Secondo Arkadiusz Kocyla è andata proprio così. La TIU ritiene di avere prove a sufficienza per dimostrare l'alterazione di tre partite e lo ha mandato a processo, dove è stato condannato. Ma lui non ci sta e proclama la sua innocenza. “Mi contestano un SMS che non ho mandato io”. 

C'è la concreta possibilità che Italia e Polonia si affrontino nei quarti della Davis 2016. Tuttavia, in questi giorni c'è un curioso incrocio tra i due paesi sulla spinosa vicenda delle scommesse. In Italia c'è il caso di Daniele Bracciali e Potito Starace, sotto processo della giustizia sportiva e addirittura radiati in primo grado. In Polonia sono tempi duri per Piotr Gadomski e Arkadiusz Kocyla, due giocatori di livello future che hanno ricevuto una dura stangata dalla Tennis Integrity Unit: sette anni al primo, cinque al secondo. Da sempre, la TIU lavora nel più stretto riserbo e non emerge quasi nulla delle loro operazioni. Soltanto quando certe storie finiscono in altri tribunali si scopre qualcosa, come quando il CAS di Losanna confermò le squalifiche a vita per David Savic e Daniel Koellerer. Adesso è diverso: con un'intervista concessa al sito Last Word on Sports e condotta da Stefano Berlincioni, Kocyla ha detto la sua e ha aperto uno spiraglio di chiarezza sui metodi investigativi della TIU, che peraltro in otto anni di attività non ha mai sanzionato giocatori di nome. L'intervista è interessante perché le domande sono circoscritte e incalzanti, oltre a denotare una certa preparazione sull'argomento. Ovviamente non possiamo sapere se Kocyla sia credibile (l'ultima frase – come vedremo – non gioca troppo a suo favore), ma è giusto sottolineare che la TIU lo ha squalificato per cinque anni sulla base di un unico SMS, peraltro letto su un altro dispositivo. Proviamo a capire.


UN SMS CON DUE PAROLE

Gli 007 dell'Integrità Tennistica lo hanno contattato lo scorso marzo, mentre si trovava a Sharm El Sheikh per l'ottavo future della stagione egiziana. Gli hanno fatto tre domande, quelle classiche: “Hai mai venduto una partita? Conosci qualcuno che vende partite? Hai mai ricevuto offerte per truccare una partita?”. Kocyla si difende dicendo di non aver mai commesso atti illeciti. Si rimprovera solamente di non aver denunciato un'offerta ricevuta tre anni fa, in occasione dell'ITF polacco di Bytom. “Ho ricevuto un'offerta del genere ma non sapevo che c'era l'obbligo della denuncia. Avevo 18 anni e con capivo tutto quello che c'era scritto nel Rulebook ITF”. A suo dire, è andata più o meno così: due tizi, mai visti prima, lo hanno avvicinato nel suo hotel e gli hanno offerto una determinata cifra per aggiustare una partita: metà soldi prima del match, metà a lavoro finito. Come un criminale qualsiasi, un killer su commissione. “Io ho restituito i soldi e non ho aderito all'offerta. Avevo denaro a sufficienza per giocare, perché avrei dovuto farlo?”. Ma di cosa è accusato esattamente Kocyla? Solita cosa: aver alterato l'esito di tre partite di doppio, giocate in alcuni futures di Hong Kong. Il suo compagno di doppio era proprio Piotr Gadomski, che sembra ancora più compromesso. I due sono incriminati per gli stessi match, ma Gadomski ha più accuse a carico. “La TIU non ha chiesto i miei dispositivi – dice Kocyla – erano sicuri che io avessi fatto qualcosa di sbagliato, ma non avevano prove”. L'unica prova, secondo Kocyla, era un SMS apparentemente proveniente dal suo telefonino. “Il messaggio recitava soltanto due parole: Skype e un nome di battesimo, che neanche ricordo. Il messaggio è stato ricevuto da un certo Sergei, ma non ho idea di chi sia. Il tutto sarebbe stato inviato nel dicembre 2012, quando ero a Hong Kong. Mi hanno incastrato”. Kocyla giura e spergiura che quell'SMS non è stato inviato da lui, anche se risulta partito dal suo numero.


RAPPORTI CHIUSI CON GADOMSKI

Qualche mese dopo Sharm El Sheikh, la TIU ha nuovamente preso contatto con lui, dicendogli che aveva due opzioni: confessare la sua colpevolezza oppure preparare una difesa. “Io ho detto che avrei combattuto perché ero pulito e le prove a mio carico non erano significative. Non sono andato a Londra (dove si è tenuto il processo, ndr) perché ero convinto che non ci fosse nulla da fare. Avrebbero dovuto convocare a Londra il vero mittente di quei messaggi, non il sottoscritto. Sul telefono di Gadomski ci sono molti più SMS di quel tipo”. Quando Berlincioni gli ha chiesto se proprio il suo connazionale potesse essere l'autore di quel messaggio, Kocyla si è trincerato dietro un diplomatico “non lo so” e ha spiegato di non avere più rapporti con lui, ma non per la vicenda della squalifica bensì per una più banale storia di fidanzate. A giudicare dalle parole di Kocyla, che ovviamente tira acqua al suo mulino, sarebbe stato squalificato 5 anni per un unico SMS. Mancherebbero evidenze delle avvenute combine (i soldi ricevuti e/o incassati). Insomma, la sanzione sembrerebbe sproporzionata in relazione alle prove, che invece erano schiaccianti nei casi di Savic e Koellerer, come infatti ha certificato il CAS. Quando Berlincioni gli ha mostrato i filmati di alcuni match sospetti del 2015, Kocyla ha definito “ridicolo” il fatto che non vengano presi provvedimenti in merito. “I video sono una prova schiacciante, mentre gli SMS non lo sono, perchè chiunque può scrivere dal tuo telefono”. L'ultima affermazione è discutibile, perché un giocatore può mollare una partita per mille ragioni slegate dalle truffe, mentre un SMS è un gesto ponderato e consapevole. Ed è difficile – onestamente – credere che un ragazzo di 21 anni non abbia sempre sotto mano il proprio telefonino o, peggio, se lo faccia sottrarre da chicchessia. E perché, poi? Insomma, le prove non sembrano evidenti – almeno secondo quanto dice Kocyla – ma ci vuole qualcosa di concreto per dimostrare che l'SMS non è stato inviato da lui.