ROLAND GARROS – Il braccio di Simona Halep non trema: batte la Petkovic si prende la sua prima finale Slam. Adesso l'antidiva finirà in mondovisione.

Di Alessandro Mastroluca – 6 giugno 2014

 
È la nuova numero 3 del mondo, ma molti la conoscono più per l'intervento di mastoplastica riduttiva di qualche anno fa. Simona Halep continua a procedere a fari spenti verso la gloria. “Il ranking non mi interessa, non lo guardo più di tanto – dice – voglio giocare le finali e vincere i tornei”. La WTA l'ha meritatamente premiata l'anno scorso come Most Improved Player, giocatrice dai maggiori progressi nel 2013. L’anno scorso si è presentata a Roma da numero 64 WTA, e in dodici mesi ha piazzato 62 vittorie su 77 partite, vincendo sette finali consecutive prima di cedere a Maria Sharapova a Madrid. “Devo riscattarmi sabato – ha spiegato Halep – è successo già contro Kuznetsova, questo mi dà qualche motivazione in più. Comunque sabato andrò in campo senza nulla da perdere, se riuscirò a giocare libera, rilassata, potrò avere qualche chance di vincere”, e di infilare così la decima vittoria stagionale su 15 confronti contro una top-10. Per qualche indicazione in più potrebbe chiedere alla sua manager, Virginia Ruzici, che qui nel 1978 è diventata l'unica rumena di sempre a trionfare in uno Slam. Simona Halep non era ancora nata, ma sta seguendo con dedizione il suo esempio. Nel 2008, esattamente a trent'anni di distanza, ha dominato il torneo junior. Ha perso 21 game nelle prime cinque partite e ha ceduto l'unico set del torneo nella finale contro la connazionale Elena Bogdan, sconfitta 6-4 6-7 6-2. Eppure è una ragazza modesta: dopo la finale di Madrid ha continuato a dire e a dirsi che “un titolo dello Slam mi sembra ancora troppo per me”. Nel frattempo ha vinto in due set il derby tra debuttanti contro Andrea Petkovic. Nella storia recente, due esordienti in semifinale si erano affrontate solo nel 2009, quando Caroline Wozniacki ha spento il sogno di Yanina Wickmayer, e proprio al Roland Garros nel 2001, anno del primo derby belga Clijsters-Henin in semifinale di un major. Chi ha vinto le semifinali tra le first-timer dal 2000, dunque, non ha mai vinto il titolo. Simona vuole invertire la tendenza.
 
DOMINATA PETKOVIC
Intanto è arrivata in finale senza perdere un set, imponendo le sue qualità su Andrea Petkovic, sprofondata sotto 36 gratuiti, in ogni settore del campo e in ogni fondamentale. La tedesca, davanti a uno Chatrier inizialmente mezzo vuoto, perde subito il break con tre gratuiti. Contrariamente a Sara Errani, Halep non le concede alcuna chance di rientrare e dopo 11 minuti è già 4-1. La partita, almeno nel primo set, non c'è: Halep stampa il 6-2 con 12 vincenti e 7 gratuiti, la tedesca si inchina a un bilancio di 3-13. Numeri che si ritrovano nell'unico possibile rimpianto della sua partita. Perché in avvio di secondo set, Petkovic va anche avanti 3-1, sale 40-15 ma si lascia raggiungere con un parziale pesante, più per le conseguenze a medio termine, di otto punti a zero. Il tiebreak è la sagra degli errori, nove su un totale di 11 punti. I sei gratuiti e il doppio fallo condannano Petkovic prima del dritto vincente di Halep che mette il sigillo sul primo match point. “È incredibile – ha detto la rumena – sono molto emozionata. Non so bene cosa dire, non so bene come esprimere quel che provo adesso. È una gioia indescrivibile. Ora devo dimenticare tutto di questa semifinale e godermi questo momento. Ho grande fiducia nel mio gioco e non voglio fermarmi qui. Ormai ci sono così vicina”. Un bel segno di carattere.
 
TALENTO E PERSONALITÀ
Il vero segnale della personalità di Simona, comunque, sta nella scelta di cambiare coach al termine della sua miglior stagione di sempre, lascindo Adrian Marcu e affidandosi a Wim Fissette, che in passato aveva seguito Kim Clijsters. Il suo stile non è appariscente, ma è più completo di molte delle top player con cui fa ancora fatica a vincere per la differenza di struttura fisica e di peso di palla. Nelle dieci categorie raccolte nelle statistiche WTA, Halep non è mai nelle prime tre e figura in top-10 in appena tre classifiche. La sua arma migliore è il servizio, ma non è nelle prime 10 in nessuna delle statistiche correlate. Halep è l'anti-diva che si diverte a giocare, che ha conquistato ogni centimetro del suo posto al sole con la corsa e col lavoro, che alla fine di questo Roland Garros si concederà una settimana in famiglia. È una giocatrice capace come poche di generare angoli, di aprirsi il campo e di cambiare direzioni in ogni momento, apparentemente senza sforzo, di passare dalla costruzione dello scambio sulla diagonale al lungolinea mortifero e spiazzante. È una grande agonista, inoltre sa sempre qual è la cosa giusta da fare. E sbaglia raramente. La sua scalata verso l'elite non è stata improvvisa: è il frutto di un percorso graduale e costante. Al suo primo anno da pro, ha vinto il suo primo titolo ITF. Nella seconda stagione, prima di compiere 20 anni, si qualifica al Roland Garros. Dopo l'intervento, entra in top 100 nel 2010 e in top-50 nel 2011. L'anno scorso trionfa a Norimberga, 's-Hertogenbosch, Budapest, New Haven, Mosca e Sofia e chiude l'anno da numero 11. Quest'anno elimina Jelena Jankovic e raggiunge i quarti agli Australian Open, prima di perdere nei quarti da Dominika Cibulkova. Due settimane dopo, mette in fila Sara Errani, Agnieszka Radwanska e Angelique Kerber e festeggia a Doha il primo titolo in un Premier 5. Diventa la rumena meglio classificata di ogni epoca, superando anche la Ruzici, e a Madrid arriva a un set dal togliere il titolo a Maria Sharapova. Una partita che potrebbe dire molto sullo sviluppo tattico della finale di sabato.
 
IL PIANO PER LA FINALE
A Madrid, dopo essere stata dominata per tutto il primo set, Maria Sharapova ha chiamato il coach Sven Groenefeld che le ha dato un consiglio semplice: attacca come una pazza sul suo dritto. Detto fatto, la partita è completamente cambiata. Halep ha chiuso il match con 20 gratuiti di dritto, di cui 18 quando si è trovata a reagire a rovesci lungolinea o dritti incrociati profondi e stretti con palla molto esterna. Sharapova potrebbe cercare di ripetere quel piano, di lavorare l'avversaria ai fianchi, di farla giocare più vicina ai corridoi che al centro del campo anche nell'angolo del rovescio: nella finale di Madrid, ha commesso 12 dei suoi 23 gratuiti da quel lato cercando di uscire dallo scambio sulla diagonale. Ecco che il rovescio di Masha potrebbe diventare il barometro della sua condizione e della sua fiducia. Per entrambe la parola d'ordine è chiara: far uscire l'avversaria dalla “comfort zone”, che per la russa significa snaturare un po' la sua indole e privilegiare gli angoli alla forza e per la rumena alzare un po' di più le traiettorie e costringere Sharapova a colpire tra l'anca e la spalla. Entrambe, comunque, dovranno in parte rinunciare alla loro natura e alle loro sicurezze. Ma è questa, in fondo, l'essenza dello spirito competitivo che è la migliore qualità di Simona e Maria. Les jeux, come si dice da queste parti, sont fait. Rien ne va plus.

ROLAND GARROS 2014 – DONNE
Maria Sharapova (RUS) b. Eugenie Bouchard (CAN) 4-6 7-5 6-2
Simona Halep (ROM) b. Andrea Petkovic (GER) 6-2 7-6