Lo scorso anno moriva l'ATP di San Josè. Il suo ex direttore, Bill Rapp, è convinto che dipenda dall’assenza di giocatori americani. “Ci ho provato con Federer e Nadal: niente da fare". 
Andy Murray ha conquistato a San Josè il suo primo titolo ATP

Di Riccardo Bisti – 13 febbraio 2014

 
Non è stato un febbraio come gli altri per Bill Rapp, ex direttore del torneo ATP di San Josè. Per 12 anni, ha guidato un torneo dalla storia secolare. Ma negli ultimi anni era entrato in una spirale da cui non ha saputo uscire. L’assenza di giocatori americani di livello e la concorrenza dei tornei in Europa ha affossato San Josè, costretto a cedere la licenza a Memphis. Attualmente Rapp fa il direttore sportivo della Northwest Nazarene University, ma ogni tanto i ricordi vanno a un torneo che ha battezzato campioni come Stefan Edberg e Andre Agassi, ha accolto un 47enne McEnroe e ha lanciato le carriere di Andy Murray e Milos Raonic. Nato nel 1889 come Campionato della Costa Pacifica, ha cambiato sedi e denominazioni prima di spostarsi a San Josè nel 1994. Bill Rapp lo ha diretto per 12 anni. Il momento più bello della direzione Rapp è arrivato nel 2006, quando convinse aJohn McEnroe a tornare a giocare, in coppia con Jonas Bjorkman. Vinsero, e durante la premiazione Mac disse: “Ringrazio Bill per avermi preso a calci nel sedere. Ma se avessi perso, l’avrei preso a calci io”. Erano altri tempi: Adesso l’ATP si è focalizzata sul mercato dell’America Latina, fiorente e munifico. In California, la situazione è drammatica. Oltre a San Josè, è morto anche l’ATP di Los Angeles. E’ rimasto solo Indian Wells, un torneo eccezionale e in ottima salute. Ma devono ringraziare il miliardario Larry Ellison. Rapp ha lavorato per il torneo sin dal 1983, poi ne è diventato direttore con il nuovo millennio. San Josè ha avuto 14 anni eccezionali, poi la crisi è piombata nel 2008 “Ma più che per la crisi economica, sono state le tendenze del tennis a metterci in difficoltà”.
 
“Per noi è stato molto difficile non avere un giocatore americano di altissimo livello. Da quelle parti, la gente vuole il meglio del meglio. Nelle altre discipline c’è il top, e col tennis li avevamo abituati ad ammirare McEnroe, Sampras, Edberg, Agassi e Roddick quando era numero 1”. La storia del SAP Open, per certi versi, è la faccia nascosta (e negativa) generata dagli effetti di un dominio di quattro giocatori, tutti europei. Senza Federer, Nadal, Djokovic o Murray nel parco giocatori, il torneo ne soffre. In questi giorni, Rotterdam ha trovato l’accordo con Andy Murray all’ultimo momento. E il torneo olandese ne ha tratto un gran beneficio. Ma negli anni scorsi non aveva vita facile. Rapp racconta aneddoti gustosi. “Nei primi anni 2000 mi sono presentato a Krajicek, e gli ho detto che avrebbe potuto ammazzarci. Rotterdam aveva un title sponsor importante, ABN AMRO, che gli metteva pressione pe avere i migliori giocatori. Ma Sampras e Agassi non sono mai andati in Olanda, perché venivano da noi”. La provenienza europea di tanti giocatori ha messo in crisi gli organizzatori americani. “Ma io non ho mai accettato un semplice ‘no’ come risposta. Ci ho sempre provato fino in fondo. Ho trascorso sei mesi a parlare con i genitori di Roger Federer, e alla fine sono riuscito ad incontrarlo. E’ un ottimo ragazzo, ma era chiaro che non sarebbe mai venuto”. Rapp ci ha provato anche con Nadal e Djokovic. “Ho avuto un colloquio privato con l’agente di Rafa, e le ho provate tutte per convincerlo. Gli ho detto che lo avremmo portato sulla Pebble Beach, dove si mangia la migliore pasta di mare che avrebbe mai mangiato. Ma era chiaro il no anche in questo caso. Per questi ragazzi, un viaggio negli Stati Uniti sarebbe stato pesante”.
 
Il grande successo di Rapp è stato l’ingaggio di Andy Murray nel 2006, poco prima che entrasse nel giro dei big. “Lo vidi per la prima volta al challenger di Aptos, e pensai che sarebbe stato il futuro del tennis”. Gli offrì 3.000 dollari per partecipare all’edizione del 2006. Vinse il torneo, il suo primo titolo ATP, e baciò Kim Sears davanti a tutti. L’anno dopo vinse di nuovo, e fu la sua ultima apparizione. Quest’anno, Murray giocherà ad Acapulco, Nadal a Rio de Janeiro, mentre Federer e Djokovic ripartiranno da Indian Wells.”In California esiste solo lui. Se qualsiasi azienda ha 2.000 dollari da investire sul tennis, lo farà su Indian Wells, hanno tutto e vogliono diventare il Quinto Slam. Non c’è modo di competere, è il business”. Secondo Rapp, verranno momenti duri per i tornei ATP 250.  “Il problema è che non danno troppi punti. I migliori giocatori non si costruiscono la classifica in questi tornei, quindi per averli bisogna sborsare molti soldi". Ma tutto parte dalla necessità di vincere. Se gli Stati Uniti dovessero tornare ad avere ottimi giocatori, 2-3 top ten, probabilmente i tornei rinascerebbero. Secondo voi, perché sono nati i WTA di Katowice e Bucarest? O il vecchio ATP di Belgrado? Tutto è dettato dai giocatori. E per l’America è un momento così così, ma magari le cose cambieranno. Per ora, si godono i miliardi di Indian Wells.