A circa un mese e mezzo dall’ultimo match, Milos Raonic torna in campo dopo l’intervento al polso sinistro. Al debutto all’ATP 500 di Tokio, il canadese si sbarazza agevolmente di Viktor Troicki ma deve fare a meno del rovescio bimane. Ancora troppo dolore o semplice scelta conservativa? Al secondo turno affronterà Yuichi Sugita.Una vittoria dai mille punti interrogativi. Dopo sette settimane di assenza, per via di un intervento di pulizia al polso sinistro con l’obiettivo di rimuovere dei piccoli frammenti ossei all’interno dell’articolazione, Milos Raonic è tornato a calcare i campi del circuito maggiore. Nel match d’esordio all’ATP 500 di Tokio, il canadese ha superato l’ostacolo Viktor Troicki per la terza volta su tre confronti diretti in stagione, spuntandola per 6-3 6-4 e cogliendo un successo che gli mancava dal terzo turno del torneo di Washington, a inizio agosto. “Il dolore inizialmente era gestibile – ha dichiarato al termine del match la terza testa di serie del Rakuten Japan Open Tennis Championships –, ma poi sono arrivato a un punto in cui era necessario intervenire chirurgicamente perché la situazione non era più tollerabile. È stato davvero frustrante questo periodo, ho patito tanti infortuni e spero di rimettermi in forma entro breve”. Difficile giudicare l’annata di Raonic, considerati i tanti problemi di natura fisica occorsi in questi mesi. Dalla finale non giocata contro Jack Sock a Delray Beach a causa di un infortunio al bicipite femorale, alla ricaduta in quel di Key Biscayne, sino al più recente infortunio al polso sinistro a Montreal. Uscito dalla top ten dopo aver chiuso il 2016 sul terzo gradino del podio, Raonic dovrà rimboccarsi le maniche e lavorare sodo negli ultimi quattro tornei ai quali è iscritto. Partite che in primis serviranno per ritrovare le giuste sensazioni con il polso sinistro e in secundis una condizione fisica e atletica ottimale in vista della prossima stagione.
SEMPRE IN CONTROLLO
Dati i precedenti contro Troicki (5-1 Raonic), si prospettava un match agevole, con l’unica incognita derivante dal polso del canadese. Il pronostico, per la sesta volta su 7 confronti diretti, è stato rispettato come da copione. È stato un match nel complesso non esaltante ma dai tanti spunti tecnici e tattici. Sin da subito Raonic ha saputo gestire comodamente le operazioni, annullando dapprima una palla break nel quinto gioco per poi strappare il servizio al serbo alla prima occasione utile nel game successivo, con una fulminante risposta di diritto vincente. Un break custodito gelosamente che gli ha permesso poi di aggiudicarsi il primo set con lo score di 6-3. Nulla è cambiato nel secondo parziale, con Raonic che ha martellato col diritto da qualsiasi angolo del campo e Troicki che non è mai riuscito ad opporre resistenza. Un secondo set deciso, come nel set d’apertura, da un unico break giunto questa volta nel terzo gioco, prima che Raonic archiviasse la pratica senza alcun patema d’animo, accedendo al secondo turno di un torneo che l’ha visto arrivare in finale per ben tre volte, ma senza mai riuscire a conquistare il titolo. Al secondo turno affronterà Yuichi Sugita per la quarta volta in carriera, la seconda a Tokyo.
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
Dall’ultima partita disputata in Canada, il numero 12 delle classifiche mondiali si è presentato in terra nipponica con non poche novità. Dal punto di vista prevalentemente tecnico, quello che maggiormente è balzato all’occhio nel match contro Viktor Troicki è stato l’ostinato utilizzo del rovescio in back. “È stata una buona partita sotto più aspetti: disciplinata e tatticamente ben giocata considerando le circostanze – ha affermato il canadese –. Non sono riuscito a colpire la palla col rovescio coperto ma ho fatto del mio meglio con il back”. Dopo un solo game, infatti, Milos Raonic si è affidato totalmente allo slice di rovescio cercando spesso e volentieri, in maniera anche esasperata, di spostarsi sul lato sinistro per impattare con il diritto anomalo o a sventaglio. Una scelta strategica che ha dato i suoi frutti, contro un Troicki incapace di accelerare sulla diagonale del rovescio e di impensierire minimamente il canadese nello scambio. Fortunatamente per il tennista di Podgorica, servizio e diritto sono rimasti quelli di un tempo: 16 ace e 30 vincenti complessivi. Di diverso però, oltre al già citato rovescio, si è potuto scorgere nel suo angolo un volto nuovo. Secondo le ultime indiscrezioni, infatti, Raonic starebbe pensando di inserire in pianta stabile all’interno del suo team Javier Piles, ex coach storico di David Ferrer e più recentemente di Roberto Bautista Agut, con Riccardo Piatti sempre in prima linea. Cambiamenti drastici, risultati ancora incerti. Se da una parte, come per Juan Martin Del Potro, un problema al polso di quel tipo permette teoricamente di affinare il rovescio in slice, dall’altra riduce la pericolosità del colpo termini di vincenti. Senza dimenticare la girandola di allenatori o assistant coach infinita di questi anni: Carlos Moya, John McEnroe, Ivan Ljubicic, Richard Krajicek e per ultimo Martin Knowles, sempre più alla graticola e vicino alla mancata conferma per l’anno a venire. Non sempre cambiamento è sinonimo di miglioramento.

ATP 500 TOKYO – Primo turno
Milos Raonic (CAN) b. Viktor Troicki (SRB) 6-3 6-4