Edito da Fandango, il nuovo libro di Serena Marchi racconta la vita senza sconti di Monica Giorgi, la vita di chi ha fatto dei propri principi etici e morali la chiave di volta della propria esistenza

Quando nasce a Livorno nel 1946, Monica è la terza figlia dopo due gemelle di una famiglia benestante, che presto la indirizza al tennis. Il padre, quando non ha ancora sei anni, le dice che un giorno solcherà i campi in erba più belli del mondo, quelli di Wimbledon. Il suo fisico minuto e scattante e quella proiezione del genitore segnano la sua infanzia e la sua carriera, doppista più che singolarista. Sul campo da tennis Giorgi è stata per sei volte campionessa d’Italia in doppio, con i primi due titoli arrivati nel 1964-65 in coppia con Graziella Perna. Monica Giorgi è precocemente riconosciuta come talento, anche se – poco più che adolescente, in seguito alla morte del padre – deve spesso sacrificare il tennis, la sua vera passione, per il lavoro che serve a mantenere se stessa e la madre. Sui campi da gioco nascerà la sua profonda amicizia con Lea Pericoli, la stella del tennis italiano di quegli anni, che ascolta ammaliata i suoi discorsi sui libri e sulla società. Accanto al tennis, infatti, Monica mantiene sempre lo studio e proprio grazie alla filosofia si avvicina ai movimenti non violenti, a Gandhi e Martin Luther King, agli anarchici livornesi con cui comincerà una campagna in difesa dei diritti dei carcerati con la fondazione della rivista Niente più sbarre.

L’attivismo è infatti, senza dubbio, l’aspetto che caratterizza maggiormente la vita di Giorgi oltre al tennis. Nel 1972, per protesta contro l’Apartheid, si presentò in campo a Johannesburg indossando una maglietta provocatoria che rappresentava due piedi bianchi e due neri sovrapposti, come durante un rapporto sessuale. Un gesto che le costò una squalifica da parte della Federazione, gesto però che non rinnega, in nome di quella libertà che l’ha sempre contraddistinta. Quando ormai il tennis ha poco ancora da darle, si fa sempre più attivista tanto che, nel 1980, arriva l’arresto come esecutrice di un rapimento di matrice politica. La condanna con prove dubbie arriva poco dopo, e sarà anche grazie alle pressioni dell’opinione pubblica e del mondo del tennis che non l’ha mai dimenticata che, con la revisione del processo, si arriverà alla sua assoluzione. E proprio al termine dell’udienza che portò alla sua totale assoluzione, Giorgi gridò a gran voce “Domani si va al mare”.

Seppur libera, andrà in esilio in Francia prima di combinare un matrimonio con un anarchico svizzero che le donerà così la cittadinanza elvetica, oltre alla tranquillità. Durante un viaggio in Sri Lanka incontrerà Podi, un bambino che da lì a qualche anno, dopo una serie di peripezie incredibili, diventerà suo figlio. Scritto dalla penna della giornalista Serena Marchi, Domani si va al mare racconta la vita senza sconti di Monica Giorgi, la vita di chi ha fatto dei propri principi etici e morali la chiave di volta della propria esistenza, costi quel che costi, a qualsiasi prezzo.