Fabio Fognini diventa il quinto italiano a vincere lo Swedish Open di Bastad, superando in finale Richard Gasquet. Sulle note di "Gloria" di Umberto Tozzi l'azzurro riceve il trofeo da Toni Nadal e scalza Paolo Bertolucci dal ruolo di secondo italiano più vincente nell'Era Open. Davanti a Fabio resta solo Panatta: un motivo in più per applaudire la carriera del ligure.Luglio è sempre più il mese di Fabio Fognini. Nel 2013 ha vinto a Stoccarda e ad Amburgo, nel 2016 a Umago e dodici mesi dopo a Gstaad, mentre stavolta è il turno dello SkiStar Swedish Open di Bastad, dove il 31enne di Arma di Taggia ha scritto un’altra pagina importante della sua carriera, conquistando il suo settimo titolo ATP. Non metteva piede nell’appuntamento svedese addirittura da otto anni, ma la scelta di tornarci si è rivelata azzeccatissima, anche se per l’intera settimana Fabio ha dovuto lottare contro un tennis non al cento per cento e contro condizioni di gioco un po’ umide, non esattamente ideali per il suo tennis. “Facevo meglio a starmene al mare in Puglia”, ha detto spazientito durante il suo match d’esordio, ma qualche lamentela fa parte del pacchetto Fognini. Quello che conta è che il numero uno azzurro ha guardato in faccia le difficoltà, le ha risolte e spuntandola per 6-3 3-6 6-1 nella finale contro Richard Gasquet si è preso il secondo titolo del 2018, continuando la tradizione positiva del tricolore nell’appuntamento svedese, già vinto in passato da Barazzutti, Zugarelli, Cané e Gaudenzi. A firmare il pokerissimo ci ha pensato lui, capace di cancellare in fretta una partenza lenta, infilando un parziale di cinque game di fila dallo 0-2, e poi di ricacciare Gasquet due metri dietro la linea di fondo nel terzo set, dopo che nel secondo un piccolo calo (suo) e una piccola reazione (del francese) avevano rimesso tutto in discussione. Le traiettorie alte del rivale l’hanno obbligato ad adattare un attimino il suo tennis alla situazione, ma l’ha fatto bene, si è aiutato servendo tante prime palle e nel terzo è venuta a galla tutta la differenza fra i due, di lucidità, brillantezza e condizione fisica, rendendo l’esito quasi scontato.
FABIO PREMIATO DA TONI NADAL!
Le gambe del francese andavano sempre meno, mentre Fabio sarebbe rimasto in campo senza problemi altre due ore. Ha allungato subito sul 3-0, con un nuovo break si è guadagnato la possibilità di servire per il match sul 5-1, e al quarto match-point ha chiuso partita e torneo. La sua esultanza composta la dice lunga sulla dimensione che ha raggiunto: sa di poter vincere ogni singolo ATP 250 al quale partecipa, quindi l’emozione per un successo non è più quella di una volta. Buon segno, perché vuol dire che non si accontenta, e ha fame di vittorie più prestigiose. Dopo aver tributato un bell’abbraccio al coach Franco Davin e al fisioterapista della nazionale Luca Farinelli, Fognini ha fatto il suo dovere da padre, impugnando l’iPhone per videochiamare la moglie Flavia Pennetta e il piccolo Federico, con cui condividere la gioia del trionfo. È stato interrotto dalla premiazione, sulle note di “Gloria” di Umberto Tozzi, con Toni Nadal a consegnarli il trofeo. Una scena che ha fatto immediatamente volare la memoria degli appassionati a tre anni fa, proprio di questi tempi. I due si “beccarono” durante la finale del torneo di Amburgo, con l’ormai famoso “non mi rompere le p***e” rivolto a Rafael Nadal, ma dovuto ai ripetuti coach dello zio impuniti dal giudice di sedia. “Sono molto contento per il successo – ha detto Fabio, che sarà in campo con Bolelli per la finale del doppio, contro Peralta/Zeballos –, anche perché battere un giocatore come Gasquet non è mai facile. Un grazie al pubblico che è venuto numeroso e agli organizzatori: per noi che viaggiamo tantissime settimane è importante avere tutto a portata di mano come avviene in questo torneo. Sono un pochino stanco, ma ora mi faccio una doccia, mangio qualcosa e sarà pronto per il doppio. A DIECI PUNTI DAL BEST RANKING
In linea di massima il settimo titolo non è il più importante della carriera di Fognini, e nemmeno il più soddisfacente, ma nella piccola storia del tennis italiano ha un valore immenso. Panatta a parte, mai nessuno nell'intera Era Open era riuscito a conquistare più dei sei titoli vinti da Paolo Bertolucci, che Fognini ha agguantato quattro mesi fa a San Paolo e ha superato questo pomeriggio, confermando una volta di più di essere il miglior giocatore italiano degli ultimi quarant’anni. Potrà non piacere, stare poco simpatico e – a volte – avere atteggiamenti un po’ sopra le righe, ma la qualità del Fognini giocatore non si tocca, con buona pace di tutti i se e i ma (troppi) che da anni accompagnano la sua carriera. Potrebbe fare di più? Certo. Ma guardare sempre a ciò che non ha fatto rischia di far dimenticare il valore di ciò che invece ha fatto, sta facendo e continuerà a fare. Ora davanti al ligure c’è il solo Adriano Panatta, vincitore di dieci titoli fra il 1971 e il 1980: per replicare la portata di certi successi Fabio dovrebbe vincere a Roma e Parigi, traguardi che onestamente appaiono lontanissimi, ma il totale dei successi (10) è sicuramente nelle sue corde, anche perché la fine della sua carriera sembra ancora lontana. A maggior ragione adesso che Fabio è risalito al numero 14 della classifica ATP, portandosi ad appena dieci punti dal famoso best ranking. Non potrà agguantarlo la prossima settimana a Gstaad, visto che dovrà difendere i 250 punti del titolo dello scorso anno (e potrebbe esordire contro Hanfmann, avversario in finale dodici mesi fa), ma potrà metterlo nel mirino per la stagione sul cemento americano. Per il momento conviene fermarsi lì, anche perché ora la top-10 dista più di mille punti, ben di più dei 181 che gli mancarono quattro anni fa. Tantissimi, forse troppi. Ma già tornare a fare certi discorsi non può che far piacere.

ATP 250 BASTAD – Finale
Fabio Fognini (ITA) b. Richard Gasquet (FRA) 6-3 3-6 6-1