FERRER, IL RE DEL SUDAMERICA
I 360 punti intascati a Rio ridanno ossigeno alla sua classifica. Non gli basteranno per essere tra le prime 16 teste di serie a Indian Wells e Miami, ma Fognini è di nuovo brillante sul piano fisico. Per questo, acciuffare gli ottavi nei due tornei americani, ripetendo gli exploit dell’anno scorso, non sarebbe impresa proibitiva. Era proibitivo battere David Ferrer, che ha meno talento di lui ma una testa più solida e vincente. Non è un caso che lo spagnolo abbia intascato 23 titoli ATP e non voglia mollare il suo posto tra i top-10. Negli ultimi due anni aveva perso qualche finale di troppo, mentre nel 2015 (con il nuovo coach Francisco Fogues) ha già intascato due titoli importanti come Doha e Rio de Janeiro. Vincendo in Brasile, “Ferru” ha scritto la storia della “Golden Swing”, la stagione sudamericana dei tornei sul rosso. Ha vinto più titoli di tutti, superando i sei successi di Nicolas Almagro. Dopo i tre titoli a Buenos Aires e gli altri tre ad Acapulco, ha scritto il suo Settebello. Gli è un po’ cresciuto il naso quando ha detto che il vero Re della terra è Guga Kuerten (presente alla premiazione) e non Rafael Nadal, ma in Brasile ci sta. Ferrer è partito subito forte, rischiando poco e nulla. Sul 4-2, Fognini si è trovato 0-15 sul servizio di Ferrer e un dritto comodo da giocare. L’ha messo in rete, si è innervosito, e la finale si è chiusa lì. Gli mancava un buon 40% di energie. Ferrer ha preso in mano la partita, si è esaltato con alcuni recuperi da urlo, ed è piombato rapidamente sul 6-2 5-1. Solo allora si è deconcentrato, consentendo a Fognini di riavvicinarsi sul 3-5. Fabio ha lottato anche nell’ultimo game, trascinandolo ai vantaggi, ma il finale era scritto. “Ferru” si è inginocchiato e si è preso l’abbraccio virtuale dei brasiliani e quello reale del suo clan. Fognini era comunque soddisfatto, come se avesse la sensazione che il peggio fosse passato.
LA STRADA STA PER TORNARE IN DISCESA?
Adesso Fabio si sposterà a Buenos Aires, dove ha un tabellone tutt’altro che impossibile fino alla semifinale contro Rafa Nadal. Dopo un bye all’esordio, affronterà il vincente di Schwartzman-Berlocq e poi avrebbe Jiri Vesely nei quarti, lo stesso che per poco non lo batteva a Rio. Da quel match, forse, è partita la stagione di Fognini. Adesso è giunto il momento di ripartire, più forti che mai. La buona notizia è che – scavallati Indian Wells e Miami – Fabio non avrà molti punti da difendere nella stagione sulla terra battuta. Lo scorso anno si incagliò a Monte Carlo, durante il match contro Jo Wilfried Tsonga. I top-10 sono ancora lontanissimi ed è opportuno fare un passo alla volta, ma forse il tunnel è terminato. E la strada, dopo tanta salita, potrebbe ricominciare a scendere. Per Ferrer, invece, c’è la conferma più importante: a poco più di un mese dai 33 anni, continua a macinare come sempre. E un posto alle ATP World Tour Finals è tutt’altro che impossibile. Lo diciamo con nove mesi d’anticipo: alla 02 Arena di Londra, quest'anno, ci sarà anche lui.
ATP 500 RIO DE JANEIRO – Finale
David Ferrer (SPA) b. Fabio Fognini (ITA) 6-2 6-3
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