WIMBLEDON – L’azzurro cede 6-4 al quinto contro Nishikori. Nel finale gli è mancato il rovescio, ma il treno buono era passato sabato sera. “Però sono soddisfatto: posso dare ancora molto”.

Di Riccardo Bisti – 30 giugno 2014

 
Simone ha perso questa partita diverse volte, almeno tre. Le prime due, forse più dolorose, risalgono a sabato sera, quando le ombre si stavano impadronendo del Campo 8 di Wimbledon. E' stato per quattro volte a due punti dal match contro Kei Nishikori: due piccoli passi che lo avrebbero portato, per la prima volta, negli ottavi di uno Slam. Purtroppo è girata male, un po’ per la bravura del giapponese, un po’ per qualche errore di troppo, e la sfida si è prolungata fino ad oggi a causa della tradizione (un po’ ottusa) del “no play” nella domenica di mezzo. “Ieri ho pensato a lungo alle occasioni perdute – ha detto Simone dopo il 3-6 6-3 4-6 7-6 6-4 finale – e questo mi ha certamente tolto qualche energia”. Ha quattro anni più di Nishikori, ma a certi livelli il giapponese è più esperto di lui. Si è visto al rientro, su un campo gremito in ogni ordine di posti. I due sono ripartiti dal 3-3 al quinto, dopo che il “Bole” si era scaldato con il giovane Filippo Baldi. Nel primo game dopo la ripresa, è passato l’ultimo treno per Simone: 15-40 sul servizio del giapponese. Un errore di dritto e un buon servizio di Nishikori hanno tenuto a galla il nipponico, che ha subito capito le difficoltà di Simone dal lato del rovescio. E allora ha iniziato a picchiare sulla ferita, raccogliendo i frutti nell’ultimo game. La prosecuzione, attesa quasi 40 ore, è durata appena 22 minuti e consegna a Nishikori un difficile ottavo contro Milos Raonic. A Simone resta la rabbia per le occasioni sciupate, ma soprattutto l’orgoglio per aver giocato un torneo ad alti livelli, quasi doverosi per un talento come il suo.
 
MANCA L'ABITUDINE
Prima di guardare avanti, tuttavia, Bolelli dovrà riflettere sugli errori che gli hanno impedito di vincere sabato sera. Sul 5-4 al quarto, si è trovato 30-30 sul servizio di Nishikori. Lì è stato strepitoso il giapponese con due servizi vincenti. Ancora più clamoroso il dodicesimo game, in cui Simone si è trovato addirittura sullo 0-30. Sul 15-30, ha affossato in rete un dritto in avanzamento che lo avrebbe issato a doppio matchpoint. Peccato, perché di solito non li sbaglia. E in carriera ne ha giocati tanti. Stavolta è rimasto indietro col corpo e l’ha sparato in rete. Un altro errore di dritto (meno grave, fuori di pochi centimetri), ha regalato a Nishikori il 40-30. Il tie-break è stato ovvia conseguenza dei game precedenti. I due sono andati avanti fino al 3-3 al quinto, quando l’oscurità ha rimandato tutto a lunedì. E com’è andata ve l’abbiamo già raccontato. Gli errori di Simone nei momenti chiave sono dovuti principalmente alla scarsa abitudine a certe situazioni. Non è la scarsa capacità di giocare i punti importanti: anzi, forse è l’italiano che li gestisce meglio. Ma un conto è farlo nei tornei challenger, contro i Travaglia e i Pavic. A Wimbledon, contro un top-10 come Nishikori (anche se oggi è 12), è tutta un’altra cosa.
 
BOLELLI PARTE 3
La rinascita deve ripartire qui, da un buon numero di partite a questi livelli. Solo con l’abitudine si impara a giocare meglio in certe situazioni, dove si evidenzia la differenza tra campioni, ottimi e buoni giocatori. Il prossimo ranking ATP lo collocherà intorno al numero 107. L’ingresso diretto nel tabellone dello Us Open dovrebbe essere garantito, ma ciò che conta è il livello. Qualche mese fa c’era il timore di uscire dai radar ed elemosinare wild card nei challenger. Invece i risultati sono subito arrivati ed è parso chiaro che il Bolelli-Parte 3 avrebbe potuto essere quello buono, dopo che la Parte 1 si era bruscamente interrotta e la Parte 2 era stata fallimentare. Lui ha avuto il merito di non mollare e continuare a credere nei propri mezzi. “Infatti, a parte il rammarico per la sconfitta, non nascondo di essere molto soddisfatto. Sto tornando ad alti livelli e so di poter dare ancora tanto. Questo risultato me lo conferma e mi dà tanta fiducia”. L’ottimo risultato a Wimbledon gli ha impedito di giocare il challenger di Braunschweig, ma ormai l’ingresso tra i top-100 è questione di settimane. L’Italia resta senza rappresentanti nei tornei di singolare, ma non è certo colpa di Simone. Le delusioni – se ci sono state – sono arrivate soprattutto in campo femminile, ma naturalmente le nostre ragazze non meritano mezza critica per tutto quello che hanno dato. Ripartiremo con gli ultimi respiri di terra rossa in attesa del cemento…e con un Bolelli in più. Nel frattempo Wimbledon va avanti. Con i suoi campioni, con le sue tradizioni, ma senza di noi.