E’ la vicenda di Marco Chiudinelli. In assenza dell’amico d’infanzia Roger Federer, è il più anziano in tabellone agli Swiss Indoor. Sfida subito Wawrinka e deve vincere per avvicinarsi ai top-100 ATP, il limite che lo convincerebbe ad andare avanti anche nel 2017. Quest’anno ha già scalato 160 posizioni: “Se sto bene, il mio posto è intorno al n.50”. Ma lui, bene, non lo è stato quasi mai.

Ha risposto a più domande su Roger Federer che su se stesso. E’ il destino di Marco Chiudinelli, l’ex ragazzo, oggi uomo fatto e finito, cresciuto insieme a King Roger. A un certo punto si è stufato e ha deciso di non parlarne più, come ha fatto lo scorso febbraio con il nostro Marco Caldara. E’ un tipo intelligente, ma sa mettere i paletti quando è necessario. Come in queste ore, all’amato torneo di Basilea, appuntamento chiave, dove si giocherà una buona fetta di futuro. “Non parlo del mio futuro: Basilea è il primo di quattro tornei con cui chiuderò la stagione, poi si vedrà. Sarà anche una decisione emotiva” ha detto alla St. Jakobs Halle, dove si è presentato domenica notte dopo aver giocato la finale del doppio al Challenger di Brest, insieme al nostro Luca Vanni. Da un paio d’anni, la carriera di Chiudinelli va così: in base ai risultati e alla competitività, decide se andare avanti o meno. Quest’anno le aspettative erano alte. “Da numero 200 non ripartirò” diceva a febbraio. “Da numero 300 non ci penso neanche, ad andare avanti” sussurrava a fine agosto a New York. Oggi è numero 119 ATP e l’obiettivo è chiaro: riportare la classifica a due cifre, in modo da garantirsi l’accesso diretto all’Australian Open. In quel caso, statene certi, lo vedremo anche l’anno prossimo. Sta già facendo il ragioniere: “Mi mancano 130 punti per farcela, ma se dovessi battere Wawrinka ne intascherei 45”. Se Basilea è il torneo più importante della sua vita (“Il mio Wimbledon”), stavolta il sorteggio non gli è stato amico: subito in campo contro il connazionale, amico, compagno di doppio in Davis (ricordate quella sconfitta in 7 ore?). Ma oggi Wawrinka sembra una montagna impossibile da scalare. Non poteva andare peggio, anche se Stan ha una pessima tradizione agli Swiss Indoors, come se avvertisse quella pressione a cui ride in faccia quando schiaffeggia Djokovic nei tornei del Grande Slam. E allora Marco (c’è un nonno ticinese a spiegare il nome italiano) scenderà in campo convinto di farcela. L’autostima non gli manca. “Il mio posto è lì, intorno al numero 50 ATP, il problema è che spesso sono infortunato”. Infortunato non è sinonimo di “sfortunato”, quindi è possibile che abbia qualche responsabilità per un fisico fragile, che l’ha costretto a tre interventi pesanti: spalla, ginocchio, gomito. Senza dimenticare i guai alla schiena.





DAVIS CROCE E DELIZIA
E allora è difficile capire quale sia il reale valore di Marco Chiudinelli, nato a Basilea il 10 settembre 1981. Anche quest’anno il torneo di Basilea avrà un giocatore nato in città, di 35 anni appena compiuti. Non è Roger Federer, ma per lui non può essere un problema. In fondo, a Basilea ha ottenuto il suo miglior risultato in carriera, la semifinale del 2009 (batté Kolhschreiber, Lammer e addirittura Gasquet prima di perdere…indovinate da chi), e Basilea gli ha fruttato circa il 10% del montepremi complessivo conquistato in carriera, circa 2 milioni di dollari. Deve ringraziare l’altro Roger, il direttore del torneo Brennwald, per avergli dato parecchie wild card. E anche quest’anno non ha tradito. Ma stavolta se lo meritava, al termine di una stagione coraggiosa. Partito al numero 282 ATP, ha scalato 160 posizioni viaggiando per 17 paesi. E’ scattato a razzo: semifinale a Bangkok, finale a Manila e vittoria a Wroclaw, la più importante in carriera. 14 vittorie nelle prime 17 partite, poi c’è stata la maledetta Coppa Davis. Oddio, non potrà mai sputare nel piatto che gli ha regalato notorietà eterna grazie al successo del 2014 (firmato Fedrinka, ma un po’ anche da lui e Lammer, vincitori del doppio al primo turno in Serbia) e gli ha fruttato un assegnone, gentilmente regalato da Roger Federer ai suoi compagni. Tutto vero, però la trasferta a Pesaro contro l’Italia gli ha spezzato la stagione. Ha giocato una partita eccezionale contro Lorenzi, è rimasto in campo per cinque ore, è arrivato a un punto da farcela, ma poi ha perso. E ha perso anche il doppio. Lì è rimasto a corto di energie e il progetto di entrare tra i top-100 in estate è franato. Si è ripreso a luglio, con i quarti all’ATP di Newport, la semifinale a Istanbul e – soprattutto – la cavalcata allo Us Open. Perché Marco Chiudinelli è un tipo che va a pelle, a sensazioni. Se un torneo gli piace, ci giocherà sempre bene. Allo Us Open si era fatto notare nel 2002, quando superò Cedric Pioline (“un idolo d’infanzia”, ricorda, anche se la guida ATP dice che questo ruolo ce l’aveva Ivan Lendl), e poi nel 2009 aveva raggiunto il terzo turno, suo miglior risultato in uno Slam. Ha superato le qualificazioni ed è arrivato a tanto così dal battere Lucas Pouille. Se Marco avesse avuto la forza di vincere il tie-break del terzo set (dopo aver vinto i primi due, salvo poi crollare nel quarto e nel quinto), chissà, forse la stellina Pouille sarebbe ancora in naftalina. Ma quel fisico lì, sempre più incerottato, ha un’autonomia limitata.





LO “SHADOW TOUR”
Però sui campi indoor, veloci, davanti al pubblico di casa e agli amici di sempre, può anche pensare di dire la sua. A ben vedere, lui ha sempre qualcosa da dire: nel suo sito personale aggiorna le sue avventure nel tour, settimana dopo settimana. La qualità degli scritti è un po’ scesa, forse perché ha concentrato gli sforzi creativi nella rubrica che gli fanno scrivere sul Basler Zeitung, in cui ha definito le avventure nel circuito Challenger come uno “Shadow Tour”. Un giro nell’ombra, dove nulla ti è dovuto solo perché giochi bene a tennis. Però adesso c’è Basilea, dove la wild card di Brennwald gli ha già garantito un assegno di 12.000 euro. Ma lui non gioca per i soldi, davvero. Lui gioca per dimostrare a se stesso che quel braccio avrebbe potuto dargli di più. “Contro Wawrinka dovrò pensare soprattutto a me stesso: se non sarò nervoso e giocherò un buon tennis avrò la mia chance. Ovviamente devo sperare che lui abbia una cattiva giornata”. Le differenze gerarchiche si palesano quando scopri che non si sono mai affrontati. Già, perché uno giocava i tornei importanti, l’altro era nello Shadow Tour, oppure a recuperare da un infortunio. Anzi, no: correva l’anno 2001 e i due si affrontarono a Carouge, in Svizzera, dove si giocava una tappa di un Circuito Satellite. Pensate, i Futures non esistevano ancora. Erano i quarti di finale e Chiudinelli vinse 7-5 6-3, prendendo lo slancio per vincere il torneo. Non sarebbe stato nemmeno il match più difficile, poiché al primo turno aveva sofferto molto di più per battere Fabian Roetschi. Altri tempi. Ma 15 anni dopo, il destino li rimette di nuovo uno contro l’altro. Curioso, no?