare a lavorare sul proprio gioco, colmando le lacune sul rovescio e sul servizio e soprattutto rendendo il suo gioco più aggressivo e meno attendista. Lo ha sempre fatto sapendo che, pur essendo numero uno, aveva dei limiti e tennisticamente parlando, cioè come talento, era sicuramente inferiore al suo grande avversario (Federer naturalmente) e doveva migliorare. Secondo una mia valutazione ed interpretazione personale, Nadal era, ed oggi è, numero uno sapendo di non esserlo. La sua grande intelligenza e forza gli permettono di rimanere sulla vetta del mondo, ma se oggi incontra sulla sua strada Nole al meglio, lui perde, e lo sa. Come poteva perdere prima da Federer. Questa consapevolezza lo ha tenuto al riparo dal problema che, sempre secondo me naturalmente, ha afflitto Nole. Il serbo ha avuto la percezione di essere imbattibile e che vincere o perdere dipendeva esclusivamente da lui e non dall’avversario. Sensazione comunque invidiabile, anche se costata qualche partita.

 

Concludo con un’ultima considerazione: Nadal è fortissimo; se sta bene può perdere con Djokovic e con Del Potro, con chiunque altro vince… ma Djokovic sembra intenzionato a riprendersi il primo posto in classifica: sarà un 2014 scoppiettante quindi, buon tennis a tutti!

 

Andrea Condello

Istruttore PTR