US OPEN – La bella storia di Todd Reed, veterano di guerra con un pezzo di gamba amputato. A 53 anni, è tra i 275 raccattapalle di Flushing Meadows. E forse gli daranno l'onore dell'Arthur Ashe.

Di Riccardo Bisti – 27 agosto 2014



Da noi li chiamano “raccattapalle”. E' linguaggio comune, ma per qualcuno è un termine dispregiativo. Per questo, anche in Italia, sta prendendo piede la definizione “Ball Boy”. In fondo, è un ruolo sempre più importante: più che semplici raccoglitori di palline, sono veri e propri assistenti dei giocatori. Porgono l'asciugamano, prendono le bottiglie d'acqua e gettano via quelle vuote, aiutano a estrarre la racchetta dal cellophane….però continuano a chiamarli “Ball Boys”, il che implica la presenza di ragazzi giovani. Ma gli Stati Uniti sono all'avanguardia anche in questo. Basta fare un salto a Flushing Meadows. Insieme a 15enni zampettanti, educati con regime militaresco, c'è un signore con almeno il triplo della loro età. Todd Reed, 53 anni, era un agente della narcotici, di quelli che lavorano sotto copertura e si vedono spesso in film e serie poliziesche. E' andato in pensione da poco: da un tipo come lui ci si attenderebbe il sollazzo in tribuna, non certo la faticosa vita del raccattapalle, sempre soggetto alle bizze dei tennisti. Ma Reed ama le sfide. Non è soltanto il più anziano raccattapalle dello Us Open 2014, ma è anche un veterano di guerra. Gli hanno amputato una parte della gamba destra dopo che una mina antiuomo gli era esplosa sotto i piedi in Iraq, durante l'operazione Desert Storm della Guerra del Golfo. Potrebbe dire qualcosa da dire sulla politica del suo paese, che l'ha spinto in un paese nemico in nome di chissà cosa, eppure non perde lo spirito patriottico. La sua protesi bianca, rossa e blu tradisce un amore incondizionato per gli Stati Uniti d'America.


8 DOLLARI L'ORA PIU' I PASTI

Ovviamente, i suoi improvvisati colleghi lo apprezzano molto. “E' bello che sia qui. Mi piace, è stimolante” ha raccontato al New York Post Corey Stella, 19 anni, studente di college. “Ho già lavorato insieme a lui durante una partita. Tiene il passo senza problemi e non ha alcun problema fisico”. Allo Us Open, i raccattapalle sono 275. Vengono educati a dovere, con un allenamento che parte mesi prima. In cambio possono osservare i campioni fin quasi a toccarli, e ricevono uno stipendio di 8 dollari l'ora più i buoni pasto. Lo Us Open è lo Slam dove i Ball Boys hanno l'età media più alta, inoltre hanno regole particolari: per passarsi una palla da una parte all'altra del campo, non la fanno rotolare per terra, ma se la lanciano a mò di palla da baseball. Nel paese della MLB, non potrebbe essere altrimenti. Il più giovane ha 14 anni. Da parte sua, Reed mostra tutti i suoi 53 anni tramite sei tatuaggi, tra cui una cresta delle forze speciali sull'avanbraccio. Quando gli chiedono come si sente ad essere il più anziano Ball-Boy, specifica subito. “Ball Person, Please”. Circa un terzo sono donne, la più anziana ha superato i 35 anni. Lui vive in North Carolina e gioca a softball nella squadra dei Wounded Warriors. Ha partecipato alle selezioni grazie all'iniziativa della USTA, spinto dalla moglie Renèe che gli ha detto: “Ti capiterà una volta nella vita, probabilmente sarai il più anziano di tutti i tempi”.


ARTHUR ASHE E GIAPPONE NEL MIRINO

Non è proprio così: prima di lui c'è stato Jerry Loughran, un avvocato di 65 anni andato in “pensione” lo scorso anno. “Diversi compiti che mi sono assegnati sono disegnati sulla mia passata esperienza in ambito militare” dice Reed. Ad esempio, c'è il concetto di lavorare in gruppo per ultimare una missione. Per fortuna, una partita da tennis non ha niente a che fare con una guerra, e cinque ragazzini sono certamente meglio dei soldati. “Bisogna restare calmi nelle situazioni di stress e non scoraggiarsi – dice Tina Taps, direttrice dei raccattapalle – per lui è una cosa naturale”. Lo hanno reclutato dopo aver visto un video e realizzato un colloquio telefonico. L'incidente risale al 1991, alla Guerra del Golfo. Si trovava in missione a Mosul, nel nord dell'Iraq. “Ho fatto un passo, trasferendo il peso del corpo dal piede destro al sinistro, e la mina è esplosa. Il piede è volato via, senza che io perdessi conoscenza”. Ha trascorso sei settimane al Walter Reed Army Medical Center di Washington, poi si è fatto sei mesi di riabilitazione. La sua vita è perfettamente normale. “Se qualcuno mi avesse detto che nel 2014 avrei fatto il raccattapalle allo Us Open, gli avrei detti di continuare a sognare”. Ama Roger Federer e gli piacerebbe lavorare in un suo match. Pare che il 1 settembre, Labor Day, possano concedergli l'Arthur Ashe Stadium. Ma non c'è nulla di scontato, poiché anche i raccattapalle hanno le loro gerarchie. E sui campi principali ci vanno i più esperti. Se anche non dovesse farcela, non sarà un problema. La vita gli sorride, poi c'è da raggiungere il team di softball nel prossimo impegno in Giappone. “Il buon Dio mi ha reso più modesto. Prima ero presuntuoso, questa storia ha arricchito la mia vita sotto tanti aspetti. Tutto quello che arriva…è un bonus”.