“UN TITOLO CHE VALE MOLTO”
Che la Pliskova avrebbe avuto vita difficile lo si è capito sin dalle prime battute. Ha aperto il match come meglio non poteva: ventuno (!) prime consecutive e un tennis aggressivo da fondocampo, ma è stata comunque lei la prima a finire sotto. La Halep infatti non si è lasciata impressionare, ha cancellato due palle-break fra quarto e sesto gioco, e sul 3-3 ha allungato strappandole il servizio a zero, sino al 6-4. La rumena ha perso per la prima volta la battuta in apertura di secondo set, ma si è subito ripresa e la qualità del match è salita, sino a impennarsi dal 3-3 in poi. La Halep ha trovato per tre volte il break, 4-3, 5-4 e 6-5, ma non è mai riuscita a prendere l’iniziativa ed è stata forzata al tie-break, dopo aver mancato un match-point in entrambi gli ultimi due game di servizio, nel secondo con un gravoso doppio fallo. Nel game decisivo, il rovescio a metà rete che ha dato il 4-3 alla rivale, con due servizi a disposizione, pareva un punto di non ritorno, invece la Pliskova ha tremato, e Simona si è presa tie-break, incontro e titolo quattro punti più in là. È una vittoria preziosissima. “È difficile spiegare come mi sento – ha detto a fine match – perché sono veramente felicissima. Per me è un titolo importante, sapevo delle qualità di Karolina e ho fatto il massimo per prendermi le mie chance, cercando soprattutto di rispondere il più possibile”. Infine un elogio al pubblico, che ha gridato il suo nome per buona parte dell’incontro. “Siete fantastici, c’era una grande atmosfera. Se potete, vi aspetto anche in tutti gli altri tornei”.
SEMPRE PIÙ NUMERO TRE
Ha vinto la più forte (per ora), e malgrado qualche rammarico per come ha gestito il 4-3 del tie-break, tradita da un servizio che non l’ha aiutata e due errori di diritto, la Pliskova può essere comunque felice. Fino al 2015 non aveva mai centrato i quarti in un Premier, mentre nelle prime sette settimane dell’anno nuovo ha colto una semifinale e due finali, giocandosele entrambe fino all’ultimo punto. Proprio lei che è alta 186 centimetri, sta scalando il ranking a passi da gigante. Con la finale a Dubai salirà fra le prime dodici (o tredici se Sara Errani dovesse vincere a Rio de Janeiro), superando la numero due ceca Lucie Safarova, battuta proprio nel suo cammino negli Emirati, e staccando sempre più la gemella Karolina, oggi fuori in semifinale in un 50mila dollari in Svizzera. Da junior pareva valere qualcosa in più la seconda, poi è cambiato tutto. Mentre quest'ultima arranca fuori dalle prime 100, la sorella è pronta per il grande salto fra le primissime. Non le manca nulla. Appena insieme a coach Jiri Vanek riuscirà a mettere a posto pure gli ultimi dettagli, in futuro ci sarà spazio anche per lei. Ammesso che la Halep non decida di tenersi tutto il palcoscenico. Sicuramente, la vittoria di Dubai dà tanta fiducia alla rumena, oltre a 900 punti WTA e quasi 500 mila dollari. E fa niente se mancavano all'appello sia Serena Williams sia Maria Sharapova, c’erano tutte le altre. In attesa di provare a prendere anche le prime due, la tennista dell’Est si può consolare con la certezza di essere la più forte delle inseguitrici. Mica poco.
WTA PREMIER FIVE DUBAI – FINALE
Simona Halep (ROU) b. Karolina Pliskova (CZE) 6-4 7-6
