Il serbo è pronto all'esordio a Indian Wells: le sue abitudini alimentari gli hanno permesso di gestire senza problemi il passaggio di fuso orario. “Mi piacciono le condizioni di gioco, simili alla terra battuta, e adoro il pubblico: c'è il pienone anche negli allenamenti!” 

Il senso di imbattibilità mostrato in Australia è un po' sfumato. I problemi all'occhio lo hanno costretto alla resa a Dubai, dopodiché c'è stato un complicato weekend di Coppa Davis, in cui ha perso il doppio e per poco non si faceva battere da Mikhail Kukushkin in un drammatico singolare, durato quasi cinque ore. Ma adesso Novak Djokovic si trova a Indian Wells, uno dei suoi tornei preferiti. Lo ha già vinto per quattro volte, compresi i successi del 2014 e del 2015. Va a caccia del terzo titolo consecutivo e inizierà la sua marcia domenica sera, contro Bjorn Fratangelo. Non sarà semplice perché ci sarà bisogno di acclimatarsi dopo il lungo viaggio da Belgrado. “Abituarsi nel minor tempo possibile fa parte del nostro lavoro. Di certo non possiamo sprecare troppo tempo – ha spiegato il serbo, che ha cambiato una decina di fusi orari in pochi giorni – ad esempio, se vai in Australia e poi torni in Europa, con 10 ore di differenza, potrebbero essere necessari 10 giorni per abituarsi. Tuttavia credo che si possa fare anche prima”. Ed ecco che emergono le abitudini alimentari del serbo. L'alimentazione e l'idratazione sono fondamentali e possono fare miracoli. “Se sai di dover andare in un determinato posto puoi preparare il tuo orologio biologico, in modo da rendere tutto più facile”. Dopo le fatiche di Davis, il serbo è volato dal Central Europe Time di Belgrado ai “-8” di Indian Wells. A quanto pare, il passaggio è stato indolore, anche perché ha trovato il consueto murales dedicato ai campioni in carica. E la possibilità di giocare domenica, a una settimana dalla Davis, gli faciliterà il compito.


CONDIZIONI PERFETTE E PUBBLICO DA RECORD

"A Indian Wells le condizioni di gioco sono abbastanza adatte al mio gioco – continua Nole – ad esempio, mi piace avere un po' di tempo in più per costruirmi il punto. Mi trovo molto bene con la superficie di gioco e la sua velocità, soprattutto nei match pomeridiani e serali, in cui il campo è un po' più lento”. In effetti le sensazioni sono le stesse degli anni passati: i campi di Indian Wells sono piuttosto lenti, più simili alla terra battuta che a un sintetico indoor. Djokovic lo ha detto chiaramente: a suo dire, la palla rimbalza piuttosto alta. “E io sono cresciuto sulla terra rossa, dove i rimbalzi sono così alti. Mi trovo molto bene su questi campi”. Nei giorni scorsi ha incassato l'investitura di Pete Sampras. Secondo l'americano (suo idolo d'infanzia: fu vedendo un suo successo a Wimbledon che nacque il sogno di imitarlo), Nole ha ancora 3-4 anni di dominio davanti a sé e la possibilità di arrivare a 16-17 Slam. Intanto è già a quota 61 titoli, non così distante da Rafael Nadal, peraltro leader nella classifica dei Masters 1000 (27 titoli contro i 26 di Djokovic). Nole punta ad agganciarlo già a Indian Wells. “Adoro giocare davanti a un grande pubblico, mi garantisce un pizzico di energia in più. E il BNP Paribas Open è in grado di attirare sempre più gente, anno dopo anno. Qui la gente è spettacolare, è davvero innamorata del tennis. C'è il pienone anche durante gli allenamenti, inoltre riempiono lo stadio sin dal primo punto di ogni partita. Non vedo l'ora di scendere in campo”. L'attesa è quasi terminata. Difficilmente Larry Ellison e Raymond Moore non gli riserveranno l'onore della sessione serale.